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Leopardi e la noia

Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Tartaglione
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Giovanni Maffei
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 32

Pressoché sconosciuta agli antichi, se non per alcuni accenni ad una certa dolorosa insoddisfazione della vita percepita dagli uomini riflessivi, presenti all’interno della filosofia stoica e in alcuni passi del Colloqui con se stesso dello stoico nonché imperatore Marco Aurelio, un primo concetto di noia fa il suo ingresso trionfale nella letteratura cristiana del IV secolo sotto le sembianze di acedia, meglio nota come accidia, uno dei vizi capitali.
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3 Introduzione Pressoché sconosciuta agli antichi, se non per alcuni accenni ad una certa dolorosa insoddisfazione della vita percepita dagli uomini riflessivi, presenti all’interno della filosofia stoica e in alcuni passi del Colloqui con se stesso dello stoico nonché imperatore Marco Aurelio, un primo concetto di noia fa il suo ingresso trionfale nella letteratura cristiana del IV secolo sotto le sembianze di acedia, meglio nota come accidia, uno dei vizi capitali. Una delle prime testimonianze è quella del teologo e asceta cristiano Evagrio Pontico nel suo Gli otto spiriti malvagi, in cui l’accidia viene descritta come un’atonia dell’anima, «sentimento vago che porta a girovagare e a disprezzare l’amore per il lavoro; nemica della quiete, è bufera per la salmodia, svogliatezza nella preghiera, rilassatezza dell’ascesi. E’ sonnolenza fuori tempo, sonno che si aggira, pesantezza dell’ipocondria, odio della cella, avversione di ogni sforzo. E’ contrappeso della costanza, freno della contemplazione, ignoranza delle Scritture, compagna della tristezza, orologio della fame»; seguiranno poi le trattazioni di Giovanni Cassiano e di Tommaso d’Aquino nella sua Summa. Per tutto il Medioevo, l’accidia continua ad essere nota come il demone più opprimente, il demone del mezzogiorno, denominazione riferita all’orario in cui si manifesta, secondo l’autorità dei Padri della Chiesa, il suo picco. Nel Rinascimento dall’accidia nascerà anche la malinconia che godrà di una reputazione più fortunata, aspetto torbido ed inquieto della vita emotiva del genio e dell’artista. Nell’età moderna, uno dei primi a parlare di noia è stato Blaise Pascal nei suoi Pensieri, ma è nella filosofia del XIX e XX secolo che la noia

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