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Lo stretching: prevenzione degli infortuni muscolari e prestazione sportiva

Informazioni tesi

  Autore: Luca Gili Fivela
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Motorie
  Corso: Scienze motorie e sportive
  Relatore: Nunzio Nicosia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

L’obiettivo della tesi è quello di fornire una panoramica generale sullo stretching, una tecnica di allungamento muscolare molto diffusa in ambito sportivo che chiunque è in grado di praticare. La sua facilità di utilizzo lo rende in molte occasioni un tipo di attività utilizzata in modo indiscriminato, mentre esso ha precise regole di esecuzione e non sempre è consigliabile un suo impiego. Studi hanno infatti dimostrato che un utilizzo poco razionale di questa metodica tenda ad annullarne i benefici e talvolta un suo cattivo impiego può arrivare a condizionare la prestazione sportiva in modo negativo.
Le tecniche di allungamento tutt’oggi conosciute sono molteplici: dal famoso stretching statico introdotto da Anderson a quello dinamico per arrivare alla tecnica ritenuta più efficace, il PNF.
Nelle più disparate discipline sportive, lo stretching assume quindi un’importanza basilare in quanto è proprio grazie a questo particolare sistema di allenamento che si raggiunge la massima flessibilità muscolare; rappresenta inoltre uno strumento efficace per la prevenzione degli infortuni muscolari.
Lo scopo di questo lavoro è quello di cercare di fare chiarezza su questo argomento molto dibattuto da diversi autori che nel corso degli anni hanno tracciato diverse ideologie e cercare di sensibilizzare gli atleti e chiunque pratichi sport all’importanza dell’allungamento muscolare prima e dopo la performance sportiva.

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6 Introduzione Lo stretching si può annoverare come una delle metodiche di allenamento maggiormente diffuse e utilizzate negli ultimi anni nell’ambito delle più svariate discipline sportive. L’obiettivo principale di questo metodo è la ricerca di una migliore flessibilità, infatti viene spesso utilizzato nella pratica sportiva per il miglioramento del gesto tecnico; è altresì inserito nelle fasi di riscaldamento pre- gara con lo scopo di diminuire gli infortuni muscolari e nelle fasi di defaticamento post-gara col fine di accelerare e rendere più efficiente il recupero fisico. Il termine stretching (in inglese “stiramento”, “allungamento”) indica quindi quell’insieme di tecniche di allungamento muscolare che intendono aumentare l’elasticità del muscolo e, di conseguenza, la mobilità articolare 1 . Lo stretching comincia a diffondersi intorno agli anni ’70 grazie a Bob Anderson, sicuramente il più noto dei suoi promulgatori, tanto da esserne considerato il “padre fondatore”; Anderson pensò di estrarre la pratica dello stiramento da tecniche antiche quali lo yoga e la ginnastica cinese, con l’obiettivo di portare sollievo ai corpi ormai destinati a posizioni sempre più statiche a causa di lavori maggiormente sedentari che cominciavano ad affermarsi in quegli anni 2 . Egli introdusse il metodo dello stretching statico passivo, che risulta essere il più semplice da eseguire nonché il più diffuso tutt’ora. Successivamente ebbero successo anche altre metodiche di allungamento come ad esempio il PNF (Proprioceptive Neuromuscular Facilitation), che viene considerato come la tecnica di stiramento più efficace ma anche una delle più complesse da eseguire. Nonostante la sua diffusione non abbia mai conosciuto soste nel corso degli anni, lo stretching è stato tuttavia oggetto di numerose controversie interpretative che ne stanno mettendo in dubbio sia l’efficacia, sia l’effettiva utilità. Lo scopo di questo lavoro è quello di fornire una panoramica generale sullo 1 Massimo Messina, Stretching per lo sportivo, Giunti Editore, 2011, pag. 9 2 Massimo Messina, Stretching per lo sportivo, Giunti Editore, 2011, pag. 9

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Parole chiave

dinamico
pnf
stretching
muscolo scheletrico
sarcomero
statico

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