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Shakespeare e il tradimento: il caso di Iago nell'Otello

L'argomento di questa tesi è il tradimento in Shakespeare. Ci sono infatti nel suo lavoro alcuni temi ricorrenti e il tradimento è uno di questi, quasi onnipresente nel suo lavoro. Il tradimento è stato scelto perché esso è onnipresente anche nella nostra vita quotidiana: riguarda tutti, in un modo o nell'altro ed è sempre attuale, nei suoi molteplici aspetti. Nel pensare a come sviluppare il lavoro, mi sono resa conto che il tradimento era un tema difficile da trattare a causa dell'ambiguità e della grande soggettività delle interpretazioni cui si presta questo concetto. Questo è il motivo per cui, prima di arrivare al cuore del lavoro, che è l'analisi di un personaggio shakespeariano traditore per eccellenza, Iago, ho ritenuto necessario cercare di fare chiarezza sul concetto di tradimento. Questo a partire dall'etimologia del verbo tradire.

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Introduzione Nelle opere di Shakespeare sono ricorrenti alcuni temi quali l'amore - per le persone, per la patria - l'amicizia, l'onore, il buon governo, la legge, l'ambiguità e, si potrebbe dire onnipresente, il tradimento. Qui ci si vuole occupare appunto del tradimento nell'opera del drammaturgo elisabettiano, e delle sue diverse forme, con l'intenzione di inquadrare l'argomento - non certo di esaurirlo - e di stimolare qualche riflessione, essendo questo 'vizio' sempre molto attuale. Come mai Shakespeare ha voluto mostrarci questo 'peccato' - emblematico dell'umana debolezza - sotto tanti aspetti, attraverso personaggi, situazioni e contesti diversi, insistendo su di esso nelle tragedie, ma anche nelle commedie - in tono più leggero - e addirittura nei Sonetti? Verrebbe quasi da credere che ci sia stato un trauma, nel suo vissuto personale, ad averlo segnato in modo indelebile e che, nel tentativo di esorcizzarlo, di superarlo, l'uomo Shakespeare si sia trovato a rappresentarlo ripetutamente, sviluppandolo di volta in volta in modo differente, di pari passo con la propria maturazione psicologica e artistica. Ma è altrettanto plausibile pensare che, vista l'epoca in cui l'autore visse, il suo legame con il Conte di Southampton 1 (suo mecenate) e di 1 Henry Wriothesley (Cowdray, 6 ottobre 1573 - 10 novembre 1624) III conte di Southampton. Patrono di William Shakespeare, a lui sono dedicati i due poemetti giovanili del Bardo, Venere e Adone e Il ratto di Lucrezia, le uniche opere pubblicate direttamente da Shakespeare. Oggi è ricordato soprattutto per essere stato identificato da molti studiosi come il misterioso "fair friend" cui Shakespeare si rivolge nella prima parte della sua raccolta di sonetti e a cui si riferisce la sigla "Mr. W.H." 1

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elena Stubel Contatta »

Composta da 87 pagine.

 

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