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Il Trattato di Maastricht e il Patto di Stabilità e Crescita: rigore o flessibilità?

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Pasquali
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Marco Toniolli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 148

Quante volte abbiamo sentito o letto frasi come “si rischia di sfondare il tetto del 3% del rapporto deficit/Pil”?
Ma cosa sono i c.d. parametri di Maastricht ed in cosa consiste il Patto di Stabilità e Crescita?
In che modo questi strumenti impattano nella conduzione della politica fiscale dei paesi aderenti all’Unione Europea?
L’obiettivo di questo lavoro è spiegare ed analizzare, in chiave anche critica, il contenuto, le motivazioni ed i problemi dei vincoli posti dai criteri di convergenza del Trattato di Maastricht e dal Patto di Stabilità e Crescita.
Viene analizzato conseguentemente il dibattito che si è avuto intorno alla presunta eccessiva rigidità di tali vincoli e le varie proposte di modifica che sono state avanzate da economisti, politici ed organismi comunitari, dibattito sfociato nella riforma del Patto di Stabilità e Crescita varata nel 2005 dal Consiglio Europeo, che si analizza a conclusione del lavoro valutandone aspetti positivi e critici.
Tutto il percorso segue un unico filo conduttore, caratterizzato dall’ipotetica contrapposizione tra la logica del rigore e la logica della flessibilità, in un’alternanza di tesi a favore dell’una e dell’altra posizione, che sfocia nella logica sinergica della complementarietà.

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9 CAPITOLO 1 I TRATTATI COSTITUTIVI DI PARIGI E ROMA ED I SUCCESSIVI ALLARGAMENTI 1.1. Precedenti dell’ideologia comunitaria Il primo novembre 1993, giorno in cui è entrato in vigore il Trattato di Maastricht sull’Unione Europea, è diventato il punto di partenza di una svolta storica e decisiva del processo di integrazione. Tale processo era iniziato più di quarant’anni prima, il 9 maggio 1950, con la Dichiarazione con cui Germania e Francia si accordarono per mettere in comune le rispettive risorse carbosiderurgiche in un’organizzazione aperta alla partecipazione di tutti i paesi europei. Per la prima volta i paesi europei erano spinti ad una delega parziale della propria sovranità, in uno specifico settore e ad un ente sovranazionale, che munito di un’alta autorità scelta di comune accordo tra i paesi membri, aveva tutti i poteri necessari per adottare e rendere vincolanti decisioni indipendenti e originate per il bene comune. Il progetto mirava a realizzare una solidarietà di fatto tra gli Stati europei, attraverso iniziative concrete: l’unificazione economica, istituzioni e norme giuridiche comuni; il modello inoltre aveva anche il non meno importante scopo di porre le basi per una pace duratura all’interno dell’Europa e preparare un’eventuale futura federazione europea. I paesi partecipanti furono sei - Germania, Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo - e firmarono il 18 aprile 1951 a Parigi il Trattato istitutivo della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA). Il processo che aveva condotto alla formazione di questo trattato ed ai seguenti è frutto di una spinta verso un’unione europeista, sia sul piano ideologico, sia e soprattutto sul piano economico, nata ed alimentata nel secondo dopoguerra. Sul piano ideologico ci furono tendenze diverse. Una tendenza fu quella confederalista che prevedeva una serie di accordi fra gli stati per una cooperazione intensa e sviluppata ma lasciando intatta la sovranità nazionale. Tra

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