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Disturbi Specifici dell'Apprendimento. Necessità di un ambiente ''abilitante''

Il presente lavoro tratta del ruolo dell'ambiente nei disturbi specifici dell'apprendimento (DSA).Questi sono disturbi dello sviluppo che determinano difficoltà nell'acquisizione delle così dette abilità scolastiche, ossia della lettura, della scrittura e del calcolo. L'elaborato prevede una breve descrizione delle varie tipologie di DSA per poi concentrarsi prevalentemente sulle conseguenze emotivo-relazionali che scaturiscono dal disturbo stesso. La scarsa informazione su queste tematiche rende difficoltoso un riconoscimento tempestivo delle reali difficoltà del bambino con conseguenze talvolta deleterie per lo sviluppo, sia dal punto di vista scolastico che affettivo. L'obiettivo della tesi, attraverso la trattazione dei concetti di "disablement" ed "anblement", è di proporre soluzioni che possano facilitare una sana crescita in chi è affetto da tale disturbo.

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3 INTRODUZIONE La conoscenza sui Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) è ancora poco diffusa e vaga, tanto per la famiglia quanto per la scuola. Spesso è più facile etichettare i bambini come scansafatiche, teppisti, poco inclini allo studio e via dicendo, piuttosto che cercare di capire quale sia la causa del loro rifiuto. Insegnanti e genitori, non comprendendo le vere difficoltà del bambino, finiscono per colpevolizzarlo, facendolo sentire incompreso, incapace, confuso sulla sua diversità. Tutto ciò lo porta a sprofondare in uno stato di frustrazione, disagio, perdita della propria autoefficacia e calo dell’autostima, risvolti che non si ripercuotono solo sul piano scolastico, ma nell’intera vita sociale, presente e futura. Scuola e famiglia, spesso, si accusano a vicenda di negligenza nei confronti del bambino, interpretando il suo comportamento come conseguenza di un’inadeguata educazione. Talvolta, anche dopo la diagnosi si continua a cercare un responsabile, piuttosto che collaborare insieme per il benessere comune del bambino. Si ignora il fatto che i DSA hanno, con tutta probabilità, una base organica, pertanto non esisterebbe alcun “colpevole”. Allo stesso tempo questo non significa che non si possa fare niente per migliorare le loro prestazioni, anzi, le diverse prognosi positive, nonché la ricerca sulla plasticità neuronale, dimostrano quanto si possa e si debba fare. Ciò che si vuole evidenziare all’interno di questo lavoro può essere sintetizzato con una frase di Albert Einstein: “Siamo tutti dei geni. Ma se un pesce viene giudicato per la sua capacità di arrampicarsi su un albero, si sentirà stupido per tutta la vita”. Ogni individuo è unico, ma le richieste scolastiche sono standardizzate, risultando eccessive per alcuni e inferiori per altri. Tutti cercano di uniformarsi e piano piano perdono parti di sé, identificandosi in ciò che non sono e sentendosi perennemente insoddisfatti, o addirittura incapaci. La scuola deve imparare a vedere le diversità come risorse e spunti di crescita per tutti, non come ostacoli da aggirare e da lasciare in disparte. In questo modo si può preservare l’identità di ogni alunno, dargli la possibilità di esprimersi e mostrare il meglio di sé.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Umanistiche

Autore: Stefania Cau Contatta »

Composta da 46 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.