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Responsabilità Sociale d'Impresa e Progetto Q-RES nelle Cooperative: il caso Coop Consumatori Nordest

La Responsabilità Sociale d’Impresa è un tema oggetto da tempo di ampie discussioni ed al centro di numerosi convegni, master, ricerche, progetti.
È in atto una forte evoluzione dei consumi: la nuova leva di acquisto per un numero sempre maggiore di persone è costituita appunto dalla RSI. Oggi al marketing mix tradizionale (prodotto, prezzo, promozione, distribuzione) si aggiunge un quinto elemento, l’etica. Il consumatore non si accontenta più soltanto della qualità e della convenienza, vuole anche che il prodotto che acquista rispetti l’ambiente, i diritti dei lavoratori e i principi elementari di giustizia e solidarietà.
Per l’impresa, RSI significa assumersi la responsabilità dell’impatto prodotto dalle proprie attività sull’ambiente circostante. La tematica dell’agire etico dell’impresa sta diventando un tema forte che investe direttamente il problema della competitività delle imprese. Come mostrano i casi di grandi aziende quali Nike, Reebok e Nestlè, l’impresa non può sopravvivere e svilupparsi senza una legittimazione sociale, che può essere ottenuta solo dimostrando pubblicamente di tenere conto, nella propria attività, dei valori condivisi nell'ambiente sociale in cui si trova ad operare.
Nella seconda metà degli anni ’90, all'indomani del Summit di Rio de Janeiro (1992) e della stesura dell’Agenda 21, le Nazioni Unite invitarono le grandi aziende, particolarmente le imprese multinazionali, a definire accordi commerciali che contemplassero e tutelassero i diritti umani di base, quelli dei lavoratori e il rispetto dell’ambiente. Il termine impiegato fu quello di Corporate Social Responsibility, CSR, che in italiano diventa Responsabilità Sociale d’Impresa, RSI.
L’Unione Europea ha iniziato ad elaborare una strategia di coinvolgimento delle imprese nel progetto RSI già a partire dal 1997: in tale anno viene infatti istituito un organo di consulenza dedicato. Nel luglio 2001 pubblica il Libro Verde “Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese”, destinato specificamente all'apertura di un dibattito generalizzato a livello europeo sulla RSI.
Il tema della CSR va inquadrato nell'ambito delle politiche per la competitività dell’impresa e del sistema economico, ricollegandosi con il concetto di “sviluppo sostenibile”. Sostenibilità è la “capacità di una organizzazione (o società) di continuare, in maniera duratura nel tempo, le proprie attività, tenendo in debita considerazione l’impatto che queste ultime hanno sul capitale naturale, sociale e umano” (ISEA – Institute of Social and Ethical AccountAbility). In altri termini, la CSR è il contributo che le imprese offrono allo sviluppo sostenibile.
I capi di Stato dell’Unione Europea, riuniti a Lisbona nel 2000, hanno fissato un obiettivo strategico da raggiungere entro il 2010: fare dell’Unione Europea “l’economia della conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, capace di una crescita economica sostenibile accompagnata da un miglioramento quantitativo e qualitativo dell’occupazione e da una maggiore coesione sociale”, e la diffusione della CSR ne costituisce uno strumento insostituibile.
Oltre alle imprese multinazionali, che per prime e in maniera più evidente hanno affrontato queste tematiche, oggi anche le PMI stanno sviluppando approcci e strumenti per la gestione degli aspetti sociali e ambientali nell'ambito delle proprie attività strategiche e competitive.
La tesi si articola in quattro capitoli.
Nel capitolo 1 vengono presentate in maniera sintetica le posizioni di alcuni studiosi per giungere ad identificarne i tratti comuni. Si compie inoltre una disamina dello status quo, utilizzando in particolare i dati di una recente ricerca pubblicati dal noto quotidiano economico-finanziario Il Sole-24Ore. Si traggono quindi alcune conclusioni, non esaustive, sull'argomento.
Nel capitolo 2 viene illustrato un modello operativo di gestione strategica della CSR basato sui concetti di “contratto sociale” con gli stakeholders e di “reputazione”: il progetto Q-RES. Si descrivono gli strumenti di cui è composto il modello e le interazioni tra essi per comprendere la sua efficacia come “modello integrato”.
Il capitolo 3 illustra il comportamento di un particolare tipo di imprese, le cooperative, e analizza, tra queste, quelle di grandi dimensioni appartenenti al settore industriale. Le imprese cooperative si sono trovate, molto prima delle imprese tradizionali, a dover conciliare la sopravvivenza nel mercato con la propria responsabilità “sociale”. Vengono presentate le caratteristiche di Coop, un sistema di cooperative della grande distribuzione organizzata, leader nel settore.
Nel capitolo 4 viene presentato il caso di una delle cooperative del sistema Coop, Coop Consumatori Nordest, che sta sperimentando al proprio interno il progetto Q-RES. Si analizza come la metodologia Q-RES stia conformando e caratterizzando l’intera gestione dell’impresa in materia di Responsabilità Sociale.
A seguire alcune considerazioni finali.

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Introduzione V Introduzione La Responsabilità Sociale d’Impresa è un tema oggetto da tempo di ampie discussioni ed al centro di numerosi convegni, master, ricerche, progetti. È in atto una forte evoluzione dei consumi: la nuova leva di acquisto per un numero sempre maggiore di persone è costituita appunto dalla RSI. Oggi al marketing mix tradizionale (prodotto, prezzo, promozione, distribuzione) si aggiunge un quinto elemento, l’etica. Il consumatore non si accontenta più soltanto della qualità e della convenienza, vuole anche che il prodotto che acquista rispetti l’ambiente, i diritti dei lavoratori e i principi elementari di giustizia e solidarietà. Per l’impresa, RSI significa assumersi la responsabilità dell’impatto prodotto dalle proprie attività sull’ambiente circostante. La tematica dell’agire etico dell’impresa sta diventando un tema forte che investe direttamente il problema della competitività delle imprese. Come mostrano i casi di grandi aziende quali Nike, Reebok e Nestlè, l’impresa non può sopravvivere e svilupparsi senza una legittimazione sociale, che può essere ottenuta solo dimostrando pubblicamente di tenere conto, nella propria attività, dei valori condivisi nell’ambiente sociale in cui si trova ad operare. Nella seconda metà degli anni ’90, all’indomani del Summit di Rio de Janeiro (1992) e della stesura dell’Agenda 21, le Nazioni Unite invitarono le grandi aziende, particolarmente le imprese multinazionali, a definire accordi commerciali che contemplassero e tutelassero i diritti umani di base, quelli dei lavoratori e il rispetto dell’ambiente. Il termine impiegato fu quello di Corporate Social Responsibility, CSR, che in italiano diventa Responsabilità Sociale d’Impresa, RSI. Molte aziende firmarono accordi con tutti i partner commerciali, dai principali clienti e fornitori ai subappaltatori di attività di servizio, affinché venissero garantiti standard etici minimi. L’Unione Europea ha iniziato ad elaborare una strategia di coinvolgimento delle imprese nel progetto RSI già a partire dal 1997: in tale anno viene infatti

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Luigino Narduzzi Contatta »

Composta da 207 pagine.

 

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