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Medea jugoslava

Informazioni tesi

  Autore: Danka Dutina
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Arti, Patrimoni e Mercati
  Corso: Arti, Patrimoni e Mercati della Cultura
  Relatore: Martina Treu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

Il personaggio della Medea euripidea – la misteriosa potente maga e madre infanticida – si è da sempre prestato a numerose interpretazioni letterarie ed artistiche, in quanto tocca ad argomenti universali ed estremamente attuali tra i quali la vendetta, la ribellione, l’odio e la paura dell’Altro, la tragedia dell’esule, l’opportunismo, l’ambizione eccessiva.
È interessante notare che le terre balcaniche che hanno visto l’origine della missione degli Argonauti siano le stesse terre che – testimoni della succesione di regimi non democratici e di guerre fratricide – hanno offerto un terreno fertile per una fioritura senza precedenti dell’archetipo di Medea nella loro letteratura, specialmente nelle opere teatrali. Con l’evolversi della situazione geopolitica jugoslava, da una sorta di belle epoque (però delimitata da un regime autoritario comunista), attraverso la tragedia delle guerre degli anni ’90 susseguitesi da un difficilissimo periodo di transizione, fino ad una situazione odierna tutt’altro che utopica, anche l’immagine della Medea si è evoluta. Le Medee sono tante: la ribelle, la guerriera, l’esule, l’immigrata, l’apatride, la diversa, la tradita, la disillusa, ma anche quella che rifiuta sin dall’inizio il suo tragico fato, rinunciando ad intrecciare la sua sorte con quella di Giasone.
Perché, quindi, la Medea jugoslava, in tutte le sue molteplici versioni una donna forte e padrona del proprio destino, fa quello che fa? Questo saggio si propone di rispondere a tale domanda attraverso un’analisi cronologica di opere teatrali particolarmente significative situate nel loro contesto storico-culturale e geopolitico.

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! 1! Introduzione Osservando il nostro mondo ‘civilizzato’ con occhi contemporanei, sembra che niente sia cambiato dai tempi di Euripide: con la sua Medea del 431 a.C., secondo una tendenza critica affermata, ha denunciato “la falsa sapienza, la cultura sofistica che andava emergendo in quegli anni e che imponeva un’immagine mistificata della realtà e premiava solo le argomentazioni e le ragioni della parte più forte, le tradizioni sociali maschiliste che negavano alle donne qualsiasi forma di autonomia intellettuale, il concetto stesso di giustizia che schiacciava i diritti dei più deboli e i valori umani fondamentali, sotto l’apparenza di difendere una superiore idea di libertà e uguaglianza” 1 . In maniera analoga, a quanto sembra, Medea è attuale anche nella società contemporanea caratterizzata dalla logica del profitto, dall’imperialismo formale, dalle politiche della globalizzazione, dai conflitti d’interesse: soprattutto in presenza di discriminazione culturale, religiosa, politica ed economica, di sfruttamento, oppressione e paura del cosiddetto ‘Altro’, ossia del diverso, dello straniero, del profugo, del ‘primitivo’, del disadattato, dell’intellettuale, della donna nei paesi patriarcali e così via. Di conseguenza, a partire dalla seconda metà del XX secolo, il mito degli Argonauti e la Medea di Euripide forniscono ispirazione a molti artisti. Fra loro, in particolare, Heiner Müller con la sua trilogia Riva abbandonata – Materiale per Medea – Paesaggio con Argonauti diventa a sua volta un modello per chi intenda avvalersi delle infinite connotazioni che offre l’archetipo, al fine di mettere in luce i problemi del proprio tempo. L’area che oggi definiamo l’ex Jugoslavia (un conglomerato di piccole e giovani repubbliche) e che associamo con l’immagine dei Balcani corrisponde nell’immaginario mitico al luogo dove inizia il viaggio meraviglioso degli Argonauti; ma oggi evoca anche la tragedia di una guerra nata dalle ceneri di regimi monarchici, !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 1 S. Fabbri, Introduzione, in Il mito di Medea. Euripide, Seneca, a cura di V. Di Benedetto, E. Cerbo, G. G. Biondi, BUR, Milano, 2005, p. 7.

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