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Finanziare l'imprenditorialità in Europa: il Venture capital come motore di crescita ed innovazione

Informazioni tesi

  Autore: Pietro Favale
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia e Finanza
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Claudio Zara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 39

Il venture capital in Europa riveste attualmente un ruolo secondario nel finanziamento delle PMI, le quali di conseguenza dipendono fortemente dal finanziamento bancario. Questo genera una forte barriera d'accesso al credito per le nuove idee imprenditoriali, impattando negativamente sulla competitività dell'economia Europea. Infatti il Venture Capital, anche se fortemente sottovalutato rispetto agli altri intermediari finanziari in Europa, ha degli effetti rilevanti sull'economia dei Paesi in cui opera come dimostrato dai moltissimi studi accademici pubblicati a riguardo negli ultimi anni. E' proprio tramite il confronto ed il collegamento della letteratura a disposizione sull'argomento che è possibile mettere in evidenza l'impatto determinante sulla crescita economica, occupazionale e sull'innovazione tecnologica che questa forma di finanziamento può generare, se sostenuta adeguatamente dai policymaker.

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Finanziare l'imprenditorialità in Europa: il Venture capital come motore di crescita ed innovazione 3 1. INTRODUZIONE I fondi di Venture capital sono società che erogano finanziamenti tramite equity ad imprese generalmente giovani e molto piccole, spesso si tratta di aziende innovative caratterizzate da una forte prospettiva di crescita ed innovazione. Con il termine venture capital, non intendo riferirmi a tipologie di investitori come: business angel, buyout, turnaround o mezzanine finance. I fondi di VC operano con un orizzonte temporale compreso tra i cinque e i dieci anni e veicolano capitali raccolti da investitori istituzionali o HNWI, il cui futuro rendimento è legato al successo dei progetti selezionati. L’investitore diventa quindi un socio temporaneo dell’imprenditore, interessato a realizzare un guadagno attraverso la vendita della partecipazione, una volta raggiunti gli obiettivi prestabiliti. Per quanto riguarda la fase del disinvestimento possiamo riconoscere tre canali usualmente utilizzati:  Quotazione in Borsa  Vendita della partecipazione ad un partner industriale o ad un altro investitore istituzionale  Acquisto della partecipazione da parte dell’imprenditore stesso la cui scelta dipende da molteplici fattori: i risultati raggiunti, la fase di ciclo economico e dei mercati finanziari in cui si opera, ecc. Uno dei fattori chiave alla base del valore aggiunto apportato da questo tipo di investitori, rispetto alla finanza tradizionale, è rappresentato dal supporto non-finanziario a favore di queste imprese, questi infatti forniscono un servizio di consulenza a supporto di tutte le aree gestionali, molto utile ad imprenditori nuovi al mondo del business. Nell’UE questo tipo di finanziamenti, attualmente sottoutilizzati, costituiscono un opportunità per lo sviluppo delle PMI, ciò trova conferma in alcuni documenti pubblicati dalla commissione europea a fine 2011, riguardanti la proposta di regolamento dei fondi europei di VC. Infatti le dimensioni medie di un fondo di VC europeo, sessanta milioni di euro, rispetto ad uno statunitense, centotrenta milioni di euro, dimostra come questo settore operi a livelli sub ottimali e questo si riflette sul processo di allocazione dei capitali raccolti. Ulteriore risalto merita il confronto tra i fondi che l’Europa ha dedicato al finanziamento di imprese innovative nelle prime fasi di vita, nel periodo compreso tra il 2003 ed il 2010 (ventotto miliardi di euro) rispetto ai fondi investiti negli Stati Uniti nello stesso periodo (centotrentuno miliardi di euro). Inoltre un confronto tra i capitali impiegati dai fondi europei di venture capital tra il 2009 e il 2010 (circa 4 miliardi di euro) e l’ammontare impiegato prima del 2008 (circa 7

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