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Il Mediterraneo migrante: tra il Colonialismo e il Postcolonialismo

Il Mediterraneo può essere considerato come un intreccio di culture, popoli, storie e territori che nell’arco dei secoli (e tutt’ora) si sono incontrati e scontrati creando rapporti incredibilmente articolati.
Abbandonando il punto di vista unico che abbiamo ereditato dalla versione razionale della modernità ed esplorando quindi, le acque di questo bacino rendendolo uno spazio critico, luogo di interrogazioni e prospettive inaspettate, è possibile far emergere un “altra” storia, solitamente occultata a favore di una visione etnocentrica.
In tale ottica ho sviluppato questo lavoro ripercorrendo la formazione di questo mare alla luce di ciò che solitamente viene trascurato, attraverso una serie di ricostruzioni storico-culturali e letterarie.Dopo aver navigato storicamente in questo spazio, per mostrare come questo mare evoca il continuo intrecciarsi di radici e rotte diverse mi sono servita del linguaggio artistico, in quanto permette di andare dove spesso altri linguaggi, ancorati nella loro appartenenza nazionale, non consentono. Partendo dall’analisi del romanzo di Amitav Ghosh, Lo schiavo del manoscritto che propone una complessa rete di legami tra Egitto e India nel XII e XX secolo e le loro relazioni ad ampio raggio nello spazio e nel tempo, ho poi dedicato una parte ad un’ulteriore espressione di una complessità storica inesorabile: quella tramandata dalla testimonianza culturale della musica.A tal proposito ho citato artisti quali Eugenio Bennato e gli Almamegretta. Ho poi cercato di riconfigurare la formazione del Mediterraneo moderno attraverso il postcolonialismo e a tal proposito ho ritenuto opportuno ri-indirizzare e rielaborare un’eredità complessa, occultata, portando al centro voci diverse, trascurate, corpi ignorati provenienti dalla sponda Sud di questo bacino, dal mondo dei colonizzati. Ho ultilizzato la lezione di Edward Said e ho poi affrontato le problematiche riguardanti il “subalterno” provando ad ascoltare la sua voce e a rendere il suo corpo visibile attraverso le testimonianze delle donne d’Algeri che spingono la realtà verso una configurazione diversa e aprendo uno spazio sulla figura del migrante disprezzato soprattutto a causa del rifiuto da parte del mondo occidentale a rovistare in un passato che vuole rimuovere. Ho poi scelto di portare alla luce uno dei molteplici scontri tra sponda Nord e Sud del Mediterraneo, spesso occultato e marginalizzato, quello del colonialismo italiano in Africa, riesaminando le pesanti discriminazioni razziali del Corno d’Africa, analizzando il film Il leone del deserto, rimasto a lungo censurato e le voci del popolo femminile oppresso.

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4 INTRODUZIONE Il Mediterraneo può essere considerato come un intreccio di culture, popoli, storie e territori che nell’arco dei secoli (e tutt’ora) si sono incontrati e scontrati creando rapporti incredibilmente articolati. Abbandonando il punto di vista unico che abbiamo ereditato dalla versione razionale della modernità ed esplorando quindi, le acque di questo bacino rendendolo uno spazio critico, luogo di interrogazioni e prospettive inaspettate, è possibile far emergere un “altra” storia, solitamente occultata a favore di una visione etnocentrica. In tale ottica ho sviluppato questo lavoro iniziando nel 1° capitolo, a ripercorrere la formazione di questo mare alla luce di ciò che solitamente viene trascurato, attraverso una serie di ricostruzioni storico-culturali e letterarie. Ho cominciato mostrando i diversi stadi dell’evoluzione storica delle regioni mediterranee, evidenziando come la fluidità del paradigma centro-periferia possa perfettamente interpretare lo spostamento di centralità avvenuto all’interno del bacino: dal millenario primato del Mediterraneo orientale all’affermazione delle città occidentali nei secoli XII-XVI; dalla progressiva decadenza del Seicento alla successiva periferizzazione a vantaggio delle nuove gerarchie economiche dell’Europa atlantica; dalla ritrovata centralità del Mediterraneo occidentale alla marginalità della sponda meridionale e orientale, tributaria la prima di un passato coloniale che ha finito per tradursi in una dipendenza generalizzata. Dopo aver navigato storicamente in questo spazio, per mostrare come questo mare evoca il continuo intrecciarsi di radici e rotte diverse mi sono servita del linguaggio artistico, in quanto permette di andare dove spesso altri linguaggi, ancorati nella loro appartenenza nazionale, non consentono. Partendo dall’analisi del romanzo di Amitav Ghosh, Lo schiavo del manoscritto che propone una complessa rete di legami tra Egitto e India nel XII e XX secolo e le loro relazioni ad ampio raggio nello spazio e nel tempo, ho poi dedicato una parte ad

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Lucia Sarpa Contatta »

Composta da 56 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2965 click dal 04/02/2013.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.