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Le procedure di consegna: dall'estradizione al mandato di arresto europeo

Informazioni tesi

  Autore: Imma Cirelli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Silvia Buzzelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 159

È ricorrente il rilievo che in un contesto ormai globalizzato gli strumenti della cooperazione giudiziaria risultano inadeguati, in cui le frontiere sono interamente cadute per le persone e per le attività economiche, ma continuano a valere per le attività giudiziarie.
Da anni ormai si parla della necessità di dare vita ad uno spazio giudiziario europeo e l'impegno dell'U.E. per realizzarlo si è fatto più intenso, con un'accelerazione nel 1999, in occasione del Consiglio Europeo di Tampere. In quel Consiglio si è raggiunta la consapevolezza che la strada dell'armonizzazione, inizialmente intrapresa dall'U.E., da sola non avrebbe portato alla meta e si è deciso di affiancarla con un nuovo strumento, costituito dal mutuo riconoscimento da parte degli Stati dell'U.E. dei rispettivi provvedimenti giudiziari. Uno strumento che avrebbe dovuto rappresentare il modello di una rinnovata cooperazione giudiziaria, basata sulla fiducia degli Stati membri nei rispettivi ordinamenti giudiziari.
Sono apparse sulla scena europea nuove forme di cooperazione giudiziaria, tra cui il mandato d'arresto europeo, che rappresenta la prima attuazione del principio del mutuo riconoscimento, ha introdotto la c.d. “eurordinanza”, un provvedimento giudiziario europeo avente forma e contenuto tipici, fissati dalla stessa decisione quadro, che le autorità giudiziaria dello Stato “di emissione” trasmettono alle autorità dello Stato “di esecuzione”, per ottenere l'arresto e la consegna di una persona ricercata.
Il 13 giugno 2002 il Consiglio dell’Unione Giustizia e Affari interni ha adottato, a norma del Titolo VI del Trattato sull’Unione Europea, la decisione quadro relativa al mandato di arresto europeo 2002/584/GAI e alle procedure di consegna tra Stati membri.
L’intento del legislatore è quello di sostituire il tradizionale strumento di consegna delle persone che si sottraggono alla giustizia costituito dall’estradizione, eliminando la fase politico-amministrativa che caratterizzava quest'ultima e che la rendeva lenta e difficoltosa. L'esecuzione del mandato di arresto avviene attraverso contatti diretti tra le autorità giudiziarie nazionali, individuate sulla base degli ordinamenti statali.
La decisione quadro prevede che il mandato d'arresto europeo abbia luogo in relazione a 32 tipologie di reati considerati più gravi dagli Stati membri e per i quali si prescinde dal principio della doppia incriminazione, rendendo più semplice la verifica circa la
corrispondenza, nel proprio ordinamento giuridico, delle fattispecie di reato alla base di un mandato di arresto europeo da parte dell’autorità giudiziaria dell’esecuzione. Quest’ultima può rifiutarsi di dare esecuzione al mandato di arresto europeo soltanto nelle ipotesi tassativamente elencate nell’art. 3 della decisione quadro (amnistia; ne bis in idem; non punibilità a causa dell’età del ricercato). La decisione sulla consegna viene presa dall’autorità giudiziaria dell’esecuzione in tempi rapidi (dieci giorni in caso di consenso alla consegna da parte della persona arrestata o sessanta giorni, in caso contrario, con possibilità di una proroga di trenta giorni, in casi particolari).
Oggetto del presente lavoro è il mandato di arresto europeo, i suoi problemi di attuazione nei vari ordinamenti nazionali, i risultati finora raggiunti nonché le critiche ad esso rivolte al fine di valutarne le conseguenze giuridiche e politiche.
A tal fine, nel capitolo primo verrà descritta l’evoluzione che ha investito gli strumenti della cooperazione giudiziaria in materia penale, a partire dalla firma del Trattato di Maastricht, che ha istituito un quadro istituzionale unione dell'Unione europea alle modifiche ed innovazioni apportate dal Trattato di Lisbona, fino a mettere in luce i principali motivi che possono aver spinto l’Unione Europea e altri organismi internazionali a favorire i processi di snellimento delle procedure di ricerca e di consegna delle persone sottoposte a restrizione delle libertà personale a fini penali. Viene pertanto descritto il principio di funzionamento dell’estradizione e le sue basi giuridiche così da poter confrontare direttamente il mandato d’arresto europeo con il suo antenato.

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2 INTRODUZIONE È ricorrente il rilievo che in un contesto ormai globalizzato gli strumenti della cooperazione giudiziaria risultano inadeguati, in cui le frontiere sono interamente cadute per le persone e per le attività economiche, ma continuano a valere per le attività giudiziarie. Da anni ormai si parla della necessità di dare vita ad uno spazio giudiziario europeo e l'impegno dell'U.E. per realizzarlo si è fatto più intenso, con un'accelerazione nel 1999, in occasione del Consiglio Europeo di Tampere. In quel Consiglio si è raggiunta la consapevolezza che la strada dell'armonizzazione, inizialmente intrapresa dall'U.E., da sola non avrebbe portato alla meta e si è deciso di affiancarla con un nuovo strumento, costituito dal mutuo riconoscimento da parte degli Stati dell'U.E. dei rispettivi provvedimenti giudiziari. Uno strumento che avrebbe dovuto rappresentare il modello di una rinnovata cooperazione giudiziaria, basata sulla fiducia degli Stati membri nei rispettivi ordinamenti giudiziari. Sono apparse sulla scena europea nuove forme di cooperazione giudiziaria, tra cui il mandato d'arresto europeo, che rappresenta la prima attuazione del principio del mutuo riconoscimento, ha introdotto la c.d. “eurordinanza”, un provvedimento giudiziario europeo avente forma e contenuto tipici, fissati dalla stessa decisione quadro, che le autorità giudiziaria dello Stato “di emissione” trasmettono alle autorità dello Stato “di esecuzione”, per ottenere l'arresto e la consegna di una persona ricercata. Il 13 giugno 2002 il Consiglio dell’Unione Giustizia e Affari interni ha adottato, a norma del Titolo VI del Trattato sull’Unione Europea, la decisione quadro relativa al mandato di arresto europeo 2002/584/GAI e alle procedure di consegna tra Stati membri. L’intento del legislatore è quello di sostituire il tradizionale strumento di consegna delle persone che si sottraggono alla giustizia costituito dall’estradizione, eliminando la fase politico-amministrativa che caratterizzava quest'ultima e che la rendeva lenta e difficoltosa. L'esecuzione del mandato di arresto avviene attraverso contatti diretti tra le autorità giudiziarie nazionali, individuate sulla base degli ordinamenti statali. La decisione quadro prevede che il mandato d'arresto europeo abbia luogo in relazione a 32 tipologie di reati considerati più gravi dagli Stati membri e per i quali si prescinde

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