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La codifica grammaticale dello spazio in ''Alice in Wonderland''

Informazioni tesi

  Autore: Sebastiano Dato
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Luisa Brucale
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 60

Nel seguente studio si propone l’analisi di una nozione fondamentale nella codifica di un messaggio: il movimento. Pare interessante concentrarsi su quest’aspetto principalmente perché nessuna lingua può farne a meno poiché tutti gli uomini interagiscono, muovendosi, con il mondo oggettivo che in fisica è denominato spazio (un concetto primitivo il cui significato è semplice e intuitivo, ma non può essere spiegato). Non esiste, infatti, un codice in cui non sia espresso il moto di un oggetto, sia esso lungo una traiettoria, verso una meta o a partire da un luogo ben preciso.

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3 0. Introduzione Nel seguente studio si propone l’analisi di una nozione fondamentale nella codifica di un messaggio: il movimento. Pare interessante concentrarsi su quest’aspetto principalmente perché nessuna lingua può farne a meno poiché tutti gli uomini interagiscono, muovendosi, con il mondo oggettivo che in fisica è denominato spazio (un concetto primitivo il cui significato è semplice e intuitivo, ma non può essere spiegato). Non esiste, infatti, un codice in cui non sia espresso il moto di un oggetto, sia esso lungo una traiettoria, verso una meta o a partire da un luogo ben preciso. 1 Come osservano Landau & Jackendoff 1993: 217: Fundamental to spatial knowledge in all species are the representations underlying object recognition, object search and navigation through space. But what sets human from other species is our ability to express spatial experience through language. Lo studio che segue si concentra esclusivamente sul concetto di moto finalizzato al raggiungimento di una meta (o goal 2 ), comunemente definito “Moto a luogo” nelle grammatiche scolastiche italiane. Lo studio si basa sull’opera del linguista Dan Slobin il quale reinterpreta e rielabora l’analisi condotta in precedenza da Leonard Talmy, evidenziandone i pregi e proponendo delle soluzioni a quelli che egli individua come limiti della letteratura talmiana. Passando poi all’analisi dei metodi utilizzati nella lingua inglese per codificare lo spazio, si considera come oggetto di studio il testo “Alice in Wonderland” di Lewis Carrol poiché, nella sua eccentricità linguistica, presenta diversi spunti ed esempi della lingua britannica ottocentesca su cui è possibile puntare l’attenzione e che pone il traduttore italiano davanti a difficili scelte interpretative. Non si nasconde, inoltre, una certa passione per il “mondo delle meraviglie” dipinto con maestria nel testo, con i suoi personaggi bizzarri e le sue ambientazioni fantastiche. 1 Inclusa nella categoria di Spazio anche la nozione di “Luogo”, inteso come la locazione di un oggetto o che rappresenta il contesto di un predicato verbale. 2 Tversky 2003 riprende la nozione di Landmark già introdotta da Langacker 1987, Lakoff e Johnson 1980, ovvero l’oggetto rispetto alla quale avviene il moto. In questo senso, il moto è inteso nei confronti di un punto, di un volume nei suoi sei lati (fronte, retro, destra, sinistra, sopra, sotto) e di una distanza. (Places: Points, Planes, Paths and Portions)

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