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I Millennium Development Goals: utopia o realtà?

I MDG possono essere considerati la risposta della Comunità Internazionale non solo alla crisi che, a partire dagli anni Novanta del 900 accompagna la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo,ma anche alla messa in discussione del sistema economico capitalista, uscito vincitore dallo scontro con quello comunista. L’ultimo decennio del XX secolo può essere considerato un periodo di transizione e di assestamento, che ha registrato, tuttavia, più sconfitte che vittorie, soprattutto per quanto concerne l’aiuto e la cooperazione. Sono questi gli anni in cui appaiono con sempre maggior chiarezza i limiti di un sistema economico che ha creato, oltre ad un enorme aumento della ricchezza e delle possibilità produttive, un avanzamento tecnologico e scientifico vertiginoso, e che ha permesso a tutti i popoli della terra di interagire tra loro, ma solo a prezzo di un ampliamento significativo della disuguaglianza e, di conseguenza, delle tensioni sociali, di una considerevole instabilità finanziaria ed economica e di un accrescimento del gap tra Paesi ricchi e Paesi poveri. Ed è proprio al termine del secolo che esplodono le proteste (a Seattle, nel 1999, in occasione dell’apertura del Millennium Round del WTO) e si intensificano le critiche, per quella globalizzazione che aveva promesso il benessere a tutto il mondo e che risultava, invece, come l’artefice dei più grandi mali (povertà, prevaricazione, nuove tensioni e conflitti socio-politici, distruzione dell’ecosistema terrestre, ecc.). Inutile poi ricordare che il XXI secolo si è aperto con il più grande attacco terroristico che la storia ricordi (l’attacco dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle), mettendo a dura prova la stabilità internazionale. La governance mondiale ha avvertito quindi l’urgenza di un ri-orientamento degli obiettivi da perseguire e delle priorità da individuare al fine di soddisfare le richieste della Società Globale. I Millennium Development Goals sembrano delineare un progetto molto audace, perché impongono, per la loro realizzazione, una riforma del sistema di gestione economico-politica dell’arena internazionale. A tal fine non bastano l’ottimismo e la volontà di facciata che hanno caratterizzato questi ultimi sei anni, e che hanno fatto registrare scarsissimi progressi nel raggiungimento degli Obiettivi; né basterà aumentare i flussi di aiuto ufficiale; bisognerà, invece, avere il coraggio di far evolvere Istituzioni che sono l’emblema di un mondo che non esiste più e che, fino a questo momento, si sono limitate ad adeguarsi maldestramente al volere, da un lato dei poteri economici - le corporations - e, dall’altro, di quello politico e militare- gli Stati Uniti, che in questo momento rappresentano ancora la superpotenza del pianeta, sebbene sia chiaro che l’influenza da essi esercitata, sia a livello economico che politico, si stia affievolendo -.

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Introduzione I Millennium Development Goals: utopia o realtà? 9 Introduzione “Se la civiltà ha sconfitto la barbarie che dominava il mondo, non è lecito professare il timore che la barbarie, dopo essere stata largamente debellata, risorga e sconfigga la civiltà. Una civiltà che può soccombere in questo modo al nemico che ha già battuto in precedenza deve essere prima arrivata a un tale punto di degenerazione, che né i suoi sacerdoti e maestri designati né chiunque altro hanno la capacità, o la voglia, di difenderla. Se le cose stanno così, prima una tale civiltà riceve l’ordine di andarsene, meglio è: può solo continuare a peggiorare finché –come accadde all’Impero d’Occidente- dei barbari vigorosi non la distruggano e non la rigenerino” John Stuart Mill 1 La Cooperazione Internazionale allo Sviluppo, la sua crisi contingente e la sua ineluttabile evoluzione, si situa nel più ampio e problematico contesto dei limiti, dei benefici, delle potenzialità espresse ed inespresse, e delle possibili sciagure del capitalismo. Il XX secolo si è concluso con una grande manifestazione di dissenso da parte della Società globale per il sistema economico internazionale (a Seattle, nel 1999, in occasione dell’apertura del Millennium Round del WTO) e il XXI si è aperto con il più grande attacco terroristico che la storia ricordi (l’attacco dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle). Sebbene i due eventi siano completamente estranei l’uno all’altro e debbano, perciò, essere considerati separatamente, in entrambi possiamo leggere l’espressione (chiaramente la prima civile e pacifica, la seconda assolutamente imperdonabile ed inammissibile) di dissenso per il sistema economico internazionale e per la governance che lo gestisce. Tale dissenso nasce dalla profonda insoddisfazione nei riguardi della globalizzazione capitalista che ha preso piede all’indomani della Seconda 1 J. S. Mill, Saggio sulla libertà (1858), Il Saggiatore, Milano, 1997

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Beatrice Conci Contatta »

Composta da 261 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1254 click dal 04/03/2013.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.