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Visioni di morte. La pena capitale nel cinema americano contemporaneo

Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Bevilacqua
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Silvio  Alovisio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 259

Il cinema americano ha spesso mostrato interesse per una tematica che ha agitato le coscienze di diverse generazioni. La tesi tratta la più recente produzione cinematografica (sia fiction che documentaristica)evidenziando le principali linee di tendenza, sia dal punto di vista squisitamente artistico che sul piano ideologico. In filmografia sono stati prese in considerazione sia produzioni per il grande schermo sia tv movies e documentari destinati alla fruizione televisiva.

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3 INTRODUZIONE La pena di morte ha sempre rappresentato un tratto distintivo della società americana, ancora prima della nascita degli Stati Uniti d’America. La sua esistenza e la sua applicazione non sono mai state messe sostanzialmente in discussione. Sono cambiati però i metodi con cui lo Stato si arroga il diritto di porre fine, attraverso il codice penale, alla vita di un individuo. Dai linciaggi e dalle esecuzioni sommarie (normalmente per impiccagione) si è passati alla fucilazione, poi alla sedia elettrica e alla camera gas, per giungere, ai nostri giorni, a quello che è ritenuto il piø indolore: l’iniezione letale. Naturalmente il mondo della arti ha avuto parecchio materiale su cui lavorare. In particolare il cinema ha mostrato, anche per motivi prettamente spettacolari, un particolare interesse per la tematica, evidenziando, col passare degli anni, una sempre crescente consapevolezza ed un’attitudine critica nei suoi confronti. Il primo capitolo della trattazione sarà dedicato ad un breve excursus storico dalle origini della settima arte fino agli anni Ottanta del secolo scorso con riferimento alle piø rilevanti opere che avessero come tema predominante la pena capitale. I successivi tre capitoli si occuperanno invece di tre produzioni degli anni Ottanta che, per diversi motivi, rappresentano un unicum: si tratta di Daniel (1987) di Sidney Lumet, attraverso il quale si ripercorre la drammatica e oscura vicenda che condusse i coniugi Rosenberg sulla sedia elettrica nel 1953, Assassino senza colpa? (Rampage, 1987), di William Friedkin, antesignano di tanti film aventi come protagonisti killer “senza apparente motivo”, e La sottile linea blu (The Thin Blue Line, 1988) di Errol Morris, formidabile esempio di perfetta simbiosi tra giornalismo investigativo e cinema di impegno civile che contribuì a restituire la libertà ad un uomo ingiustamente condannato a morte. Dopo una breve ricognizione, nel capitolo 5, su alcuni film e documentari aventi per protagoniste donne macchiatesi di crimini da pena capitale (Aileen Wuornos, Karla Faye Tucker, Wanda Jean Allen) l’analisi si sposterà, nel capitolo 6, sul decennio che si è rivelato particolarmente prolifico, ovvero gli anni Novanta. Film come Last Light (1993), Dead Man Walking (1995), L’ultimo appello (The Chamber, 1996), Il miglio verde (The Green Mile, 1999), pur da prospettive diverse, hanno contribuito a tenere alta l’attenzione

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Parole chiave

cinema
pena di morte
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