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Le IPO nel settore del lusso: conviene ancora quotarsi in Italia? Il caso Salvatore Ferragamo S.p.A. vs Prada S.p.A.

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Barone
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale e Management
  Relatore: Giancarlo Forestieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

Il seguente lavoro finale si propone di analizzare se esista o meno, ancora oggi, una convenienza per le imprese italiane appartenenti al settore del lusso nel quotarsi su Borsa Italiana rispetto ad altri mercati azionari emergenti. Negli ultimi anni, infatti, relativamente alle firm del lusso, è nata una dicotomia tra la quotazione sui cosiddetti “mercati tradizionali”, cioè quelli di origine delle aziende come le piazze di Milano, Parigi e Londra, e i “mercati emergenti” come l’Hong Kong Stock Exchange. In particolare, dopo la quotazione di Prada e di Samsonite sulla suddetta borsa asiatica, sembrava che questa fosse oramai preferita ai mercati “casalinghi”, ma la scelta di Ferragamo di puntare su Piazza Affari ha fatto traballare questa convinzione e aperto una questione importante.A supporto della trattazione verrà presentata anche la descrizione dell'operazione di Initial Public Offering e delle valutazioni che dovrebbero essere fatte nella scelta del mercato di quotazione.
[...]
Per potere apprezzare al meglio l’analisi, nel dispiegarsi del lavoro finale, si è scelto di dare spazio anche ad argomenti non direttamente correlati alla valutazione dei mercati, ma a quella che è la natura del settore e dell’operazione di IPO.
Per questo motivo il primo capitolo si occupa della trattazione generale delle operazioni di IPO, cercando di riassumerne l’essenza e la complessità. Vengono elencati gli attori che si occupano dell’operazione, le fasi di cui si compone e particolare attenzione viene data alla determinazione del prezzo di collocamento e ai meccanismi di valutazione della quotanda.
Nel secondo capitolo, invece, si dà spazio alla descrizione del mercato del lusso nella sua configurazione attuale e all’elencazione delle trasformazioni che si sono messe in moto e che, probabilmente, finiranno col caratterizzarlo in futuro.
Il terzo e il quarto capitolo si focalizzano sulle due protagoniste del lavoro, Salvatore Ferragamo S.p.A. e Prada S.p.A., e sulle rispettive offerte pubbliche iniziali. Anche in questo caso, un’attenzione particolare è data alle metodologie valutative delle società.
Infine, il quarto capitolo è focalizzato sul core concept della ricerca e, quindi, sull’analisi dei motivi per i quali converrebbe quotarsi sull’uno o sull’altro mercato.
La risposta al suddetto quesito, ovviamente, è lasciata alla conclusione del lavoro finale, nella quale saranno esposti anche i limiti e le mancanze che la trattazione, la metodologia adottata e i dati a disposizione hanno inevitabilmente imposto alla tesi stessa.

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1 INTRODUZIONE Il seguente lavoro finale si propone di analizzare se esista o meno, ancora oggi, una convenienza per le imprese italiane appartenenti al settore del lusso nel quotarsi su Borsa Italiana rispetto ad altri mercati azionari emergenti. Negli ultimi anni, infatti, relativamente alle firm del lusso, è nata una dicotomia tra la quotazione sui cosiddetti “mercati tradizionali”, cioè quelli di origine delle aziende come le piazze di Milano, Parigi e Londra, e i “mercati emergenti” come l’Hong Kong Stock Exchange. In particolare, dopo la quotazione di Prada e di Samsonite sulla suddetta borsa asiatica, sembrava che questa fosse oramai preferita ai mercati “casalinghi”, ma la scelta di Ferragamo di puntare su Piazza Affari ha fatto traballare questa convinzione e aperto una questione importante. La scelta del mercato di quotazione, effettivamente, rappresenta uno dei problemi più complicati per quanto riguarda una operazione di IPO in quanto devono essere considerate diverse variabili che, poi, necessitano di essere valutate singolarmente. Il tutto è reso più complicato dal fatto che criteri come, ad esempio, il prestigio di un mercato, sono prettamente qualitativi e hanno, quindi, un carattere tipicamente soggettivo. Oltre a questo, scelte del genere sono direttamente collegate a tutte le altre che si presentano durante il lungo iter che caratterizza le operazioni di offerta pubblica iniziale, in particolare a quelle relative al pricing e alla tipologia di investitori, retail o istituzionali, che si vorrebbe detenessero la maggior parte delle quote offerte. Per cercare di comprendere se al giorno d’oggi convenga ancora quotarsi su Borsa Italiana rispetto ad Hong Kong si è scelto di adottare una duplice metodologia. Prima di tutto sono state analizzate le variabili identificate da Espinasse nella propria opera, IPO: A Global Guide (Espinasse, 2011), che riguardano le valutazioni che andrebbero compiute dal management, assieme alle banche del sindacato, prima di scegliere il mercato di quotazione più favorevole. Secondo l’autore, i ragionamenti dei suddetti attori dovrebbero riguardare: vicinanza del mercato alla sede della società, prestigio del mercato, provenienza dei ricavi, possibilità di entrare nell’indice borsistico di riferimento del mercato, possibilità di avere una valutazione più elevata, detenzione da parte della società dei requisiti per quotarsi su un determinato mercato, tipologia di investitori presenti sul mercato e loro liquidità.

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