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Intercettazioni di comunicazioni e videoregistrazioni

L'argomento della tesi riguarda "Le Videointercettazioni", uno dei temi più complessi e problematici del diritto processuale penale, in quanto il codice di procedura penale non le menziona tra gli strumenti investigativi; non vi sono quindi norme a disciplinarle.
Le videoregistrazioni si differenziano sulla base di due variabili: il luogo della ripresa, e l'oggetto della ripresa.
Il luogo può essere "pubblico o aperto al pubblico" o "domiciliare".
L'oggetto varia a seconda che si tratti di riprese di comportamenti a carattere comunicativo o a carattere non comunicativo.
Dopo importanti pronunce della Corte costituzionale, la sentenza n.26795/2006 (Prisco) delle Sezioni Unite della Corte di cassazione, ha dato in termini di disciplina un quadro più approfondito sulla materia delle videoregistrazioni, elaborando anche un terzo luogo di ripresa, quello in ambiti "riservati". In particolare afferma che "si passa da spazi sprovvisti di qualsiasi tutela, come quelli pubblici o aperti al pubblico, nei quali si ammettono operazioni di propria iniziativa della polizia giudiziaria; ad ambiti non domiciliari, ma pur sempre meritevoli di tutela, ai sensi dell'art. 2 Cost., per la riservatezza delle attività che vi si compie, la cui ripresa occulta impone di osservare un livello minimo di garanzie, rappresentato da un provvedimento motivato dell'autorità giudiziaria; per giungere, infine ai luoghi riconducibili al concetto di domicilio di cui all'art. 14 Cost., nei quali in assenza di una specifica disciplina legislativa si ritengono inammissibili riprese a carattere non comunicativo". Tale pronuncia però, non risolve tutti i problemi e continua a rimanere indifferibile la necessità che il legislatore disciplini la materia, stabilendo una compiuta regolamentazione delle riprese visive domiciliari compiute a fini investigativi.

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1 CAPITOLO I PRINCIPI COSTITUZIONALI E SOVRANAZIONALI 1. La libertà e la segretezza delle comunicazioni Le intercettazioni incidono sul diritto alla libertà e alla segretezza delle comunicazioni tutelato dall’art. 15 della Costituzione, il quale dopo averne sancito l’inviolabilità, stabilisce che ogni sua limitazione è possibile solo nel rispetto delle garanzie previste dalla legge e in base ad un provvedimento motivato dell’autorità giudiziaria. A partire dalla sentenza n. 34 del 1973, la Corte costituzionale ha affermato che «la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altro mezzo di comunicazione costituiscono un diritto dell'individuo rientrante tra i valori supremi costituzionali, tanto da essere espressamente qualificato dall'art. 15 della Costituzione come diritto inviolabile» 1 . La stessa Corte ha ribadito più volte che la stretta attinenza di tale diritto al nucleo essenziale dei valori della personalità, induce a qualificarlo come «parte necessaria di quello spazio vitale che circonda la persona e senza il quale questa non può esistere e svilupparsi in armonia con i postulati della 1 Corte cost., 11 marzo 1993, n. 81, in Cass. pen., 1993, p. 2744; Corte cost., 23 luglio 1991, n. 366, in Cass. pen., 1991, p. 914.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Laura Giglio Contatta »

Composta da 77 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.