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L'invidia nelle rappresentazioni artistiche, letterarie e religiose

Gli autori, dopo aver premesso che il sentimento invidioso è presente nella vita quotidiana di ogni individuo, incentrano la loro ricerca sull’invidia come “musa ispiratrice” della creazione artistica e sulla condizione di invidia e invidiabilità che caratterizza l’artista.
Alcuni di essi temono, infatti, che il non essere più oggetto d’invidia li possa spingere verso il viale del tramonto, altri ritengono che il non provarne loro stessi, testimoni un impoverimento della loro creatività. Altri ancora, come Polidoro e Domenichino, hanno subìto gli effetti più nefasti dell’invidia, mentre Botticelli, Giotto, Bosch, Ensor, Gericault ne trassero fama e riconoscimenti.
Il rapporto dell’invidia con l’arte inizia fin dall’etimologia della parola che parla di sguardo derivando dal latino in-videre, nel quale in ha valore negativo e si collega al modo di “vedere” il mondo, le cose, se stessi, attraverso una lente deformante che modifica la percezione della realtà.
Nell’iconografia classica l’invidia è stata rappresentata con un sistematico ricorso alle categorie del brutto e associata al deforme e al deformante. Il complesso intreccio di sentimenti che ruota intorno all'invidia viene efficacemente rappresentato ritraendo l’invidioso come personaggio dai tratti eccessivi, caricaturali, solitamente impegnato a osservare da lontano, con sguardo torvo e malevolo, la legittima soddisfazione di qualcuno.
Gli autori passano in rassegna alcune delle più importanti evidenze della relazione tra realizzazione artistica e invidia e offrono una serie di considerazioni e altrettanti interrogativi su questo sentimento ancora poco esplorato.

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3 INTRODUZIONE L’invidia è un’emozione composita e complessa, costitutiva delle relazioni sociali e uno dei regolatori costanti e sistematici di quelle stesse relazioni. Riguarda la passione dello sguardo, nell’ambiguo significato dell’attrazione e del patire. A seconda di come si riesce ad elaborarla, tra psiche e cultura, l’invidia ci spinge a cercare oltre quello che siamo e abbiamo già, in territori che altrimenti non frequenteremmo, oppure ci induce alla ricerca del male dell’altro, della distruzione della sua soddisfazione per noi insopportabile. Diversamente dalle altre emozioni che intervengono nelle nostre relazioni è situata paradossalmente in posizione polare: essere invidiati può essere socialmente prestigioso; essere invidiosi è unanimemente stigmatizzato come disdicevole e deprecabile. Oltre a rivolgersi verso gli altri l’invidia può riguardare se stessi e nel caso in cui si afferma la bellezza del proprio progetto diviene evidente la forza generativa dell’invidia come seme della creazione di sé e dell’inedito sperimentarsi. Spesso succede, infatti, che il “nuovo” di qualcuno, ciò che un altro crea o inventa di inedito e distintivo, sia per noi intollerabile. Nelle relazioni lavorative, a scuola, nella vita di ogni giorno si svolgono i piccoli e grandi drammi del riconoscimento attraverso l’altro e nell’altro e le propensioni alla sua negazione. Che scatti, affermandosi, il riconoscimento o prevalga, invece, la propensione alla negazione, anche distruttiva, dipende da una complessa varietà di dinamiche relazionali e profonde in cui l’invidia sembra svolgere un ruolo non secondario. Nell’iconografia classica l’invidia è rappresentata con un sistematico ricorso alle categorie del brutto e associata al deforme e al deformante. Il complesso intreccio di sentimenti viene efficacemente rappresentato ritraendo l’invidioso come personaggio dai tratti eccessivi, caricaturali, solitamente impegnato a osservare da lontano, con sguardo torvo e malevolo, la legittima soddisfazione di qualcuno. Il senso comune e le concezioni dominanti dell’invidia la connotano quasi esclusivamente in senso negativo, operando una tacita trasposizione di quella che è stata ed è la sua visione di peccato capitale nella tradizione giudaico-cristiana: l’invidia come disdicevole, come peccaminosa e da evitare. Quello che l’invidia fa è porci di fronte a un bivio: elaborare la tendenza a sentire l’invidia e ad uscirne in una direzione creativa e generativa che ci porta “fuori di noi” verso un’ulteriore possibilità di noi stessi trasformandola di fatto in emulazione, o in una

Diploma di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Melania Cabato Contatta »

Composta da 47 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4338 click dal 09/05/2013.

 

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