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Psicoanalisi dell'Arte e della Musica

Studiando la storia del movimento psicoanalitico, sono stata colpita dall’enorme numero di contributi dedicati all’arte nel corso degli anni.
A partire da Freud, la psicoanalisi si è costantemente interrogata riguardo il mistero della creatività, i meccanismi in causa, le peculiarità biografiche degli artisti, i meccanismi per cui le opere d’arte pervengono ai loro particolari effetti. I primi contributi in quest’ambito furono volti soprattutto a provare la validità delle scoperte freudiane, scoperte che ruotavano attorno al concetto di inconscio.
In un secondo momento, alcuni autori sulla spinta della Psicologia dell’Io videro la creatività e l’abilità artistica come funzioni autonome dell’Io, criticando il punto di vista dei precedenti psicoanalisti.
Un ulteriore fondamentale contributo per la comprensione dell’arte e della creatività si deve alla scuola anglosassone che fa capo a Melanie Klein. Ella vide la tendenza a riparare e ricreare come il principale movente della creazione artistica.
Tuttavia vi è una forma artistica, che a mio parere, più di tutte ha costituito una sfida per l’approccio psicoanalitico: la Musica. “C'è, in musica, qualcosa che sembra fondamentalmente ribelle all'interpretazione psicoanalitica” dirà Michael Imberty. Nell’ultimo capitolo quindi prenderò in considerazione i motivi che hanno indotto la psicoanalisi a non interessarsi al linguaggio musicale, e metterò in luce alcuni contributi recenti che hanno cercato di colmare questo vuoto.

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1 INTRODUZIONE Studiando la storia del movimento psicoanalitico, sono stata colpita dall’enorme numero di contributi dedicati all’arte nel corso degli anni. A partire da Freud, la psicoanalisi si è costantemente interrogata riguardo il mistero della creatività, i meccanismi in causa, le peculiarità biografiche degli artisti, i meccanismi per cui le opere d’arte pervengono ai loro particolari effetti. I primi contributi in quest’ambito furono volti soprattutto a provare la validità delle scoperte freudiane, scoperte che ruotavano attorno al concetto di inconscio. In un secondo momento, alcuni autori sulla spinta della Psicologia dell’Io videro la creatività e l’abilità artistica come funzioni autonome dell’Io, criticando il punto di vista dei precedenti psicoanalisti. Un ulteriore fondamentale contributo per la comprensione dell’arte e della creatività si deve alla scuola anglosassone che fa capo a Melanie Klein. Ella vide la tendenza a riparare e ricreare come il principale movente della creazione artistica. Tuttavia vi è una forma artistica, che a mio parere, più di tutte ha costituito una sfida per l’approccio psicoanalitico: la Musica. “C'è, in musica, qualcosa che sembra fondamentalmente ribelle all'interpretazione psicoanalitica” dirà Michael Imberty. Nell’ultimo capitolo quindi prenderò in considerazione i motivi che hanno indotto la psicoanalisi a non interessarsi al linguaggio musicale, e metterò in luce alcuni contributi recenti che hanno cercato di colmare questo vuoto.

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Marcella Onzo Contatta »

Composta da 41 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 6753 click dal 19/04/2013.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.