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La costituzionalizzazione dell'equilibrio di bilancio: Italia europeista o europeizzata?

Nella teoria della Public Choice di James Buchanan, la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio rappresentava la garanzia nei confronti dell'eliminazione del "bias keynesiano". Quest'ultimo comportava l'inclinazione, da parte della classe politica dirigente, a tutelare esclusivamente gli interessi dei votanti o, per lo più, della burocrazia, avendo come dirette conseguenze inflazione, enormi deficit pubblici, aumento della presenza dello Stato nell'economia. Con la firma del Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell'UEM, avvenuta nel marzo del 2011, il governo italiano si è impegnato a recepire nel suo ordinamento la regola del pareggio di bilancio. Questo lavoro concentra la sua attenzione sulla sostanziale differenza che intercorre tra due diverse visioni in materia di bilancio e del ruolo dello stato nell'economia: quella dei padri costituenti e quella maturata nell'UE e poi introdotta nel nostro sistema giuridico dalla riforma costituzionale del 2012. La conclusione cui si giungerà sottolinea come questa riforma distolga l'attenzione dai necessari interventi di cui l'Italia necessita, come una riforma strutturale in grado di contrastare i problemi legati all'evasione fiscale e alle associazioni mafiose, al ripristino della competitività dell'economia nazionale e alla creazione di un governo forte in grado di gestire in maniera efficiente il ciclo economico.

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1 INTRODUZIONE Il Costituzionalismo Il bilancio è lo strumento fondamentale per lo svolgimento dell’intera attività pubblica. Esso assolve a diverse funzioni, permettendo allo Stato di: intervenire nell’economia per conseguire gli obiettivi macroeconomici perseguiti (come, ad esempio, il livello desiderato di disoccupazione); erogare i servizi pubblici; garantire i diritti e portare a termine gli impegni presi a livello costituzionale. Il bilancio dello Stato attiene anche ai rapporti tra il Governo e il Parlamento, in quanto è quest’ultimo a dare l’autorizzazione al Governo ad erogare le spese e ad incassare le entrate. Si tratta di una prerogativa di rilevanza fondamentale in quanto, oltre a riguardare il tema del controllo politico, costituisce un lascito storico su cui si fonda l’intero costituzionalismo. Storicamente, la gestione dell’attività finanziaria dello Stato ha rappresentato una delle più importanti prerogative attribuite alla Corona, che godeva del potere di imporre tributi e procedere alla riscossione degli stessi per finanziare l’attività svolta (in modo particolare, per quanto riguarda il passato, le guerre). “Una delle prime rivendicazioni legate allo sviluppo delle moderne democrazie parlamentari fu proprio quella di poter esercitare un controllo sulla gestione finanziaria di competenza dell’esecutivo: nasce così quella sorta di cogestione della finanza pubblica che affida al Governo il compito di procedere alla riscossione delle entrate e alla ripartizione delle spese e al Parlamento il compito di controllare e autorizzare tale attività” 1 . Ai fini di quanto stabilito dalla Costituzione del 1948, il ruolo di controllo del Parlamento si svolge soprattutto nel caso del rendiconto consuntivo, in quanto l’organo assembleare è tenuto ad approvare il risultato della gestione finanziaria presentato dal Governo. Il costituzionalismo si sviluppa come terreno di scontro tra due forze dinamiche. Lo Stato moderno europeo si trova ad essere plasmato da due fronti: da un lato, vi è la 1 Federico del Giudice, La Costituzione esplicata, Napoli, Edizioni Simone, 2010, pag. 214.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Alberto Zaccaro Contatta »

Composta da 181 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1018 click dal 03/07/2013.

 

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