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Controversie in materia di pubblico impiego: lo snodo della disapplicazione

Una delle più importanti riforme degli ultimi anni è sicuramente la contrattualizzazione del rapporto di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, avvenuta con il D. Lgs. 3 febbraio 1993 n. 29 e successive modifiche, la quale ha necessariamente comportato profondi cambiamenti anche sul piano giurisdizional-processuale.
All’interno di questo lavoro si evidenzia il problema della giurisdizione, il quale è stato risolto in maniera apparentemente definitiva con il D. Lgs. 31 marzo 1998 n. 80, dopo un interminabile periodo transitorio.
Attraverso l’analisi della disposizione che conferisce al giudice ordinario il potere di disapplicare gli atti amministrativi illegittimi rilevanti nella controversia, si cercherà di qualificare la natura giuridica degli atti emanati dalle pubbliche amministrazioni nell’ambito del rapporto di pubblico impiego e quindi, dando spazio alle voci dissenzienti, individuare il criterio di riparto tra la giurisdizione del giudice amministrativo e la giurisdizione del giudice ordinario.
Verrà poi evidenziato come lo stesso istituto della disapplicazione sia lo strumento risolutivo dei problemi di interconnessione tra gli atti organizzativi di natura pubblicistica e gli atti privatistici di gestione del rapporto di lavoro adottati dalle pubbliche amministrazioni sulla base e in attuazione dei primi.

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Infatti, come esaminato, nel D. Lgs. n. 29/93 la devoluzione al giudice ordinario di tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni è stata legata alla qualificazione dell’attività di gestione del datore di lavoro (pubblico), attribuita ai dirigenti, come attività privatistica, cioè come un’attività che si svolge “con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro”, nell’ambito degli “atti organizzativi” di carattere generale (cioè quelli – aventi funzioni di indirizzo politico-amministrativo, di definizione degli obiettivi e dei programmi da attuare, ecc. – con cui sono delineate le linee fondamentali dell’organizzazione degli uffici), che restano riservate alla disciplina di diritto amministrativo. Conseguenza di ciò è che gli atti di gestione del datore di lavoro (pubblico) sono atti negoziali e non provvedimenti, incontrano i limiti dei diritti soggettivi dei dipendenti, e sono sindacabili dal giudice ordinario, non diversamente dalle imprese private, in base ad un parametro costituito dalla sussistenza di dimostrabili esigenze tecnico-organizzative; reciprocamente, i diritti soggettivi dei dipendenti pubblici non possono essere in alcun caso degradati a interessi legittimi da atti di gestione, perché

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Teresa Malavenda Contatta »

Composta da 150 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3332 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.