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Plebiscito e legge

Informazioni tesi

  Autore: Angela Lauri
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli studi di Napoli "Parthenope"
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Elio Dovere
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 160

La storia del diritto romano come ogni disciplina storica è basata su un problema preliminare, che riguarda le fonti di cognizione.Le fonti che hanno interessato il periodo, da me trattato, sono sicuramente degne di fede. Nel periodo compreso tra il V e il Ι secolo a.C., Roma fu caratterizzata dalla fase repubblicana, infatti alcuni studiosi, tra cui Pietro Cerami e Gianfranco Purpura nel testo “Profilo storico-giurisprudenziale del diritto pubblico romano”, attribuirono alla città la connotazione di libera res publica.
Gli assetti organizzativi ed istituzionali della libera res publica erano contrassegnati dall’intermediazione dell’assemblea popolare, dal senato, e dalle magistrature. Questo intreccio di poteri si muoveva all’interno della saldatura costituzionale, faticosamente raggiunta, tra patrizi e plebei, la quale si concretizzò nella cosiddetta utilitas communis. Infatti l’utilitas communis era caratterizzata dal preordinato esercizio del potere in funzione dell’interesse comune di tutti e non di una singola classe sociale.
La progressiva alleanza tra la classe patrizia e quella plebea determinò, dal punto di vista politico-sociale, la costituzione di una nuova classe dirigente patrizio-plebea (nobilitas), mentre dal punto di vista giuridico, la classe plebea dovette impegnarsi molto per giungere al riconoscimento di organo, le cui deliberazioni potessero avere efficacia nei confronti, non soltanto della casta plebea, ma di tutti i cives romani.
In base alle fonti, soprattutto da quanto ci tramanda Gaio, solamente nel 287 a.C. con la lex Horthensia, i plebisciti (deliberazioni delle assemblee popolari) furono equiparati alle leggi, legibus exaequata sunt. In realtà il plebiscito nacque molto prima della legge comiziale e il termine exaequare fu un termine adoperato soltanto da Gaio.
Invece Livio, il quale conosceva, a tal proposito due interventi legislativi precedenti alla legge Ortensia: la legge Valeria-Orazia del 449 a.C. e la legge Publilia del 339 a.C., non solo non adoperò il termine exaequare, ma evitò di fare qualsiasi accostamento alla legge.

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Introduzione Nel corso dei miei anni di formazione giuridica all’università “Parthenope” di Napoli, mi sono ritrovata ripetutamente a contatto con il diritto, ma l’esperienza di apprendere la storia del diritto romano mi ha lasciato una conoscenza ricca di emozioni. La consapevolezza di aver assorbito una cultura che ha preceduto la nostra, mi consente, con presunzione di poter concludere il mio primo traguardo con grande soddisfazione. Di questo devo ringraziare soprattutto il prof. Elio Dovere, straordinaria ed eccellente guida, che mi ha accompagnato in un viaggio diretto nel passato, alla ricerca delle antiche ed originarie produzioni normative dell’età romana, soprattutto del periodo che riguarda la caduta della monarchia e gli esordi della repubblica, fino al suo tramonto. La storia del diritto romano come ogni disciplina storica è basata su un problema preliminare, che riguarda le fonti di cognizione. Per buona sorte, le fonti che hanno interessato il periodo, da me trattato, 3

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Parole chiave

senato
monarchia
legge
repubblica romana
popolo
patrizi
plebiscito
plebei
lex horatia
pretori

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