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Analogia, interpretazione estensiva ed ermeneutica giuridica nel diritto penale

Nella società odierna si avverte il bisogno di "giustizia" contro i comportamenti criminali, che la norma penale ha la funzione di prevenire, controllare e reprimere. In virtù del principio della riserva di legge, il diritto penale deve avere come fonte la legge scritta, che protegge il cittadino dagli arbitri del potere giudiziario ed esecutivo, ponendolo nella condizione di conoscere le conseguenze giuridiche delle proprie azioni. Il principio di legalità, con i suoi corollari, costituisce senza dubbio una conquista di civiltà giuridica che affonda le proprie radici nell'orientamento politico - ideologico di matrice illuministica. E' il principio cardine del diritto penale moderno: il fatto costituente reato deve essere previamente descritto come tale da una legge penale ( "nullum crimen sine lege"). Ma il principio di legalità, nel corollario della riserva di legge, viene affievolito dalla discrezionalità giudiziale in sede di interpretazione ed applicazione delle stesse leggi penali. Il divieto di analogia dovrebbe essere dunque visto nuovamente sotto il punto di vista delle certezze della pena per esercitare un ruolo preventivo dei reati. L'opera affronta puntualmente le differenze tra analogia ed interpretazione estensiva, tra analogia legis ed analogia iuris, fino ad un aspetto più pratico della tematica, citando le pronunce della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione in merito al divieto di applicazione analogica.

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9 CAPITOLO 1 - ANALOGIA: APPROFONDIMENTO STORICO 1.1 - Ricostruzione storica del principio nullum crimen sine lege Con il principio nullum crimen sine lege si vuole esprimere il divieto di punire un soggetto per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato dalla legge o di “porre a carico di chi abbia commesso un reato una circostanza aggravante non preveduta dalla legge” 3 . Il medesimo divieto viene enunciato anche con la formula nulla poena sine lege per impedire che qualcuno venga punito con pene non stabilite dalla legge. Questo ultimo divieto solitamente viene accolto come correlativo anche dagli ordinamenti che prevedono la formula nullum crimen sine lege. Il nostro articolo 1 del codice penale li accoglie entrambi e, l’articolo 25 della Costituzione, nonostante qualche incertezza di alcuni costituenti, racchiude sicuramente il principio nulla poena sine lege. 3 G. Vassalli, Novissimo Digesto Italiano, voce Nullum Crimen Sine lege, Torino, 1964, pagina 495, volume 1

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Valentina Giuliani Contatta »

Composta da 129 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.