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Jean de Condé: un menestrello alla corte di Guglielmo I di Hainaut

Informazioni tesi

  Autore: Lydia Galgano
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Lingue e letterature moderne euroamericane
  Relatore: Beatrice Fedi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 194

Non sarebbe esagerato sostenere che nel Medioevo ogni forma letteraria è didascalica. È risaputo che la poesia lirica, l’epopea, il romanzo, sotto forme diverse, propongono ai lettori una morale, determinano più o meno esplicitamente uno stile di vita. Parallelamente a questi generi ben definiti si è sviluppata un’importante produzione letteraria dai caratteri formali imprecisi, che costituisce una disorganica summa dei valori morali e delle conoscenze teoriche e pratiche della società medievale.
La letteratura didascalica comprende composizioni in prosa e in versi, ampie o brevi, con le quali in ogni tempo sono stati svolti argomenti di carattere scientifico, tecnico, morale, teologico, ecc., allo scopo di ammaestrare e divulgare il sapere.

Nell'antica Grecia già alcuni passi dell'Iliade e dell'Odissea hanno un contenuto didascalico, così come Le opere e i giorni di Esiodo e molti poemi di autori alessandrini. I Latini, per il loro stesso carattere volto alla vita pratica, fin dai primi tempi della loro vita letteraria lasciarono numerose manifestazioni di questo genere: il De rerum natura di Lucrezio, le Georgiche di Virgilio, le Metamorfosi, Halieutica, Ars amandi, i Fasti di Ovidio, l'Epistola ai Pisoni o Ars poetica di Orazio. Nel Medioevo la letteratura didascalica ebbe grande fortuna con i numerosissimi bestiari, erbari, lapidari, con le compilazioni enciclopediche (Livres du trésor di Brunetto Latini; Roman de la Rose di Guillaume de Lorris e Jean de Meung) e quindi con le “visioni”, le “piacevoli finzioni”, le “allegorie”: elementi che confluiranno nel grandioso poema dantesco che ebbe numerose imitazioni.

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5 INTRODUZIONE Non sarebbe esagerato sostenere che nel Medioevo ogni forma letteraria è didascalica. È risaputo che la poesia lirica, l’epopea, il romanzo, sotto forme diverse, propongono ai lettori una morale, determinano più o meno esplicitamente uno stile di vita. Parallelamente a questi generi ben definiti si è sviluppata un’importante produzione letteraria dai caratteri formali imprecisi, che costituisce una disorganica summa dei valori morali e delle conoscenze teoriche e pratiche della società medievale. La letteratura didascalica comprende composizioni in prosa e in versi, ampie o brevi, con le quali in ogni tempo sono stati svolti argomenti di carattere scientifico, tecnico, morale, teologico, ecc., allo scopo di ammaestrare e divulgare il sapere. Nell'antica Grecia già alcuni passi dell'Iliade e dell'Odissea hanno un contenuto didascalico, così come Le opere e i giorni 1 di Esiodo e molti poemi di autori alessandrini. I Latini, per il loro stesso carattere volto alla vita pratica, fin dai primi tempi della loro vita letteraria lasciarono numerose manifestazioni di questo genere: il De rerum natura di Lucrezio, le Georgiche di Virgilio, le Metamorfosi, Halieutica, Ars amandi, i Fasti di Ovidio, l'Epistola ai Pisoni o Ars poetica di Orazio. Nel Medioevo la letteratura didascalica ebbe grande fortuna con i numerosissimi bestiari, erbari, lapidari, con le compilazioni enciclopediche (Livres du trésor di Brunetto Latini; Roman de la Rose di Guillaume de Lorris e Jean de Meung) e quindi con le “visioni”, le “piacevoli finzioni”, le “allegorie”: elementi che confluiranno nel grandioso poema dantesco che ebbe numerose imitazioni. Jean de Condé, menestrello «attiré» alla corte di Guglielmo I di Hainaut, fu autore di settantasette pièces, per un totale di circa ventimila versi, edite complessivamente nel 1866-67 da A. Scheler, Dits et Contes de Baudouin de Condé e de son fils Jean de Condé, tomi II e III, tra cui anche cinque fabliaux editi da A. Landolfi Manfellotto, I «Fabliaux» di Jean de Condé. Edizione critica con introduzione, note e glossario nel 1979. A p. 27, la 1 Documento importantissimo dell'etica greca arcaica (sec. VIII a. C.), il poemetto di Esiodo contiene, pur nella durezza della precettistica, squarci di grande poesia. Cfr. A. De Petris, Prometeo. Un mito, Firenze, Olschki, 2003, p. 12.

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Parole chiave

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letteratura medievale
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