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I prelievi biologici coattivi nel procedimento penale

L'elaborato si pone come obiettivo quello di illustrare criticamente l'attuale normativa in tema di prelievi biologici coattivi nel procedimento penale, così come introdotta a seguito della legge n. 85 del 2009; come risaputo, infatti, anteriormente a tale intervento legislativo il nostro sistema penale difettava di una disciplina completa e organica in detto settore, in particolare dopo che la Corte Costituzionale, con sentenza del 1996, aveva dichiarato l'illegittimità dell'art. 224 c.p.p. nella parte in cui consentiva al giudice, nell'ambito delle operazioni peritali, di disporre tutte le misure necessarie allo svolgimento delle stesse,, tra cui, appunto, anche provvedimenti coercitivi diretti al prelievo ematico nei confronti dell'imputato, dall'indagato, o di altre persone comunque interessate nel procedimento. Anzidetta disciplina era stata ritenuta dalla Consulta, lesiva della libertà personale Delia soggetti interessati, incompatibilmente con i dettami dell'art. 13 Cost., poiché autorizzava il giudice a legittimare l'impiego della coercizione nonostante la volontà contraria dell'interessato, al di la dei casi e dei modi previsti tassativamente dalla legge.

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4 I prelievi biologici coattivi INTRODUZIONE L’articolo 13 della Costituzione così recita ai suoi primi due commi: “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, ne’ qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge….” All’esplicita volontà dei Padri Costituenti, fino a poco tempo fa, corrispondeva una normativa di legge ordinaria incompatibile; infatti, il legislatore ordinario non aveva contemplato espressamente un aspetto procedimentale tanto delicato, quale quello relativo ai prelievi biologici dalla persona dell’imputato (o dell’indagato) o da quella di terzi comunque coinvolti nell’accertamento penale. Tale atto rientra, infatti, tra quelli tipicamente idonei a incidere (in maniera più o meno invasiva) nella sfera personale di detti soggetti, al fine dell’espletamento di perizie implicanti prelievo di materiale biologico di vario genere (sangue, capelli o formazioni pilifere) diretto a consentire di eseguire, su disposizione dell’autorità giudiziaria, ricerche ed analisi utili a fini investigativi. Queste attività risultano quanto mai importanti nell’ambito delle investigazioni, sia inerenti all’identità personale, sia intese a collegare, attraverso una serie di comparazioni, tracce correlate ad un reato con il materiale biologico prelevato da un individuo. La disciplina generale di riferimento si rinveniva ex art. 224 c.p.p. rubricato “Provvedimenti del giudice”; tale articolo, al comma 2, consentiva a tale magistrato di adottare “tutti gli altri provvedimenti che si rendono necessari per l’esecuzione delle operazioni peritali”, così, di fatto, si sanciva l’esistenza di un potere arbitrario quanto a casi e modi di esplicazione. Risultava dunque icto oculi l’incompatibilità tra questa situazione e la riserva assoluta di legge sancita dall’art.13, comma 2, Cost. . Decisivo, per l’impulso a rivedere siffatto assetto normativo, fu l’intervento della Corte costituzionale; quest’ultima, dopo averlo ritenuto legittimo in svariate

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Federica Foglietta Contatta »

Composta da 155 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.