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Gruppi terapeutici con adolescenti

Questa tesi ci ha dato modo di valutare l’adeguatezza e l’efficacia della psicoterapia di gruppo nell’adolescente e le differenze relative ai diversi orientamenti teorici.
In tutti i casi la terapia di gruppo risulta più accettabile dal giovane nell’approccio, nel sentire e nel vissuto “i pazienti non vivono la realtà di sostanziale passività del setting individuale poichè hanno modo di osservare e pensare, di vedere il movimento delle dinamiche e reagire realizzando una realtà inalienabile di attività personale; questo contesto rende visibile l’operare del terapeuta e lo colloca in una dimensione che potremmo definire sociale” (Florio, 2002, p. 40).
Si è concordi infatti nell’individuare che motivo di questa maggiore facilità è proprio nella relazione con i pari che si pone quale valida alternativa alla terapia individuale laddove questa rimanda al ben noto rapporto duale genitore-figlio.
Il nostro interesse è stato inoltre catturato da uno specifico modello psicoterapico: quello psicodinamico al quale ci siamo avvicinati attraverso le interviste condotte nei servizi e attraverso la letteratura.
Quando la psicoterapia è di stampo psicodinamico gli autori sembrano indicare che la dimensione inconscia si possa manifestare con meno vincoli e che quindi ci sia la possibilità che le immagini e i pensieri si possano sviluppare ed esprimere meglio, determinando una potenzialità di cura che la psicoterapia individuale talora non raggiunge.
Gli autori sottolineano che l’adolescente, pur con scarsa propensione con il linguaggio verbale, è ricco di linguaggio per immagini e può diventare, stimolato dal rapporto terapeutico gruppale, una persona fortemente in grado di comunicare con la dimensione onirica.
Siamo consapevoli che la psicoterapia di gruppo per adolescenti ha potenzialità ancora non del tutto esplorate proprio perché è una modalità terapeutica giovane. E d’altronde è giovane anche l’accettazione e il riconoscimento dell’adolescenza come fase del ciclo di vita a sé stante.

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1. ADOLESCENZA E SUE PROBLEMATICHE 1.1 Definizione “In ogni società, in quelle arcaiche ma anche in quelle moderne, la vita è scandita attraverso il passaggio da una tappa ben determinata e conosciuta a quella successiva: nascita, pubertà-adolescenza, lavoro, matrimonio e morte” (Van Gennep, 1981, p. 5). Il termine “adolescenza” è entrato a far parte delle principali lingue occidentali solo di recente; questo perché si è creato uno spazio per una particolare fase di vita solamente a partire dal XX secolo. Difatti è solo da tale periodo che viene riconosciuta l’adolescenza come fase di vita umana. Precedentemente a tale epoca erano considerate soltanto tre fasi di vita, l’infanzia, la giovinezza e la vecchiaia; l’adolescenza veniva confusa con l’infanzia. Si può pertanto citare a riguardo l’affermazione di Philippe Ariès “Tutto fa credere che, ad ogni epoca, corrisponda un’età privilegiata e una certa periodizzazione della vita umana: la giovinezza è l’età privilegiata del XVII secolo, l’infanzia del XIX, l’adolescenza del XX” (Ariès, 1960, p. 30). La nascita di una nuova figura, se così è corretto dire, è stata determinata da un cambiamento culturale, in quanto sono prolungati i tempi della formazione del giovane, le famiglie hanno possibilità di fornire ai propri figli un’educazione individuale che inevitabilmente ritarda il loro inserimento nel lavoro e conseguentemente prolunga la loro condizione di dipendenza da essi (Oliviero Ferraris, Bellacicco, Contabile, Sasso, 1997). Ma cosa si intende per adolescenza? L’adolescenza è una fase dello sviluppo psicofisico umano, fenomeno naturale e universale condizionato nella sue manifestazioni dalla cultura di appartenenza e dall’epoca storica. E’ età cruciale, momento di delicata transizione verso l’età adulta (Scarciglia, Righetti, 2010). 5

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Giulia Frattali Contatta »

Composta da 70 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1986 click dal 18/04/2013.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.