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Atene tra legalità e rivoluzione. Il colpo di Stato del 411 a.C.

La città di Atene è oggi per noi occidentali modello di techne politica per eccellenza. Qui è stata inventata la democrazia, la forma di governo più diffusa e ambita da tutti quei popoli ancora oppressi da regimi oligarchici e totalitari. La sua genesi costituisce, pertanto, oggetto di studio imprescindibile della moderna scienza politica.
La democrazia ateniese riposa sui grandi principi della sovranità, che appartiene a tutti i cittadini, della libertà individuale, che ha il solo limite della legge, dell’isotes, per cui i polìtai sono uguali di fronte alle legge e partecipano dell’uguale diritto di parola in assemblea. Questi sono i presupposti che hanno contribuito nel corso dei secoli a tramandarci un’immagine mitizzata di Atene, ma che spesso contrastano con la realtà storica di un’esperienza politica che si è alla fine autodistrutta.
Nella seconda metà del V secolo a.C., infatti, emergono i limiti della democrazia ateniese. Assemblee guerrafondaie, demagoghi al posto di leaders democratici alla guida della città, un demos sempre più “manovrabile”, ribellioni e defezioni di alleati, campagne in rovina, crisi economica, il divampare del conflitto peloponnesiaco destabilizzano l’ordine costituzionale esistente. Ad infondere negli animi un profondo sentimento di turbamento e di sfiducia contribuisce la notizia del disastro della spedizione in Sicilia, votata e sostenuta dai democratici. Ecco che queste tristi circostanze diventano un utile strumento nelle mani di chi da tempo trama un rovesciamento del governo. L’ananke, la contingenza può giustificare non solo quanti hanno approfittato dell’emergenza per caldeggiare la necessità di un cambio di regime, ma anche il popolo che, come afferma Tucidide “già sconfitto nell’animo”, resta in silenzio, precipitando nell’inerzia politica. Voce isolata rimane il teatro, che riflette in scena i giochi politici clandestini, gli errori e gli orrori della guerra, la perfidia e le trame dei capi. In particolare, la commedia di Aristofane assume un ruolo quasi profetico in questi anni convulsi. E mentre Lisistrata è in combutta con le donne spartane per sovvertire il sistema tradizionale, gli oligarchici nella realtà mettono in atto una serie di strategie per realizzare il primo colpo di Stato nella storia del mondo occidentale.
Si comincia col creare una magistratura permanente di dieci probuli, incaricata di provvedere alla “salute” pubblica. In seguito, vengono aboliti i misthoi, le retribuzioni pubbliche assegnate a chi ricopriva una carica politica, e la graphè paranòmon, il vero sprone della democrazia, comminando gravi pene contro chi osasse sospendere con un’accusa d’illegalità la votazione dei disegni di legge. Il demos rimane disarmato. Il “provvisorio” consiglio dei quattrocento membri, di cui i primi cento nominati dai pròedroi e gli altri trecento per cooptazione su una lista di predesignati dalle tribù, è delegato ad elaborare con pieni poteri leggi di fatto immutabili. Così, grazie alla preventiva attività segreta delle eterie - sicuramente non ininfluente in ambito deliberativo ed elettorale - all’intimidazione terroristica e grazie anche alla propaganda mistificatrice di abilissimi oratori, la dittatura, nella primavera del 411 a.C., è costituita, paradossalmente, col consenso del popolo.
Non tutti i capi del movimento rivoluzionario appartengono alla fazione oligarchica come Antifonte, l’anima vera del colpo di Stato secondo Tucidide, o il “coturno” Teramene, ma ci sono anche i democratici radicali come Pisandro e Frinico. Le profonde differenze ideologiche degli eversivi, le ambizioni individuali, la promessa disattesa di provvedere alla soterìa della città, il tradimento e l’intervento dei democratici di Samo pongono fine, dopo solo quattro mesi, al regime dei Quattrocento, compromettendo inevitabilmente la democrazia.
Era un’impresa ardua togliere la libertà al popolo ateniese, eppure uomini di grande ingegno ci sono riusciti, con la medesima abilità di chi aveva creato ciò che Aristotele chiama politeia, il governo dei molti. Gli oligarchi hanno ingannato il popolo ateniese dando a un golpe la parvenza di legalità. O forse Atene era stata a tal punto pervasa dalle ambizioni imperialistiche da trascurare e infine perdere quella virtù politica, della quale si era sempre creduta depositaria.

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1 Introduzione La città di Atene è oggi per noi occidentali modello di τέχνη politica per eccellenza. Qui è stata inventata la democrazia, la forma di governo più diffusa e ambita da tutti quei popoli ancora oppressi da regimi oligarchici e totalitari. La sua genesi e la sua evoluzione costituiscono, pertanto, oggetto di studio imprescindibile della moderna scienza politica. La democrazia ateniese riposava sui grandi principi della sovranità, che apparteneva a tutti i cittadini, della libertà individuale, che aveva il solo limite della legge, dell’ἰσότης, per cui i πολίται erano uguali di fronte alle legge e partecipavano dell’uguale diritto di parola in assemblea. Questi erano i presupposti che hanno contribuito nel corso dei secoli a tramandarci un’immagine mitizzata di Atene, ma che spesso contrastavano con la realtà storica di un’esperienza politica che alla fine si autodistrusse. Nella seconda metà del V secolo a.C., infatti, iniziarono ad emergere i limiti della democrazia ateniese. Assemblee guerrafondaie, demagoghi al posto di leaders democratici alla guida della città, un δῆμος sempre più “manovrabile”, ribellioni e defezioni di alleati, campagne in rovina, crisi economica, il divampare del conflitto peloponnesiaco destabilizzarono l’ordine costituzionale esistente. Ad infondere negli animi degli Ateniesi un profondo sentimento di turbamento e di sfiducia contribuì la notizia del disastro della spedizione in Sicilia, votata e sostenuta dai democratici. A nulla era servito il monito di Pericle, con il quale lo stratega aveva dissuaso gli Ateniesi ad “ampliare il loro impero nel corso della guerra 1 ”. 1 THUC., II, 65, 7.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Aurora Guccione Contatta »

Composta da 130 pagine.

 

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