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L'Italia della ricostruzione e la creazione della Cassa del Mezzogiorno. Un tentativo di porre rimedio alla questione meridionale.

L'intervento straordinario attuato dalla Democrazia cristiana nel secondo dopoguerra, sotto la pressione dello Svimez,fu una gigantesca occasione persa. Non a torto risulta agli occhi dell’opinione pubblica e della storiografia dominante come un elefantiaco tentativo: uno spreco di risorse che fu cavalcato da gente senza scrupoli al solo scopo di ricavarne profitti personali ai danni dello Stato.
Tuttavia in questo elaborato ho cercato di far emergere quanto di buono c'era nel progetto originale, l'entusiasmo e la voglia di cambiare le cose dei protagonisti di quella stagione storica. La voglia di risolvere definitivamente la questione meridionale si scontrò e dovette soccombere difronte agli interessi della politica, alla lentezza della burocrazia e alle nuove dinamiche che veniva ad assumere l'economia mondiale con gli accordi di Bretton Woods.
Con la fine dell'esperienza della Cassa la questione meridionale è stata semplicemente rimossa dall'agenda politica che non è stata in grado di proporre nuovi piani di intervento per il Sud.

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L’Italia della ricostruzione e la creazione della Cassa del Mezzogiorno. Un tentativo di porre rimedio alla questione meridionale. 10 Premessa Il dibattito sullo squilibrio economico nel nostro paese, tra un nord economicamente forte e produttivo e un sud pigro e arretrato, è un tema sempre attuale e molto acceso. Il secondo conflitto mondiale, inteso in tutta la sua gravità, peggiorò ulteriormente la situazione del Meridione anche a causa delle ingenti perdite di risorse umane e materiali. Il nord, liberato dai tedeschi, richiedeva materie prime per far ripartire le proprie industrie, diversamente dal sud che invece appariva stanco e decimato nella sua popolazione, privo di strutture e desolato territorialmente. I problemi del Mezzogiorno erano dunque gravi nella loro portata, siccome involgenti questioni infrastrutturali, sociali e culturali. La guerra aveva cancellato l’esile trama industriale e più che ricostruire, occorreva "reinventare" una sua economia, attraverso un ripensamento generale della sua struttura. I dibattiti su come intervenire nel Mezzogiorno e nelle altre aree economicamente depresse della penisola si accesero già all’indomani della fine del secondo conflitto mondiale, dividendo il già diradato sciame di partiti, circoli, salotti e correnti politiche. L’Italia, sconfitta, ritornava alla vita democratica dopo il ventennio fascista, ma senza nessuna certezza sul chi e sul come l’avrebbe guidata e senza nemmeno sapere quale assetto istituzionale avrebbe assunto. Il paese, si trovava nell’impossibilità di intervenire autonomamente in materia economica e politica, avendo di fatto esaurito le proprie risorse al seguito dei perdenti, cosicché il futuro dell’Italia appariva nitidamente ancorato alle mere decisioni dei vincitori ed approcciato così ad uno scenario mondiale nuovo e incerto sia sul piano politico, che economico. La vecchia Europa si era rivelata debole e gli attori principali della politica erano, ormai, del tutto cambiati. I vincitori si trovarono ben presto in disaccordo sulle politiche da adottare verso gli sconfitti, ed il dominio assoluto delle due super potenze vincitrici (Stati Uniti e Unione Sovietica) divideva il mondo intero in due ben distinti blocchi separati, cosicché, l’inclusione dell’Italia nel blocco occidentale e filoamericana gettò le basi per l'inizio di un nuovo scenario a matrice repubblicana e democratica. Concitate fasi politiche videro il nostro paese seguire con ansia la vittoria della repubblica, la formazione dell’Assemblea costituente e l’approvazione della stessa Costituzione. Solo dopo le elezioni del 18 aprile 1948, con la prima legislatura, il paese si liberò, anche se non del tutto, dalle paure di colpi di Stato e rivolte civili. La nuova classe dirigente poté iniziare, allora, a concentrarsi

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Gaetano Ragno Contatta »

Composta da 199 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.