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Bullismo e Cyberbullismo: continuità o differenza?

Informazioni tesi

  Autore: Graziano Cacciari
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Maria Luisa Genta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 106

Bullismo e cyberbullismo, continuità o differenza? Così recita il titolo della mia tesi, proponendosi infatti di comprendere se siamo di fronte a un tipo di aggressività differente o semplicemente ad una mutazione indotta dalle nuove tecnologie di comunicazione delle quali gli adolescenti sembrano avere una conoscenza appassionata e puntuale e che molto spesso supera ampiamente quella posseduta da insegnanti e genitori. Per comprendere gli sviluppi odierni del fenomeno bullismo,
ovvero il cyberbullismo che non sostituisce ma affianca il bullismo tradizionale, il mio lavoro si sviluppa secondo uno schema classico: partendo dalle ricerche pioneristiche di Olweus nella Norvegia degli anni settanta ho percorso le varie tappe dello sviluppo scientifico della materia con la presentazione di dati e teorie che analizzano il bullismo nelle sue componenti personali e relazionali. Infatti il fenomeno non si esaurisce nel rapporto bullo-vittima, ma anche gli astanti e i sostenitori del bullo giocano un ruolo fondamentale nella dinamica che da diadica passa così a coinvolgere l'intero gruppo dei pari.

Il Cyberbullying
Nel secondo capitolo ho analizzato in maniera specifica il fenomeno del “cyberbullying” ovvero le aggressioni tramite mezzi di comunicazione informatici e di telefonia mobile come la pubblicazione di filmati imbarazzanti o violenti, offese ed esclusioni in chat room e forum o furto di identità, dove il bullo si appropria dell'identità della vittima principalmente sui social network per deteriorare le sue relazioni. Ho trattato delle peculiarità del fenomeno, analizzando i punti di contatto e di lontananza di questo rispetto al bullismo che viene definito tradizionale. Infatti le caratteristiche del bullismo elettronico non sono completamente sovrapponibili a quelle del bullismo tradizionale, in particolare modo l'anonimato, dove la vittima spesso non conosce l'identità del suo aggressore, inoltre l'aggressione agita attraverso il medium di comunicazione diminuisce il deterrente che può essere dato dall'immedesimazione empatica da parte del bullo nei confronti della vittima in una situazione faccia a faccia.
E’ stata inoltre trattata la percezione che gli studenti hanno del cyberbullismo evidenziando che questi percepiscono l'azione come aggressiva quando vi è una chiara volontarietà da parte del bullo di ferire la vittima; o quando l'aggressore non si conosce o non si hanno buoni rapporti con questo.

Prevenzione dei bullismi
Come è possibile prevenire e combattere ogni forma di bullismo? Favorendo la piena partecipazione della comunità educante nel suo insieme, una comunità intesa non come una semplice somma di individui ma come un gruppo che si percepisce come unito e coeso nella soddisfazione reciproca dei bisogni dei suoi membri. È la politica scolastica che ha l'onere di mettere appunto e gestire azioni che dovrebbero venire inserite nei suoi POF di istituto con continuità, come azioni di sensibilizzazione per alunni e genitori e veri e propri corsi di formazione.
Tutte queste azioni dovrebbero possedere continuità negli anni per non fare cadere nel vuoto il lavoro profuso e gli obiettivi raggiunti. Se la politica scolastica ha la funzione di “governo” delle azioni poste in essere, l'unità base per la messa in opera di quelle dirette agli studenti è il gruppo classe che al suo interno deve trovare le modalità per lo sviluppo di un senso morale e di atteggiamenti prosociali che fungano da prevenzione alle azioni bullistiche. A livello curriculare l'insegnante può proporre la lettura di brani o la visione di film su adolescenti che si sperimentano in varie esperienze di vita per poi discuterne con gli studenti sondando il loro punto di vista e sensibilizzando le loro coscienze.
È importante che il clima di classe sia il più possibile di tipo collaborativo in contrapposizione all'orientamento competitivo delle scuole odierne. L'insegnante dovrebbe adottare un stile di conduzione autorevole disapprovando le condotte aggressive e favorendo lo svilupparsi di atteggiamenti prosociali, inoltre dovrebbe prestare attenzione anche alle dinamiche che si instaurano all'interno della classe e se disfunzionali correggerle in collaborazione con il consiglio di classe ed i genitori dei bulli e delle vittime.

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Introduzione Le nuove tecnologie, sono ormai entrate in maniera massiccia e costante nella vita della quasi totalità delle persone del mondo occidentale ed anche i paesi asiatici sono avviati al medesimo modello di sviluppo. I costi di queste tecnologie diventano sempre più accessibili ad una vasta fascia di popolazione. Bambini adolescenti e genitori sono le categorie a cui i nuovi media si rivolgono (Buckingham, 2006). I giovani “nativi digitali” hanno buona dimestichezza nell'utilizzo dei sopracitati mezzi di comunicazione che divengono sempre più mezzi di produzione di contenuti generati dagli utenti stessi; si passa quindi da una passiva ricezione ad una possibile produzione di contenuti creativi ed originali. Il contraltare a questi aspetti decisamente positivi, è un utilizzo maggiore delle tecnologie di comunicazione da parte di bambini ed adolescenti che quando non adeguatamente controllati, possono entrare a contatto con contenuti pornografici e violenti decisamente non adatti alla loro tenera età. La possibilità di una comunicazione che pervade ogni istante della vita degli adolescenti in certi casi porta ad utilizzi distorti, favoriti sopratutto dalla comunicazione non in presenza e dall'anonimato che queste tecnologie favoriscono. Questo lavoro prende spunto da una mia personale voglia di conoscenza più profonda delle dinamiche del bullismo ed in particolar modo del Bullismo elettronico. Sono anni che sono a contatto per lavoro con preadolescenti ed adolescenti e nel quotidiano contatto con loro mi sono reso conto che il disagio personale di uno si nasconde nella moltitudine del vociare dei molti e non sempre è facile da cogliere. Spesso inoltre i segnali di disagio che gli adulti riescono a cogliere sono trattati con superficialità o con un più menefreghistico “sono cose da ragazzi poi gli passerà”; nella nostra società l'età adulta, quella produttiva, sembra purtroppo l'unica a cui è importante rivolgersi, quelle precedenti (infanzia e 3

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