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L'epistola ''Si ragiona de la Musica'' di Marsilio Ficino ad Antonio Canigiani

Il percorso conoscitivo intrapreso e vissuto da Marsilio Ficino intreccia differenti posizioni filosofiche e linee di pensiero che trovano una dimensione armonica nell'elaborazione delle sue teorie, impregnate di influssi differenti, ma in equilibrio tra se stessi. Intrapresi gli studi intorno alla fine degli anni quaranta, prima a Pisa, poi a Firenze, Ficino acquisisce una solida formazione universitaria, approfondendo non solo lo studio della filosofia e della teologia, ma anche della grammatica, della musica ed in seguito della medicina.
L'epistola “Si ragiona de la Musica”scritta all'amico Antonio Canigiani rappresenta non solo una delle più autorevoli testimonianze sui rapporti tra musica e medicina nel rinascimento, ma una vera e propria summa del pensiero di Ficino; essa raccoglie tutte le suggestioni che hanno stimolato le teorie ficiniane, non solo catturando, anche attraverso citazioni, le fonti delle sue riflessioni (da Pitagora ad Orfeo, da Boezio ad Ippocrate), ma articolandole in un tutto coerente ed unitario che ha come cornice e come spunto per la sua indagine le relazioni tra sostanze medicinali e materie sonore.
Scomporre il testo diventa quindi uno strumento d'analisi atto a focalizzare passo per passo le diverse suggestioni che lo abitano, che risultano mirabilmente incastonate al suo interno nell'intento di dare spiegazioni al quesito posto dall'amico, e che diventano stimoli per approfondire il percorso conoscitivo intrapreso dal filosofo ed i procedimenti logici che nutrono le sue teorie.

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6 ☼ PREMESSA Nel 1400 in Italia si assiste ad una rinascita degli studi filosofici, in particolare del platonismo, inserita in specifiche realtà cittadine, il cui fulcro è la cultura di corte. In questa nuova dimensione filosofica la figura dell'intellettuale si caratterizza per una maggiore attenzione alla vita contemplativa, correlata ad un impegno professionale finanziato dalla corte. L'esempio piø caratteristico in questo senso è Marsilio Ficino (1433-1499), le cui idee godono di una mirabile fortuna su scala europea, nonostante la sua attività si svolga tutta in ambito fiorentino. Egli mantiene per tutta la vita uno stretto rapporto con la famiglia de' Medici, il cui appoggio gli permette, tra le altre cose, di dare vita ad un'accademia platonica. Il percorso conoscitivo intrapreso da Ficino abbraccia diverse tradizioni filosofiche, religiose e letterarie che lo portano ad occuparsi non solo di filosofia, ma anche di medicina, musica, religione ed astrologia. Dai diversi campi del sapere a cui si dedica scaturisce l'incredibile versatilità dei suoi scritti, che ottengono vasti riconoscimenti in epoca rinascimentale ed oltre. A Ficino si deve primariamente la persecuzione ed il rinnovamento del lavoro di recupero e commento di testi platonici e neoplatonici iniziato dagli umanisti a lui antecedenti. Allo stesso tempo, però, servendosi di concetti legati a fonti antiche, paleocristiane e medioevali, Ficino arricchisce il suo lavoro di un'innovativa dimensione platonico-cristiana che gli conferirà notevole originalità. Il suo percorso di studi inizia alla fine degli anni quaranta a Pisa, per poi svilupparsi a Firenze, dove Ficino acquisisce una solida formazione universitaria, approfondendo lo studio della filosofia, della teologia, della grammatica, della musica ed in seguito della medicina. Nel periodo di apprendistato filosofico egli studia gli scritti di Cicerone, di Seneca, il De rerum natura di Lucrezio, e le Vite dei filosofi di Laerzio, opere che lo avvicinano all'epicureismo, allo stoicismo ed all'accademismo. In particolare l'influsso epicureo è attestato da un'importante composizione giovanile, il De Voluptate, scritta nel 1457 e dedicata all'amico Antonio Canigiani. Qui Ficino accoglie la visione atomistica della realtà, nell'idea che Lucrezio sia una fonte autorevole tanto quanto Platone, convinzione poi abbandonata radicalmente negli anni della maturità. Al periodo giovanile risale anche un primo approccio al pensiero di Aristotele, soprattutto attraverso le opere dei suoi commentatori, in particolare Tommaso d'Aquino ed Averroè. Nel '400 gli scritti aristotelici tornano infatti al centro dell'interesse sia dei dotti maestri delle scuole universitarie, sia degli umanisti, desiderosi di porre rimedio all'insufficienza delle traduzioni medioevali ed alle molte opere ancora non tradotte. Ficino approfondisce lo studio di testi non solo di Aristotele, ma anche di opere

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Claire Becchimanzi Contatta »

Composta da 58 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.