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Bulli e bullismo: società violenta?

Informazioni tesi

  Autore: Milena Empolo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Concetta Epasto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 70

l bullismo è un fenomeno analizzato in tutto il mondo per cercare di porre rimedio al suo dilagare. Esso è spesso confuso con la naturale instabilità della condotta dei soggetti in età evolutiva.Il termine bullismo, deriva dall’inglese bullying utilizzato intorno agli anni 70 per indicare il mobbing scolastico di un gruppo verso un coetaneo, ma fu Olweus un ricercatore norvegese che nel ‘74 si occupò del bullismo a seguito del suicidio di due studenti. In Italia, negli anni 90, Ada Fonzi, utilizzò il termine prepotenze, ma è un termine riduttivo perchè le prepotenze sono solo una componente del bullismo che è un fenomeno multidimensionale. Le caratteristiche che ci permettono di distinguere il bullismo da altre forme di violenza sono l’intenzionalità, la sistematicità e l’asimmetria dei ruoli. Gli attori del bullismo sono il bullo, la vittima e gli spettatori. Esistono tre tipi di bullo: il bullo pianificatore o proattivo, il bullo incendiario o reattivo, il bullo gregario. Il primo sceglie con cura la vittima, pianifica le sue prepotenze e utilizza l’aggressività in maniera strumentale per raggiungere uno scopo. Il secondo utilizza la sua aggressività in modo reattivo, risponde ad ogni cosa con la violenza, ha pochi amici e può diventare vittima egli stesso. Il bullo gregario non commette in prima persona le prevaricazioni ma spalleggia il bullo leader. Vi sono due tipi di vittima, quella attiva o irritante e passiva o timida. La prima ha un carattere irritante, non rispetta le regole e provoca gli attacchi degli altri diventando anche lei una vittima-bullo. La seconda invece ha scarse competenze sociali, vive sempre in solitudine e possiede tutte le caratteristiche per diventare la vittima ideale. Gli spettatori si dividono in sostenitori del bullo; difensori della vittima; maggioranza silenziosa. Olweus ha distinto il bullismo diretto da quello indiretto. Il primo si divide in fisico (calci, pugni, molestie sessuali etc..) e verbale (prese in giro, parolacce). Quello indiretto è spesso meno visibile perchè non lascia segni fisici e consiste dell’isolare la vittima, attraverso maldicenze e dicerie sul suo conto o sulla sua famiglia con lo scopo di rovinare la sua reputazione. Questo tipo di bullismo è spesso utilizzato dalla bulla, la cosidetta “ape regina”, che sa che in questo modo, può fare molto più male rispetto a quello fisico. Inoltre negli ultimi anni con la diffusione dei mezzi tecnologici è nata un’altra forma di bullismo, il cyberbullismo, che utilizza la tecnologia (cellulari e pc), per attuare le prepotenze. Il bullismo non è provocato da una singola causa, ma dall'accumularsi di numerosi fattori di tipo neurobiologico, familiare e sociale (modello cumulativo del rischio), come per esempio il temperamento del soggetto, l’aggressività, lo stile educativo genitoriale, l’interazione con compagni e insegnanti ecc. Sono moltissimi gli interventi che ci possono aiutare a fermare il bullismo, ma devono essere preventivi ed estesi a tutto il contesto di vita dei ragazzi. Sia la scuola che la famiglia devono intervenire nei tempi stabiliti, perchè se uno dei due non lo fa, gli sforzi si vanificano. Gli interventi devono favorire la consapevolezza e la conoscenza della problematica, stimolare l’assertività, la prosocialità, l’empatia, l’autostima, la gestione della rabbia, la gestione dei conflitti, per riuscire a modificare i comportamenti inadeguati sia del bullo che della vittima. I metodi che vengono utilizzati con maggiore frequenza sono il role play, il cooperative learning, la peer education, il parent training ecc. Spesso crediamo che la società non sia mai stata cosi violenta come adesso. Ma l’umanità ha sempre conosciuto la violenza con guerre, rivoluzioni, persecuzioni politiche, delitti etc. Solo che oggi, i moderni mezzi di comunicazione ci permettono di conoscere istantaneamente, tutti gli orrori del mondo, e i cronisti stanno bene attenti a farci sapere solo notizie cattive che amplificano la nostra credenza che la società sia violenta. La società, però, non nasce violenta, ma lo può diventare a causa di troppi errori educativi, di messaggi errati che fanno passare i mass media, dei modelli distorti che si hanno a disposizione. I bulli e le loro vittime sono una delle rappresentazioni dei problemi della nostra società. Sono ragazzi senza una guida autorevole sia in famiglia che a scuola, esposti a modelli reattivi disfunzionali, ragazzi che non vengono guidati nella formazione di una personalità efficace e quindi si pongono in maniera distorta. A nulla, però, servono punizioni sempre più severe, ma essi hanno bisogno di essere ascoltati, rispettati, consigliati senza giudizio sulla persona, e vogliono sentirsi soggetti degni di essere considerati e amati.

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4 INTRODUZIONE Il bullismo è un malessere sociale fortemente diffuso, sinonimo di un disagio relazionale che si manifesta soprattutto tra giovanissimi e adolescenti, ma sicuramente non circoscritto a nessuna categoria né sociale né tanto meno anagrafica. Esso si evolve con l'età, cambia forma, ed in età adulta può trasformarsi in prevaricazioni sociali, lavorative e familiari 1 . Il bullismo è dibattuto a livello mondiale ed è stato ed è ancora, oggetto di analisi che cercano di porre rimedi al suo dilagare. Complesso nelle cause che lo determinano, pericoloso per gli esiti cui può dare luogo, che vanno dalla caratterizzazione patologica del comportamento, sino a vere e proprie manifestazioni di microcriminalità minorile, il bullismo è stato spesso confuso con la naturale instabilità della condotta dei soggetti in età evolutiva. Le prepotenze, nella scuola e negli ambienti frequentati da ragazzi, sono sempre esistite, ma negli ultimi 10 anni hanno raccolto una maggiore attenzione, dovuta sia all’interesse verso il mondo dell’infanzia, sia alla rilevanza data dalla stampa ad atteggiamenti di intolleranza, di prevaricazione, di violenza tra coetanei. Per individuare queste situazioni, più volte frettolosamente si fa ricorso al fenomeno del bullismo, ma per sapere cosa significa e come poterlo prevenire, necessitano conoscenze e capacità specifiche che costringono ad uscire dai luoghi comuni. La nostra società, la cultura si sono trasformate profondamente rispetto al secolo scorso e la figura del guerriero che si imponeva con determinazione e incisività nella comunità e nel mondo e si collegava all’idea liberale del vince il più forte, adesso è globalmente criticata in quanto prevalgono i valori di pace, tolleranza e risoluzione pacifica dei conflitti. Il cupo fenomeno del bullismo è però, spesso, incomprensibilmente sottovaluto anche quando esso è una manifestazione di un vero è proprio malessere sociale sia per coloro che commettono il danno che per coloro che lo subiscono, i primi in quanto a rischio di problematiche antisociali e devianti, i secondi in quanto rischiano una eccessiva insicurezza caratteriale che può sfociare in sintomatologie anche di tipo depressivo. Le conseguenze del bullismo sono notevoli, 1 Cfr. http://www.informagiovani-italia.com/bullismo.htm#ixzz2EeCwvsGI (consultato il 20 febbraio 2012).

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