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Le partecipazioni delle banche e nelle banche. Evoluzione del rapporto banca-industria

Informazioni tesi

  Autore: Rosanna Arleo
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Diritto ed Economia - sezione diritto della banca e del mercato finanziario
Anno: 2013
Docente/Relatore: Vittorio Santoro
Istituito da: Università degli Studi di Siena
Dipartimento: Diritto dell'Economia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 191

La tesi affronta la tematica relativa agli assetti proprietari delle banche, sotto il duplice profilo delle partecipazioni detenibili dalle banche e nel capitale delle banche. Essa si articola in tre capitoli e si sviluppa seconda un criterio storico. Il primo capitolo è dedicato all’analisi del rapporto tra banche e industrie, da cui origina la disciplina delle partecipazioni bancarie. L'analisi inizia dal periodo liberale quando, in assenza di una regolamentazione dell'attività bancaria, si afferma il modello organizzativo della c.d. “banca mista”, ovvero di un tipo di banca che, oltre ad offrire credito, nelle varie forme, alle imprese industriali clienti, partecipa anche con investimenti diretti nel loro capitale. Le crisi che a partire dal primo dopoguerra investono le industrie italiane finiscono, così, per travolgere anche le banche, mettendo seriamente a rischio la tenuta del nostro sistema creditizio. In tale contesto, si avverte per la prima volta la necessità di disciplinare l’attività bancaria e di sottoporla al controllo delle autorità pubbliche attraverso l’emanazione di due provvedimenti legislativi nel 1926 che non si riveleranno, tuttavia, sufficienti per risollevare il sistema creditizio italiano. L’apice della crisi è raggiunto con il fallimento delle tre principali banche miste del Paese (la Banca Commerciale Italiana, il Credito Italiano e il Banco di Roma) che rendono necessario, al fine di evitare il tracollo dell’intero sistema economico italiano, l’intervento di salvataggio da parte dello Stato attraverso la creazione dapprima dell’IMI (1931) e, successivamente, dell’IRI (1933). Inoltre, alle leggi del 1926 succede la legge bancaria del 1936-38 che introduce una forte specializzazione dell’attività bancaria (distinguendo le banche tra aziende e istituti di credito a seconda del tipo di attività svolta) e, attraverso i poteri attribuiti all'autorità di vigilanza, vieta alle banche di assumere partecipazioni nel capitale delle industrie. L’ordinamento introdotto dalla legge bancaria del 1936-38 ha una lunga tenuta e le prime significative modifiche si registrano soltanto intorno alla metà degli anni ’80 quando si avverte, per la prima volta, la necessità di disciplinare il fenomeno partecipativo inverso, rappresentato dalla partecipazione delle industrie nel capitale delle banche. Si arriva così alla legge 287/1990 e al D.Lgs. 481/1992 che vietano alle industrie di detenere partecipazioni superiori al 15% del capitale di una banca o, comunque, di acquisirne il controllo (separatezza “industria-banca”). Il secondo capitolo è dedicato all’analisi della disciplina elaborata dal testo unico bancario (“tub”) che fornisce una disciplina organica sia delle partecipazioni detenibili dalle banche (c.d. “partecipazioni a valle”) che delle partecipazioni detenibili da terzi nel capitale delle banche (c.d. “partecipazioni a monte”). Per quanto riguarda le partecipazioni a valle, l’assunzione di partecipazioni in imprese industriali è consentita soltanto “a scopo di finanziamento” delle imprese partecipate ovvero entro precisi limiti quantitativi correlati al patrimonio di vigilanza della banca partecipante e, in ogni caso, non oltre il limite del 15% del capitale della società partecipata (limite di “separatezza”). Relativamente alle partecipazioni a monte, l’acquisizione (diretta e indiretta) di partecipazioni nel capitale delle banche oltre determinate soglie e, in ogni caso, l'acquisizone del controllo è sottoposta alla preventiva autorizzazione della Banca d’Italia: l’operazione è consentita soltanto qualora ricorrano condizioni “atte a garantire la sana e prudente gestione” della banca partecipata, secondo la valutazione discrezionale dell’Autorità di Vigilanza. Per quanto riguarda i rapporti tra banca e industria, il tub conferma il divieto per le imprese industriali di acquisire partecipazioni superiori al 15% del capitale di una banca. Il terzo capitolo analizza le modifiche recentemente introdotte alla disciplina sugli assetti proprietari delle banche per la necessità di recepire in Italia le Direttive 2006/48/CE e 2007/44/CE. Le innovazioni principali sono rappresentate dall’abbandono del principio di separatezza, sia nei rapporti a monte che a valle della banca, e dall’introduzione di regole certe a cui l’autorità di vigilanza deve attenersi nella valutazione dei progetti di acquisizione.

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Introduzione Oggetto del presente lavoro è la disciplina degli assetti proprietari delle banche, sotto il duplice profilo delle partecipazioni detenibili dalle banche e nel capitale delle banche. Tale tematica rappresenta uno degli aspetti principali del nostro sistema bancario e, negli ultimi anni, ha subito profondi cambiamenti per la necessità di adeguare l’ordinamento italiano alla normativa europea intervenuta in materia. La disciplina sulle partecipazioni bancarie origina dal bisogno di regolare i rapporti proprietari tra banche e industrie che, in Italia, comincia ad avvertirsi già dai primi decenni del secolo scorso. Pertanto, il nostro discorso comincerà proprio dall’evoluzione storica degli incroci partecipativi tra banche e industrie e dall’analisi dei primi provvedimenti che sono intervenuti a disciplinare tale fenomeno. La regolamentazione dei rapporti tra banche e industrie, nel corso degli anni, ha assunto dei contorni più ampi ed è sfociata nell’elaborazione di una normativa organica sia in materia di partecipazioni detenibili dalle banche che di partecipazioni detenibili nel capitale delle banche. La scelta di procedere secondo un criterio storico si rende necessaria, ad avviso di chi scrive, per i forti condizionamenti che le vicende che hanno caratterizzato l’economia italiana, dai primi decenni del Novecento ad oggi, hanno avuto sulla regolamentazione degli assetti proprietari delle banche 1 . Infatti, le scelte effettuate dal legislatore italiano (o, più frequentemente, dalle nostre autorità di vigilanza) sono state spesso la diretta conseguenza di eventi storici che, nel corso delle varie epoche, hanno coinvolto il nostro sistema bancario ed industriale. Come anticipato, l’esigenza di definire il rapporto tra banche e industrie si 1 Cfr. R. COSTI, L’ordinamento bancario, Bologna, IV ed., 2007, p. 23, secondo cui “i sistemi bancari, più di altri settori economici, hanno assunto caratteri profondamente condizionati dalle vicende complessive delle economie nelle quali si sono collocati, con la conseguente conformazione del loro ordinamento giuridico” ss.

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