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Mad Men: L'estro didattico della pubblicità attraverso il serial televisivo

Un’ approccio analitico innovativo alla tecnica pubblicitaria, che si esula dall’attuale proposta manualistica, focalizzando la disciplina nel contesto dell’agenzia americana degli anni’60 attraverso il serial televisivo in cui sono i processi sociologici e culturali a farla da padrone sulla teoria e le tecniche. Una cartina tornaconto per il comunicatore che attraverso gli occhi e le percezioni dei creativi vive in primo piano il significato del lavoro e dell’ operare in un ambiente fortemente cangiante. Partendo da una breve storia dell’agenzia nel contesto americano, lo sviluppo delle sue professioni e delle sue funzionalità fino al decennio preso in esame, nel quale esplode il suo ruolo di imprescindibile importanza fra il mercato e il consumo. Una realtà che si evolve repentinamente, le cui criticità ideologico attitudinali sono messe a dura prova dal cambiare delle contingenze delle istanze dell’ambiente, dove solo la pro attività può avere la meglio sul meccanicismo e le supposizioni dei decenni precedenti. Ci soffermeremo poi nella seconda parte della trattazione sull’analisi di buona parte delle campagne del serial nel corso del primo lustro sessantiano , i rapporti logico-strutturali con un accenno alle tecniche, il citazionismo e le procedure sperimentali. Un confronto con l’emancipazione della figura femminile , le nuove dialettiche lavorative, un’utenza più critica, i nuovi mezzi di diffusione dei messaggi e una realtà nella quale il preconcetto e le congetture hanno vita breve, se non supportati da un approccio analitico e consapevole. L’agenzia che arriva a riscoprire via via la sua mission iniziale per dare una nuova finalità sia a se stessa sia agli occhi degli stakeholders, anche agendo idiosincraticamente con i propri valori pur di vincere le impasse che ne limitano la vitalità ; dando allo spettatore e al comunicatore l’idea più tangibile di cosa significhi lavorare nel mondo della persuasione. Concluderemo con una riflessione su come avviene il superamento delle criticità iniziali, ovvero solo con un metodo più coscienzioso, rivalutando col tempo la figura del comunicatore che vive numerose analogie con l’adesso, ed allora come oggi alle prese con i cambiamenti rivoluzionari del mondo.

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3 Introduzione Nell’ attuale Contesto saturo dei mercati, con tecnologie e dinamiche intra e internazionali che rifondano continuamente i canoni della comunicazione, risulta difficile districarsi fra la natura, la ragione, e i significati. La funzione della pubblicità si è scissa da quel pensare e progettare a lungo termine (questo soprattutto per ciò che concerne il web) lasciando dei banner fluttuanti un mero abbaglio fastidioso nell’utente disperso fra le sue ricerche su google, distratto nelle scorrere le pagine dei social network, in un noioso zapping televisivo. E' vero che, come indicano recenti indagini sociologiche, le persone, che ricevono al giorno mediamente migliaia di messaggi e input esterni volti alla pubblicizzazione o la comunicazione di qualcosa, sono diventate abili selezionatrici delle percezioni. Audaci preventori delle stimolazioni pubblicitarie, ora che i format di presentazione sembrano aver esaurito quell'effetto sorpresa ma anche coinvolgimento. Non saranno certo I nuovi lidi di espressione dell'advertising 1 che, sempre in maniera meno ortodossa, spesso impiantati per lo più sull' intuizione, l'improvvisazione, che esulano da specifiche procedure da manuale, a rinvigorire la comprensione e l'apprezzamento delle dinamiche che sussistono ai consolidati processi - con sfaccettature ben più ampie- dei piani di comunicazione, del marketing vecchio stile. Non che manchino di efficacia, o discernano da qualsiasi validità artistica, semplicemente rinvigoriscono una situazione già estremamente confusionaria. Alimentando quel senso di straniamento sul cosa la pubblicità voglia realmente dire. E perché sia “confezionata” in un determinato modo. Il non addetto ai lavori, in balia di questo overload di stimoli, spesso recidivi, frivoli, senza cognizione di intenti ha ragionevolmente perso interesse e la capacità di carpire le motivazioni e l’architettura latente che sussiste a un volantino colorato, allo spot televisivo, alla gigantografia sulla tangenziale. Questo, va detto, anche grazie agli operatori di settore, che il più delle volte tendono a imbrigliare le semiosfere e le potenzialità evocative del messaggio pubblicitario, preoccupandosi di asservire la massima di Ogilvy – oggi mal interpretata- : “creativo è ciò che vende”. Un po' così detta la logica del mercato globale, un po' è la cultura soprattutto nostrana che ha scisso la pubblicità dallo stato di arte dandole spesso il compito di mero palliativo

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Roberto Maria Sorrentino Contatta »

Composta da 54 pagine.

 

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