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Frida Kahlo ''Propaganda in Autoritratto''

Vita e opere di Frida Kahlo, viste attraverso la sua personale capacità di autopromuoversi come artista e pittrice, in un periodo storico dove la donna era più solita rimanere all'ombra del suo uomo...

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9 2 - Tratto da ” Frida Kahlo” di Rauda Jamis “Quando guardo la mia opera retrospettivamente, penso di essere una grande pittrice. No, non temo le parole, rispecchiano la loro verità. Costruendo un quadro, bisogna saper cogliere nel segno. La personalità – ammesso che ci sia – nel quadro è in primo piano. Se è stata fatta opera d’introspezione, è evidente, esplosiva. Tutto si ricollega in un’intensità maggiore e immediatamente comprensibile:l’equilibrio di un grande pittore è lampante. A volte mi chiedo se la mia pittura non sia stata, nel modo in cui l’ho portata avanti, più simile all’opera di uno scrittore che ha quella di un pittore. Una specie di diario, oppure la corrispondenza di tutta una vita. Il primo come luogo in cui avrei liberato la mia immaginazione analizzando vita, morte e miracoli di me stessa, mentre con la seconda, avrei dato notizie su di me, o dato parte di me, semplicemente a persone care. D’altronde, i miei quadri, li ho quasi tutti regalati, in genere sono stati destinati a qualcuno fin dall’inizio. Come lettere. Durante l’estate 1938, se ricordo bene, l’attore americano Edward G.Robinson mi ha acquistato quattro quadri in una volta sola. La mia prima grossa vendita. Ero combattuta fra il piacere legato al riconoscimento e un disagio incontenibile: il mio lavoro meritava di essere comprato con tanto interesse? Avevo voglia di distruggere i quadri, di nascondermi. Del resto fu Diego che condusse le trattative finanziarie. Io ne ero incapace. Eppure, avevo anche voglia di mettermi in luce. Infatti prevalse questo lato, quando, in autunno partii da sola per New York. La Julien Levy Gallery ospitava le mie opere dal 1° al 14 novembre. Venticinque quadri. Arrivai qualche settimana prima. Per ambientarmi di nuovo, per far fronte agli ultimi preparativi. A dispetto di una salute del tutto precaria, ero moralmente in forma, provavo una curiosa sensazione di libertà a essere improvvisamente lontana da Diego. Avevo voglia di liberarmi del suo ascendente affettivo, di confortare la mia capacità di sedurre, di affermarmi. Alla sera inaugurale dell’esposizione, ero particolarmente eccitata. Mi ero vestita come una regina e ciò faceva il suo effetto. Nella galleria c’era molta gente. Dai Rockefeller ad Alfred Stieglitz, il fotografo, e Georgia O’Keeffe, la moglie pittrice, passando per Meyer Schapiro, Doroty Miller, ecc., tutti si accalcavano per vedere i quadri e, generalmente, sembravano alquanto impressionati. Fu un vero successo. Ebbi buone recensioni e mie foto apparvero sui giornali.” F.Kahlo

Laurea liv.I

Facoltà: Design e Arti

Autore: Alice Gardoni Contatta »

Composta da 33 pagine.

 

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