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L’Overconfidence e i suoi effetti nelle PMI italiane: Un'analisi empirica.

Questo studio si occupa di investigare l’effetto dell’overconfidence sulle piccole e medie imprese italiane.
In particolare mi sono proposto di analizzare come questa influisca sulle performance aziendali e le decisioni del management, portando eventualmente l’imprenditore o amministratore delegato a prendere determinate decisioni, spinto dall’eccessiva fiducia nei propri mezzi e nelle proprie competenze, e dalla conoscenza del mercato in cui opera.
Ho deciso di focalizzare la mia attenzione sull’overconfidence poiché, ferma restando la fondamentale importanza della psicologia nell’ambito economico, ritengo cruciale comprendere come vengano prese decisioni aziendali da parte di chi detiene il potere di gestione, e come esse siano affette da bias, scostandosi così dalla prospettiva di homo oeconomicus, razionale e ponderato, che è sempre stata alla base della letteratura economica fino a qualche decennio fa. L’overconfidence costituisce a mio parere uno dei bias più interessanti, poiché, come è stato evidenziato in letteratura, pur distanziando il soggetto dal comportamento razionale, non necessariamente influisce negativamente sulle performance aziendali.
Poiché la prevalenza degli studi sull’overconfidence è rivolta a imprese oltreoceano di grandi dimensioni, che presentano tipicamente una struttura e un’organizzazione conseguenti, ho ritenuto utile focalizzare la ricerca sul panorama italiano, inquadrandola nella realtà economica del paese, per lo più costituito da imprese di medie e piccole dimensioni. Data la particolarità del nostro contesto economicoculturale, trovo più che interessante l’ipotesi di studiare come cambi l’effetto dell’overconfidence in questo contesto.
Per testare questo fenomeno, mi sono servito di un questionario, sottoponendolo all’attenzione d’imprenditori e amministratori delegati su un campione di 50 piccole e medie imprese in Italia, ed ho cercato di spiegare i risultati ottenuti, al fine di confrontarli con teorie presenti in letteratura; riguardo quale sia il rapporto tra overconfidence e potere, come l’overconfidence influisca: sulla struttura del capitale, sulle preferenze tra indebitamento a breve o a lungo, e infine sulla propensione ad effettuare acquisizioni ed investimenti.

I risultati ottenuti mostrano come, in caso d’indebitamento, l’overconfidence spinga principalmente i manager a indebitarsi nel lungo periodo rispetto che nel breve.
Non è stata invece evidenziata una relazione significativa rilevante tra il grado di indebitamento delle imprese e l’overconfidence.
Inoltre è stata rilevata una relazione significativa tra overconfidence e decisionismo in merito alle acquisizioni ed investimenti, ma a causa della scarsa numerosità del campione statistico, si rimanda a ulteriori ricerche l’individuazione di plausibili relazioni significative in merito.
L’elaborato è suddiviso in quattro capitoli:
Il primo capitolo si occupa di effettuare un’estesa analisi della letteratura di riferimento nell’ambito degli studi sull’overconfidence, evidenziando quali teorie nello specifico vengono assunte come presupposto e campo di indagine.
Nel secondo capitolo è possibile trovare una dettagliata spiegazione degli obiettivi della ricerca, della metodologia di ricerca adottata e del criterio di misurazione dell’overconfidence sui soggetti intervistati.
Il terzo capitolo si occupa di presentare e analizzare i dati raccolti in sede d’indagine, attraverso la presentazione delle variabili univariate e delle relazioni bivariate studiate.
Il quarto e ultimo capitolo traccia una conclusione sui risultati ottenuti e su eventuali scostamenti degli stessi dalla letteratura di riferimento.

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Pag. 5 1. Analisi della letteratura di riferimento 1.1. Ambito di Riferimento: La finanza comportamentale Per comprendere e inquadrare adeguatamente il fenomeno dell’overconfidence, è necessario considerare innanzitutto il campo di studi cui appartiene: la finanza comportamentale. Essa si focalizza prevalentemente sulla mancanza di razionalità degli agenti economici, e oltre ai fattori economici analizza più specificatamente i fattori sociali, cognitivi e umani per meglio comprendere le decisioni attuate dai soggetti economici. La finanza comportamentale spiega le modalità con cui il comportamento dei soggetti influenza un’ampia varietà di aspetti finanziari, come ad esempio la struttura del capitale, la struttura dei dividendi, il prezzo di mercato e le remunerazioni. Questi comportamenti possono assumere svariate forme, alcuni esempi sono: l’avversione alla perdita, fenomeno per cui un soggetto preferisce evitare una perdita rispetto alla possibile, ma non certa, realizzazione di un guadagno, ed il fenomeno della sotto-reazione o sovra-reazione, per cui un soggetto si trova a reagire irrazionalmente alle informazioni ricevute. La letteratura dell’economia e finanza comportamentale, si muove dal tradizionale modello economico, incorporando evidenze psicologiche riguardo preferenze e credenze non standardizzate dei soggetti, quali ad esempio: l’avversione al rischio (in cui il soggetto preferisce sempre un ammontare certo rispetto a una quantità aleatoria), la fallacia dei costi sommersi (costi già affrontati e che non possono essere recuperati in alcuna maniera significativa), oppure l’overconfidence. Per gran parte di questi fenomeni, l’evidenza empirica risulta difficile da individuare ed ancor meno risulta chiaro se gli economisti debbano contare sulle proprie previsioni. La finanza comportamentale si compone quindi, quale combinazione sia di elementi di economia che di psicologia; attraverso gli anni è stata sempre più accettata come

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Matteo Balzarini Contatta »

Composta da 172 pagine.

 

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