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Dipendenza da lavoro. Work Addiction e Workaholism

Nel panorama delle dipendenze patologiche, crescente attenzione ricevono oggi, quelle che sono “le nuove dipendenze” o “dipendenze sociali” dovute a comportamenti i quali pur producendo le stesse conseguenze delle tossico-dipendenze si costruiscono e si autoalimentano in assenza di qualsiasi sostanza chimica ed hanno a che fare con comportamenti , abitudini, usi del tutto legittimi e socialmente incentivati. Fanno parte di questo gruppo lo shopping compulsivo, il gioco d’azzardo patologico, la dipendenza dal sesso e la stessa work addiction un vero e proprio disturbo ossessivo-compulsivo che si manifesta attraverso richieste autoimposte, incapacità di regolare le abitudini lavorative ed eccessiva indulgenza al lavoro. Le origini di tale disturbo sembrano risiedere nell’infanzia quando il soggetto sperimenta la mancanza di amore e valorizzazione da parte dei genitori. Inconsciamente spinto dalla convinzione che l’amore e l’approvazione possono essere conseguiti solo attraverso sforzi straordinari, s’impegna in una continua ricerca di perfezione che resta però insoddisfatta. Il sorgere della dipendenza da lavoro è favorito anche dall’attuale progresso industriale e tecnologico, che determinando una generale situazione d’insicurezza nel mondo lavorativo, spinge gli individui ad eccedere nel proprio lavoro e a competere per paura di perdere il proprio ruolo. Risulta chiaro come aumenti il peso dell’identità lavorativa sull’identità personale. È fondamentale chiarire che il termine dipendenza non ha sempre una connotazione negativa, quindi sarebbe errato parlare di una polarità dipendenza-indipendenza, e sarebbe più opportuno che noi parlassimo di un continuum tra dipendenza sana e patologica, indicando con il primo gli aspetti necessari per il normale funzionamento psichico, aspetti che per alcuni individui possono assumere una forma patologica, quindi la dipendenza patologica viene definita come una esperienza caratterizzata dal bisogno coatto di essere ripetuta con modalità compulsive. Nel passaggio da un comportamento normale ad uno additivo si possono distinguere 3 fasi: iniziale critica e cronica. Nella fase iniziale il soggetto inizia a lavorare di nascosto e i rapporti iniziano a deteriorarsi.

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19 2.2 Alcune tipologie di workaholics Anche se generalmente il passaggio dalla fase iniziale a quella critica segue lo stesso iter per i workaholic, si è visto che all’interno di questa categoria di dipendenti si possono scorgere delle caratteristiche peculiari che differenziano i soggetti nel loro comportamento da addiction. Robinson, B. E., in base alla sua esperienza pluriennale, distingue quattro stili per i workaholic. 1. BULIMICO: è tipico di quei soggetti il cui motto è “o faccio tutto perfettamente o non lo faccio affatto”. Questi soggetti vivono alla stregua dei bulimici che alternano periodi di abbuffate a periodi di digiuno, alternando periodi in cui tutto il lavoro viene procrastinato in altri momenti, a periodi in cui rischiano l’esaurimento fisico pur di terminare ciò che stanno facendo. I dipendenti da lavoro cosiddetti bulimici a metà del lavoro si sentono insoddisfatti e finiscono con l’iniziare tutto da capo rimanendo in piedi anche per diverse notti di seguito pur di finire. La caratteristica saliente di questi soggetti è la paura di non fare perfettamente il lavoro e una certa intolleranza verso la possibilità di commettere errori. Loro sono ossessionati continuamente dal lavoro e, rendendosi conto di questa situazione, cercano, senza esito positivo, di far di tutto pur di non pensare al lavoro. 2. RELENTLESS: è caratterizzato dal motto “doveva essere finito ieri”. Le persone che appartengono a questo gruppo vivono una condizione adrenalinica in prossimità delle scadenze, anche se hanno iniziato a svolgere un lavoro con largo anticipo piuttosto che in ritardo. Questo stile è caratterizzato dall’impulsività e dal fatto che i soggetti che si possono riconoscere in queste caratteristiche tendono a farsi carico di troppo lavoro. Loro non rifiutano mai un lavoro, non stabiliscono le priorità tra i vari compiti che sono chiamati a svolgere, non delegano altri. Svolgono il lavoro in maniera così veloce da non permettersi neanche di fare una considerazione attenta, una riflessione o di dare un’attenzione particolare al lavoro che si accingono a svolgere. Spesso denunciano una distorsione nella propria immagine sottolineando quanto la loro competenza sia unica e grandiosa e, al tempo stesso, quanto la propria autovalutazione dipenda dall’approvazione altrui. 3. DEFICIT DELL’ATTENZIONE: usano l’adrenalina generata dalla pressione del sopralavoro come dispositivo di focalizzazione. Le persone caratterizzate da questo stile vivono una condizione al limite del caos, si attivano moltissimo quando hanno delle idee nuove, lanciano dei nuovi progetti che non finiranno mai, si annoiano con i problemi che fanno parte dei nuovi progetti, tamburellano con le dita durante le riunioni, s’irritano facilmente al minimo ostacolo. Generalmente questi soggetti sono attratti da lavori o giochi ad alto rischio. A differenza dei workaholic bulimici che vogliono eseguire il loro lavoro perfettamente fino alla fine, coloro che appartengono a questo gruppo iniziano sempre molti progetti, che eseguiranno negligentemente e si annoiano a seguirli con costanza. 4. SAVORING: I soggetti che appartengono a questo gruppo sono lenti, metodici e molto scrupolosi. Hanno difficoltà a finire un lavoro; si mantengono ancorati a esso,

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Gino Micco Contatta »

Composta da 55 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2539 click dal 05/03/2013.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.