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Fattori di protezione dei comportamenti a rischio:il ruolo dell'appartenenza associativa

Informazioni tesi

  Autore: Giorgio Guanciale
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Chiara Simonelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 46

Il progetto di tesi in questione nasce come necessità di ottenere una maggiore comprensione delle motivazioni che portano ad attuare o meno comportamenti a rischio, contestualizzando questo studio nella realtà giovanile dell'appartenenza associativa.
Lo scopo è quello di realizzare un lavoro di ricerca atto a dimostrare il ruolo eventuale di protezione e prevenzione che l'appartenenza ad una associazione giovanile può recitare all'interno del contesto dei comportamenti a rischio.
Può essere condivisibile anche senza ricerche sperimentali che fare parte di un gruppo o di una realtà associativa -sia essa sportiva, aggregativa, educativa..- costituisca di per sè un fattore di protezione oggettivo; l'intenzione del mio lavoro di ricerca potrebbe essere quello di ottenere dei riscontri empirici fondati sulla somministrazione di test e questionari sulla percezione del rischio e sui comportamenti a rischio e sul confronto dei risultati ottenuti.
La ricerca verterebbe quindi sulla somministrazione del test di Zuckerman Sensation Seeking Scale versione V ed eventualmente di altri questionari sulla percezione del rischio, sulla sopportazione alla noia e all'ansia; questi test andrebbero somministrati ad un campione della ricerca costituito da adolescenti tra i 14 e i 25 anni facenti parte di associazioni giovanili come l'Agesci e simili, e da adolescenti iscritti in società sportive; i risultati di questa somministrazione devono poi essere confrontati con un gruppo di controllo, costituito da adolescenti della stessa fascia di età del campione, non appartenenti ad alcuna associazione.
Attraverso questa distinzione e per mezzo del confronto dei risultati ottenuti, si può dimostrare se effettivamente l'appartenenza associativa può annoverarsi tra i fattori di protezione dei comportamenti a rischio; questo senza avere la presunzione di affermare che l'associazionismo sia fattore decisivo e indispensabile nella protezione e prevenzione, ma nella considerazione di questo come valido strumento nell'educazione e nella formazione dell'adolescente.

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4 Introduzione I comportamenti cosiddetti “a rischio” vengono identificati in quelle azioni che possono mettere in pericolo, sia a breve che a lungo termine, il benessere fisico, psicologico e sociale dell’adolescente e del giovane adulto. Il rischio connesso con questi comportamenti può essere immediato, come nel caso della giuda pericolosa, oppure posticipato nel tempo, se si considerano ad esempio i disordini alimentari, l’abuso di droghe e alcool e il fumo di sigarette. Alcuni comportamenti, come quello antisociale, presentano un rischio di tipo più psicologico e sociale che fisico, mentre per altri, come i rapporti sessuali precoci e non protetti, il rischio riguarda sia gli aspetti fisici che quelli psicosociali. Studiare gli adolescenti normali è utile non solo per avere una descrizione generale di ciò che fanno e di come percepiscono il rischio, ma soprattutto per comprendere meglio le funzioni che i comportamenti a rischio svolgono in adolescenza. Secondo Bonino et al (2003), proprio in questo periodo dello sviluppo personale, ragazzi e giovani adulti sono messi a confronto con nuove possibilità e scelte alternative, avvertono l’esigenza di assumere nuovi impegni, di consolidare quelli già presi, di sperimentare ruoli e condotte diverse da quelle che hanno caratterizzato gli anni dell’infanzia. Per comprendere le ragioni del coinvolgimento dei comportamenti rischiosi occorre fare riferimento alle funzioni che essi possono rivestire per coloro che li attuano. La ricerca dell’eccitazione e delle sensazioni si può realizzare attraverso modalità estremamente diversificate, che vanno dalla ricerca di pericolo connessa con la velocità alla guida, all’infrazione tout-court delle norme, alla devianze e all’attività sessuale promiscua e senza l’uso di alcuna contraccezione. Cattellino et al (2000) affermano che alcuni comportamenti diventano poi effettivamente rischiosi, altri si fermano alla fase di sperimentazione. Le ragioni del diverso atteggiamento dei giovani verso i rischi sono legate sia allo sviluppo della identità adulta, sia alle relazioni con adulti, genitori e altri significativi, con il gruppo dei pari e col più ampio contesto sociale. Proprio il contesto sociale all’interno del quale gli adolescenti e i giovani adulti oggi crescono diventa oggetto di studio in questa ricerca, in considerazione

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Parole chiave

adolescenza
pari
associazionismo sportivo
associazionismo giovanile
teenager
comportamenti a rischio

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