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La paura della criminalità nella città di Forlì: analisi comparativa tra criminalità reale e senso di insicurezza percepito

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Giliberti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Criminologia applicata per l'investigazione e la sicurezza
  Relatore: Andrea Antonilli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 239

L'elaborato è incentrato sullo studio di quel sentimento diffuso di insicurezza, che ormai da anni pervade molte delle nostre città. L'obiettivo che mi sono posto è stato quello di capire, alla luce delle maggiori teorie esplicative, le cause che originano tale sentimento, come nasce e come si sviluppa, chiedendomi, nel contempo, se è del tutto legittimo, oppure frutto di errori o mistificazioni.
Il punto di partenza dell'analisi è costituto dall'osservazione dell'allarme sicurezza nell'Italia degli anni novanta e della centralità della paura nelle esperienze quotidiane e nei discorsi pubblici e mediatici. L'interesse che ha mosso questo studio è stato quello di cercare di rispondere ad alcuni interrogativi che oggi rivestono un carattere di attualità: "Quanto è diffusa la paura della criminalità?" e ancora "Quali sono i fattori che la determinano e influenzano?" La risposta inizialmente è apparsa scontata: se si tratta di paura di subire un reato, la criminalità ne costituisce necessariamente la causa principale, e quindi per diminuire l'ammontare della prima non si può fare altro che inasprire le misure di contrasto alla seconda.
Tuttavia, ci si è accorti che tale spiegazione non reggeva di fronte alla rilevazione di uno scarto tra la consistenza effettiva del rischio di criminalità e il livello di percezione dell'insicurezza; entrano quindi in gioco concetti quali vulnerabilità, quantità e qualità delle informazioni disponibili sul crimine, percezione della qualità della vita, disordine urbano, livello di coesione sociale e di fiducia istituzionale, tutti elementi che fanno parte della ricerca ormai quarantennale sulla fear of crime. Ecco quindi l'emergere di un nuovo quesito che cercherò di approfondire nel mio lavoro: "Vi è una correlazione tra la criminalità reale e il senso di insicurezza percepito dalla popolazione in un determinato territorio"?
I dati di letteratura evidenziano come paura e criminalità non sono legati da un rapporto lineare, e che mentre il numero dei reati è invariato rispetto al passato, insicurezza e paura aumentano.
Tuttavia, per dimostrare questa tesi ho realizzato una ricerca di tipo quantitativo sul territorio di Forlì, cercando di cogliere ed analizzare il legame tra criminalità reale (ovvero il numero di reati consumati in un dato territorio) e il senso di insicurezza urbana o paura della criminalità ponendo in evidenza la percezione soggettiva, da parte del cittadino, del rischio legato alla criminalità nelle diverse zone della città.
Non volendo tuttavia prediligere ipotesi esplicative unidimensionali, bensì sposare un criterio di approfondimento su base sistemica, ho affrontato argomenti e variabili di diversa natura, a partire dalla declinazione delle varie qualità del sentimento di insicurezza, per descrivere poi gli aspetti mediatici, nonché l’importante valenza del cosiddetto senso di comunità, argomenti e variabili tutti interconnessi a vari livelli di complessità e importanza.

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4 INTRODUZIONE I temi legati all’insicurezza urbana e alla paura del crimine sono di forte attualità; in essi coesistono elementi culturali, politici, urbanistici e psicosociali; negli ultimi anni, in Italia come in tutti i paesi dell'Occidente, si sta svolgendo un dibattito sempre più acceso sui temi della sicurezza, come diritto dei cittadini di poter fruire degli spazi esterni senza il pericolo di subire reati. L'interesse per il problema "sicurezza" è stato innescato da tutta una serie di fattori, primo tra tutti, e certamente il più determinante, il consistente aumento della criminalità diffusa 1 , associato anche al fenomeno che gli studiosi di matrice anglosassone definiscono come incivility, ovvero il progressivo decadimento 'fisico' degli ambienti urbani che porta al deterioramento dell'immagine pubblica del nostro spazio. L’insicurezza è alimentata, inoltre, dai cambiamenti sociali che si susseguono in modo così rapido da non consentire in chi li subisce un altrettanto rapido adattamento; dalla percezione di precarietà nelle grandi città, dalle ansie che la popolazione associa all’ambiente urbano vissuto come fonte di pericolo, dalle preoccupazioni legate alla “paura dell’altro”. La paura della criminalità, quindi, è un tema che ha acquistato sempre maggiore importanza; quella che una volta era considerata un'angoscia circoscritta, localizzata, che affliggeva soltanto le persone e i quartieri più poveri, ha iniziato a essere intesa come uno dei problemi sociali più gravi, e come una caratteristica della cultura contemporanea. Fino ad alcuni anni fa, paura ed insicurezza erano legate a malattia, povertà e guerre, oggi invece la paura per la criminalità e l’ansia per la diffusione dei comportamenti devianti preoccupano e favoriscono reazioni che contribuiscono a diffidenza e sfiducia, riduzione della coesione e della partecipazione sociale. Non solo: la paura della criminalità ha iniziato a essere concepita come un problema in sé, indipendentemente dai tassi effettivi di criminalità, a tal punto che si sono sviluppate politiche dirette a ridurre specificamente i livelli di paura, anziché il numero dei reati. 1 Il termine criminalità diffusa non indica un fenomeno caratterizzato da forme di criminalità allarmanti per la gravità dei singoli reati, ma evidenzia quella diffusione, persistenza e frequenza elevata di reati che provocano negli individui uno stati di tensione, insicurezza e preoccupazione costante.

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