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Leuven. La città come testo. Analisi semiotica di un'"Univer-city"

Questa è una tesi di semiotica urbana. Attraverso lo studio degli spazi e dei comportamenti umani, viene descritta, con un approccio relativo alla significazione, la cittadina belga di Leuven, sede del mio progetto erasmus. Edifici, strade, parchi, pratiche sociali, flussi quotidiani e notturni si intrecciano in una città internazionale in cui si rispecchia però la divisione geopolitica tra fiamminghi e valloni, caratterizzante il Belgio.

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1 INTRODUZIONE Lo spazio, spiega Lotman (1970), ha una sua lingua che ne regola i rapporti interni. Da questi nasce un sistema di articolazioni in grado di creare un modello culturale a tutti gli effetti. Il semiologo russo spiega poi (Lotman 2006) l’importanza dello studio della città al fine di comprendere un determinato insieme culturale. Allo stesso modo in cui la cultura considera la natura come altro da sé, malgrado facciano parte entrambe dello stesso sistema culturale, anche la città determina, secondo regole locali, la propria alterità: ossia la non- città. L’oggetto di un’analisi semiotica è, sempre e comunque, il testo, qualsiasi forma esso assuma. La città rispecchia la definizione originaria della testualità, ovvero quella di tessuto (dal latino textus): fatto, cioè, di nodi, di pezzi che si legano tra loro secondo relazioni di senso. La città stratifica e gerarchizza gli elementi che la compongono, predisponendo i processi dinamici per le loro trasformazioni (Marrone 2009; Volli 2009). L’ambiente urbano, in perenne cambiamento, intrattiene con chi lo abita un rapporto di doppia influenza. Da un lato il senso dello spazio viene modificato o creato dalle pratiche urbane dei cittadini; dall’altro, la configurazione di un luogo, la disposizione degli edifici, la loro natura fisica o estetica, il sistema stradale e tutto ciò che fa di un insieme di abitazioni una città a tutti gli effetti parla una lingua precisa. Da qui un’ulteriore biforcazione. In primo luogo lo spazio è capace di influenzare il comportamento di chi lo vive: le sue pratiche, i suoi usi, la sua quotidianità. In secondo luogo lo spazio parla di sé, si descrive, mostra al mondo le caratteristiche che vuole mostrare. Proprio su questo punto la spazialità incrocia la cultura: un ambiente è in grado di raccontare la storia di sé, in ottica passata, presente o futura; ma anche la cultura di chi lo vive e di chi lo ha vissuto. C’è dell’altro: seguendo la logica identitaria per opposizioni, principio per cui, differenziandosi rispetto a un altro da sé, si costruisce l’identità, uno spazio è in grado di descriverne un altro che gli si oppone da un punto di vista fisico o delle pratiche antropologiche e, in un’attenta analisi delle differenze, può dire qualcosa in più anche su se stesso. La città possiede due dei caratteri maggiormente costitutivi del testo: la chiusura, ovvero una definizione interna ben precisa di elementi che si reggono reciprocamente e la biplanarità, che concerne l’interdipendenza tra i piani dell’espressione e del contenuto.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Andrea Cumbo Contatta »

Composta da 103 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 976 click dal 23/04/2013.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.