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Questioni e metodi della valutazione di policy. Il caso dell'istruzione

Nel primo capitolo viene affrontato il concetto di valutazione come metodo di ricerca empirica finalizzata alla formulazione dei giudizi sull’analisi dei risultati di un intervento. Ne viene stabilita l’importanza, indicati i diversi problemi legati alla differenza tra il fattuale e contro fattuale e vengono descritti i metodi di questa attività: quello sperimentale e non sperimentale che utilizza come dati l’abbinamento, la discontinuità attorno a una soglia, il confronto tra cambiamenti nel tempo e l’esperimento naturale.
Successivamente si passa ad analizzare più da vicino il sistema dell’istruzione confrontando due politiche pubbliche scolastiche: quella statunitense con il programma Reading First e quella italiana ancora in difficoltà di avvio.
Nel capitolo terzo si valutano gli elementi più condizionanti per il successo scolastico analizzando il ruolo della famiglia con l’ereditarietà, l’ordine di nascita, l’investimento immateriale e monetario. Quello della scuola tramite il coinvolgimento dei genitori, i compagni, le risorse scolastiche. Infine il ruolo del contesto sociale e ambientale attraverso i meccanismi di contagio, i modelli di socializzazione collettiva e istituzionale. A sostegno di queste analisi vengono inseriti alcuni dati relativi alle indagini Invalsi 2012 e Pisa 2009 che analizzano il background familiare, i fattori relativi alle risorse scolastiche e le variabili territoriali. Un ultimo esame che evidenzia le considerazioni sopra effettuate è lo studio dei ritardi, del cambio di corso, dell’abbandono dell’università di Padova.
Nell’ultima parte del lavoro si cerca di individuare alcuni interventi per incrementare le competenze degli alunni nella scuola italiana attraverso una minor stratificazione scolastica, un miglioramento del processo allocativo degli insegnati, un’equa distribuzione delle risorse economiche–finanziarie, una maggiore scolarizzazione degli adulti e un aumento dell’autonomia delle scuole.

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4 I. LA VALUTAZIONE: DEFINIZIONE, IMPORTANZA, PROBLEMI E METODI 1 L’evoluzione storica “Cos’è la valutazione?” E’ una domanda ricorrente nei molti manuali di nuova pubblicazione anche negli Stati Uniti dove la valutazione è nata e conta ormai su un’esperienza quarantennale di lavori e di studi. Questa necessità di proporre sempre nuove e più puntuali definizioni dipende in parte dalla natura multidisciplinare di questa pratica professionale nella quale coesistono persone e culture molto diverse tra loro: sociologi, economisti, statistici, politologi, psicologi, aziendalisti ed urbanisti. In parte dipende anche dal fatto che molti dei termini impiegati in questo campo (tra cui in primis il termine valutazione) hanno un significato molto esteso, che muta a seconda dei contesti e delle situazioni. Partendo dalle origine latine, il termine deriva da valitus, participio passato di valere, avere prezzo, stimare, dare un prezzo. Dunque la valutazione è il processo mediante il quale si attribuisce ‘valore’ a un oggetto, un’azione, un evento. Il valutare è l’attività con cui le persone esprimono un giudizio riguardo a un fatto rilevante e significativo. E’ un metodo di ricerca empirica finalizzato alla formulazione di giudizi sull’analisi dei risultati di un intervento, vale e dire una qualsiasi e generica prestazione che trasformi un input in un output. 1 La valutazione può anche esser definita come un’attività tesa alla produzione sistematica di informazioni per dare giudizi su azioni pubbliche, con l’intento di migliorarle. 2 Per prima cosa essa ha un fondamento empirico, si basa sull’osservazione della realtà condotta attraverso procedure condivise da una comunità scientifica di riferimento. Inoltre ogni valutazione comporta l’espressione di un giudizio basato su un qualche tipo di confronto che deve esser motivato. Infine la valutazione ha come obiettivo il miglioramento dell’attività pubblica che comporta il porre l’attenzione alle esigenze conoscitive dei possibili utilizzatori. Dal punto di vista storico, valutazione ebbe una prima origine grazie alle riforme messe in atto nei paesi democratici soprattutto nel ventesimo secolo, che hanno posto l’attenzione sull’importanza dei rendimenti amministrativi e sulla misurazione dei risultati dell’intervento pubblico per cui il ruolo della scienza dell’amministrazione è diventato più analitico con finalità non più solo descrittive, ma anche metodologiche. Dalla Rivoluzione francese gli Stati iniziarono a cambiare, passando da una situazione pre-moderna dove lo stato svolgeva esigue funzioni - l’apparato statale era formato dall’esercito, dalla polizia e 1 Vedi Morisi M., Lippi A. , (2005), Scienza dell’amministrazione, Bologna: Il Mulino,pag. 236 2 Vedi Martini A., Sisti M., (2009), Valutare il successo delle politiche pubbliche, Bologna: il Mulino, pag. 21

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Angelica Russi Contatta »

Composta da 72 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.