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Proposta irrevocabile e patto d’opzione

Informazioni tesi

  Autore: Giovanna Vallefuoco
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Biagio Grasso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 201

Al vocabolo “contratto” l’elaborazione dottrinale e giurisprudenziale ha attribuito una pluralità di significati.
Nel vigente sistema del codice civile italiano il contratto è un accordo e, dunque, per dirla secondo lo schema prospettato dal Savigny «l’accordo di più persone in una stessa manifestazione di volontà, in un idem placitum per la determinazione dei loro rapporti giuridici». Scelta, questa, già presente nel codice civile del 1865 che all’art. 1098 c.c., definiva l’istituto come «l’accordo di due o più persone per costituire, regolare o sciogliere fra loro un vincolo giuridico». Su questa via si è posto anche il Legislatore del 1942 che all’art. 1321 c.c. definisce il contratto come «l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale» introducendo, così, due novità: la “patrimonialità” del rapporto che il contratto tende a regolare, e il termine “accordo” che indica il contratto nella sua interezza (art. 1321 c.c.) e, al tempo stesso, un requisito, una parte di esso (art. 1325 c.c.).
Il Codice Civile prevede una disciplina generale comune a tutti i contratti, tipici ed atipici (art. 1323 c.c.), ed inoltre, una disciplina specifica per taluni singoli contratti. La disciplina generale è poi estesa agli atti unilaterali in base al disposto dell’art. 1324 c.c. secondo cui, “salvo diverse disposizioni di legge, le norme che regolano i contratti si osservano, in quanto compatibili, per gli atti unilaterali tra vivi aventi contenuto patrimoniale”.

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1. IL CONTRATTO IN GENERALE 1.1. La definizione del contratto. Al vocabolo “contratto” l’elaborazione dottrinale e giurisprudenziale ha attribuito una pluralità di significati. A volte si parla di “contratto” come fattispecie e cioè il «complesso di atti necessari per la stipulazione di un accordo giuridicamente vincolante»; altre volte con il termine “contratto“ si indica il «complesso di pattuizioni approvate dai contraenti»; altre volte ancora per “contratto” s’intende il precetto negoziale, da non confondere con il testo dell’accordo, poiché il precetto negoziale è il risultato voluto dai contraenti che si può e si deve individuare mediante l’interpretazione, non limitandosi a considerare il testo, ma valutando il complessivo comportamento delle parti; ed, infine, per “contratto” può intendersi non tanto il precetto negoziale voluto dalle parti, ma il «regolamento», giuridicamente rilevante, che «abbraccia non soltanto le conseguenze giuridiche necessarie per realizzare il precetto negoziale, ma, anche tutti gli effetti predisposti in vario modo dalle numerose disposizioni di Legge con le quali si concreta l’intervento dello Stato nell’opera di recezione degli atti giuridici» 1 . Nel vigente sistema del codice civile italiano il contratto è un accordo e, dunque, per dirla secondo lo schema prospettato dal Savigny 5 1 P.  Schlesinger,Complessità  del  procedimento  di  formazione  del  contrao  ed  unità  del  negozio   contrauale,  Riv.  Trim.  Dir.  Proc.  Civ.,  1964,  I,  pp.  1352  e  ss.

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