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Il vino in Cina e la presenza piemontese: cultura e mercati

Informazioni tesi

  Autore: Nataly Ada Rivera
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Libera Università degli Studi San Pio V di Roma
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Interpretariato e Traduzione
  Relatore: Alessandro listuzzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 137

Questa Tesi intende offrire un panorama sul mercato emergente del vino italiano in Cina, soffermandosi in particolare sulla presenza della regione Piemonte nel gigante asiatico. Il lavoro non intende porsi come testo economico specializzato ma come guida generale per la conoscenza di un settore emergente.
Per rendere lo studio efficace ho ritenuto opportuno avviarlo effettuando due interviste a due operatori piemontesi di fiducia: un rinomato produttore e un giovane consulente di vini. Le interviste hanno fornito validi spunti per l’organizzazione del corpus della tesi, spunti che poi ho ampliato consultando fonti cinesi per la prima parte più culturale, mentre per la seconda mi sono attenuta per lo più a pubblicazioni, rapporti e pagine web dell’ICE e delle organizzazioni di settore.
La ricerca si divide in due parti. La prima è focalizzata sul panorama degli alcolici in Cina e sullo sviluppo del moderno settore vitivinicolo cinese.
Le bevande alcoliche giocano da sempre un ruolo importante nelle relazioni umane, in Cina la cultura degli alcolici è antichissima e ben consolidata, tradizionalmente non sono solo bevande ma simboli culturali e collanti sociali. Scavi archeologici a Jiahu hanno rivelato che la prima bevanda fermentata cinese risale addirittura al 7000 a.C.
Tra alti e bassi nella storia gli alcolici sono passati man mano dalla coppa dell’imperatore ai bicchieri del popolo. Nel 1892 nasce, grazie ad un intraprendente mercante cinese d’oltremare la cantina Changyu, prima azienda vinicola cinese. Dalle riforme economiche del 1978 la trasformazione del sistema economico diede una forte spinta in salita al settore delle bevande alcoliche nazionali e sul mercato comparvero diversi protagonisti, tra cui quello che è diventato il “triumvirato dell’industria vinicola cinese”. Lo sguardo poi si volge verso lo sviluppo moderno del settore, con l’assimilazione dei gusti e delle abitudini di vita occidentali da parte delle classi medie in rapida ascesa, il nettare rosso è arrivato anche sulle tavole dei clienti cinesi. Di fronte a una presenza in aumento dei vini importati la Cina ha cominciato a sviluppare un suo mercato. Nell’ ultimo Piano Quinquennale il Dragone si prepara a ridurre le dipendenze dall’estero e a potenziare la produzione interna anche nel settore vitivinicolo.
La seconda parte della ricerca, dopo un introduzione generale del made in Italy agroalimentare in Cina, analizza il mercato dei vini italiani in Cina mettendolo a confronto con gli altri paesi competitor sul mercato, tra cui al primo posto i vini francesi, identificati come vini di qualità per eccellenza. La qualità dei rossi piemontesi in questo ambito non ha da temere, con le sue varietà autoctone e la sua storia reale ha le carte in regola per giocare da protagonista, persino giocando nell’associazione con il tè cinese. Un contributo importante alla diffusione dei vini piemontesi all’estero è stato dato dalla Regione Piemonte, nell’ambito della misura “Promozione sui paesi terzi”. La conquista di nuovi mercati di sbocco richiede una strategia comune e ben organizzata fra i produttori, iniziano già ad esserci in questo senso degli esempi fecondi, nati dalla consapevolezza delle proprie potenzialità all’estero e dell’importanza del restare uniti per elaborare strategie di successo. Lo studio si conclude con una panoramica dei principali ostacoli e strategie che il mercato dei nostri vini si trova al momento di fronte. L’Italia ha molto da offrire in questo settore ma spesso mancano gli strumenti per farlo, sia dal punto di vista logistico che culturale e promozionale. Tra le strategie più interessanti l’accostamento dei vini italiani con le pietanze cinesi, una nuova frontiera che si è appena cominciato ad esplorare. Si offre infine un breve glossario del settore, redatto durante la consultazione dei testi in lingua.

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1 INTRODUZIONE Questa Tesi intende offrire un panorama sul mercato emergente del vino italiano in Cina, soffermandosi in particolare sulla presenza della regione Piemonte nel Gigante asiatico. Il lavoro non intende porsi come ricerca economica specializzata ma come guida generale per la conoscenza di un settore emergente. Soffermarmi sulla posizione nel mercato della regione Piemonte è stata una scelta naturale ispirata in parte dall‘affetto verso le colline in cui sono cresciuta, in parte dall‘opportunità pratica di contattare due operatori piemontesi di fiducia. Ho infatti ritenuto opportuno avviare questa ricerca sul campo effettuando due interviste: una al produttore Michele Chiarlo e una al consulente di vini e brand export manager Sebastiano Ramello. Le interviste hanno fornito validi spunti per l‘organizzazione del corpus della tesi, spunti che ho poi ampliato e approfondito. Per la prima parte più di carattere culturale mi sono avvalsa di fonti cinesi tratte da archivi di livello quali Journal Storage (JSTOR) o China National Knowledge Infrastructure (CNKI), mentre per la seconda più pratica e legata al mercato mi sono attenuta per lo più a pubblicazioni, rapporti e pagine web dell‘Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE), di organizzazioni di settore nazionali e non, e di rinomate riviste in ambito vitivinicolo. I temi principali della prima parte di questa ricerca si focalizzano sul panorama degli alcolici in Cina e sullo sviluppo del moderno settore vitivinicolo cinese. Nel primo capitolo ho cercato di inquadrare la cultura degli alcolici in Cina nella storia e nella società cinese. La conoscenza della cultura cinese è difatti un fattore imprescindibile per capire quale può essere il potenziale per un nuovo prodotto quale è il vino d‘uva. Gli alcolici cinesi hanno una tradizione antichissima e ben consolidata, la prima bevanda fermentata cinese infatti risale addirittura al 7.000 a.C. Tradizionalmente in Cina gli alcolici non sono solo bevande ma simboli culturali, collanti sociali, amici nello sconforto e muse ispiratrici di artisti e letterati. Tra alti e bassi nella storia le bevande alcoliche cinesi passarono man mano dalla coppa dei sacerdoti e dell‘imperatore ai bicchieri del popolo. Nel 1892 venne fondata, grazie a un intraprendente mercante cinese d‘oltremare, la cantina Changyu, prima azienda vinicola cinese. Dalle riforme economiche del 1978 la trasformazione del

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