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La vecchia lussuriosa nell'arte europea del Cinquecento.

Informazioni tesi

  Autore: Laura Scunzani
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze e tecnologie delle arti figurative, musica, spettacolo e moda
  Relatore: Angela Ghirardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 83

Ricerca sulle origini dell'icona della "vecchia con la brocca" nella storia della letteratura e dell'arte, ovvero il simbolo della lussuria senile nella pittura di genere europea del Cinquecento, prevalentemente in area fiamminga.

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2 I° CAPITOLO LA LUSSURIA NELLA STORIA DELLA LETTERATURA E DELLA PITTURA: ESEMPI La lussuria è il più umano dei vizi capitali, considerati “abiti del male” dal filosofo Aristotele. Nella classifica stilata nel VI secolo da Papa Gregorio Magno, occupa l’ultimo posto, piazzandosi dopo superbia, invidia, ira, accidia, avarizia, gola. Dante Alighieri la intese come un appetito eccessivo dei beni terreni (cupidigia). Nel primo canto dell’inferno della Divina Commedia (I, v. 32) la descrisse come una lonza, un felino simile al leopardo e alla pantera, un animale crudele, leggero, veloce e di pelo maculato che, nella selva oscura, gli blocca la strada verso il colle, illuminato dai raggi del sole. Insieme alla lupa – simbolo di avarizia - e al leone – simbolo di superbia - la lonza raffigurò per Dante la lussuria, un’ acquiescenza continua al piacere sessuale fine a se stesso, che ostacola il pentimento e la conversione del peccatore. La visione allegorica del poeta fiorentino tradusse in immagini il pensiero di Tommaso d’Aquino che, nella Summa Teologica, aveva riassunto le passioni umane in tre abituali disposizioni al male: la cupidigia dell’ occhio (avarizia), la concupiscenza della carne (lussuria) e la presunzione di sé (superbia). Dante ha posato sulla realtà uno sguardo poetico sapendo, per esperienza personale, quanto sia devastante la sottile perversione dei più nobili affetti in un’anima calda e generosa per natura. Lo ha descritto, con turbata commozione, nel quinto canto dell’Inferno, di fronte alle anime dei due celebri amanti di Rimini, Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, travolti, in vita, dalla furia della passione e, nell’oltretomba dantesco, trascinati, senza posa, da una bufera di vento che investe il secondo cerchio, dove sono dannati “ i peccatori carnali che la ragione sottomettono al talento” (V, vv. 38 – 39). Sono i lussuriosi: Semiramide che “al vizio di lussuria fu si rotta/ che libito fe’ licito in sua legge/ per torre il biasimo in che era condotta” (V. vv. 55-57), Didone, Cleopatra, ma anche Achille; amante di Polissena, Paride di Elena di Troia, Tristano di Isotta,

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Parole chiave

commedia dell'arte
lussuria senile
peccati capitali
pittura di genere
vecchia con la brocca
cinquecento fiammingo
allegre compagnie
iconologia fiamminga
vecchia lussuriosa
danza moresca e corpo carnascelesco

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