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La vita della comunità ebraica di Lugo nei verbali delle sedute consiliari degli anni 1670-1759, MS. GERUSALEMME, HM2/9654

In linea con una nuova sensibilità storiografica e con un nuovo tipo di approccio teso a valorizzare le fonti interne delle comunità israelitiche italiane, il presente lavoro è nato con l’intento di gettare una luce nuova sull’antica comunità ebraica di Lugo attraverso un’indagine condotta su una fonte interna inedita, ossia un voluminoso registro di verbali redatto dalla Universitas judaeorum della città, oggi conservato presso il Central Archives for the History of the Jewish People di Gerusalemme, risalente a un periodo di tempo compreso fra il 1670 e il 1759. A Lugo gli ebrei, la cui presenza si registra con certezza dalla seconda metà del XV secolo, sono stati una minoranza sui generis, nel senso che essere meno numericamente non significava essere poco importanti, né necessariamente fontes persecutionum dei cristiani. In breve tempo, infatti, la città non solo diventa un fervente centro di cultura ebraica e di studi talmudici, ma nel corso del XVII secolo, - anche per particolari congiunture storiche che obbligarono gli ebrei della Legazione di Ferrara a concentrarsi solo in tre città – finisce per presentare una delle più alte consistenze di insediamento israelitico in rapporto alla cittadinanza complessiva, ossia circa un decimo della popolazione. Come si può facilmente intuire, la comunità ha prodotto veri e propri thesauri documentari che per troppo tempo sono stati sepolti nell’oblio: mi riferisco, in particolare, oltre alle celeberrime ketubbot o atti di matrimonio ebraici lughesi, a libri ebraici manoscritti, manufatti preziosi che ci permettono di fare non solo importanti considerazioni di carattere economico e sociale, ma anche di scoprire la ricca varietà di usi e costumi, riflettendo l’attività intellettuale e gli interessi di una società minoritaria del tempo. La compilazione del “Libro dei verbali” oggetto della mia indagine, come si legge nella prima carta non numerata del manoscritto, ebbe inizio il 9 novembre 1670 ponendosi come necessità prioritaria l’osservanza da parte di tutti i membri della comunità ebraica delle decisioni approvate dal supremo organo di governo della Universitas hebreorum, la Congregazione. Il registro contiene la registrazione delle delibere di oltre 300 assemblee dei membri del Consiglio della comunità ebraica di Lugo, nelle quali essi discutevano dei vari problemi relativi all’organizzazione e all’amministrazione degli affari interni, alla tassazione delle persone, alla programmazione dei bilanci per le spese della scuola, del rabbino, e alla gestione di tutti i vari aspetti della vita comunitaria.

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5 Introduzione La vetusta pianta ebraica prese ad allignare nell’isola della rugiada divina, “I- tal-ya”, ventun secoli fa e da allora vi ha dato germogli costanti, un anno appresso all’altro, senza una sola interruzione. 1 In linea con una nuova sensibilità storiografica di cui si fa interprete anche Andrea Yaakov Lattes in alcuni suoi recenti studi, e con un nuovo tipo di approccio teso a valorizzare le fonti interne delle comunità israelitiche italiane, il presente lavoro nasce con l’intento di gettare una luce nuova sull’antica comunità ebraica di Lugo attraverso un’indagine condotta su una fonte «interna» inedita, ossia un voluminoso registro di verbali redatto dalla Universitas judaeorum della città, in un periodo di tempo compreso tra il 1670 e il 1759. Allo stato attuale la querelle che per anni ha occupato la storiografia sul tema della presenza ebraica nelle città italiane in epoca medievale e moderna, relativa alla natura delle fonti che si utilizzavano per studiarla, per lo più redatte dai cristiani, sembra ormai superata e, a buon diritto, lo studio dell’ebraismo italiano non viene più affrontato dagli studiosi come indagine su un aspetto marginale di una maggioranza cristiana. 2 In passato, infatti, storici molto diversi fra loro hanno condotto studi sulle comunità ebraiche quasi esclusivamente sulla base di fonti latine, ossia documenti redatti dalla comunità cristiana circostante, rivelando più che la vita ebraica in sé, come il mondo cristiano ne percepiva la presenza diversa, critica e negativa, manifestando tutta l’inconsistenza di un approccio incompleto e fuorviante, che finiva per liquidare l’elemento ebraico come passivo e privo di una sua ricchezza di pensiero, del suo sistema di significati, e di ideologie. La compresenza cristiana ed ebraica, da un lato, favorì certamente una integrazione tra le due sfere, causando modificazioni nei comportamenti e determinando talvolta fenomeni di reattività inevitabili. Ma il quadro così 1 A. MILANO, Storia degli ebrei in Italia, Torino, 1963, XVI. 2 G. TODESCHINI, Ebrei in Italia alla fine del Medioevo: studi recenti in «Studi Medievali», XXX, I (1989), pp. 353-366.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Beni culturali

Autore: Elena Lolli Contatta »

Composta da 176 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.