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Dibattiti politici e progetti federali in Italia fra XVIII e XIX secolo

Informazioni tesi

  Autore: Jezebel Polegato
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Daniela Frigo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 43

Le proposte per dare all’Italia una struttura federale non sono un’idea recente, ma hanno alle spalle una lunga tradizione di pensiero, dibattiti e scritti politici. Le idee federaliste furono infatti uno dei terreni di confronto più importante fra le diverse anime del movimento risorgimentale italiano, e ancor prima di esprimersi in concrete proposte di riforma alimentarono fin da fine ‘700 un intenso dibattito sulla forma di stato più adatta alla tradizione politica della penisola.

Prima di continuare è necessario chiarire sinteticamente quali siano le origini del federalismo. I primi accenni all’ideologia federalista si trovano in Johannes Althusius il quale auspicava la costituzione di un stato composto da
realtà politiche unite da un patto, da cui sarebbe nata un’entità statuale capace di garantire ai suoi appartenenti di vivere serenamente. Ma questa iniziale proposta di Althusius non corrisponde a quello che noi ora consideriamo federalismo in quanto in essa non troviamo una relazione fra le realtà pubbliche e i cittadini ma piuttosto una semplice unione fra entità collettive, o, per usare il linguaggio dell’antico regime, di “corpi politici”.

Più tardi fu Montesquieu a teorizzare la necessità di piccole repubbliche federate affinché si avesse un buongoverno. Le sue idee fiorirono soprattutto in ambito statunitense dove furono utilizzate durante la stesura della carta costituzionale repubblicana. Il modello federale si concretizzò per la prima volta proprio nel nuovo continente dove le tesi di Montesquieu assunsero grande rilevanza grazie agli scritti di Hamilton, Jay e Madison raccolti assieme nel Federalist. Fu proprio l’acuta analisi di Hamilton a porre le basi dello stato federale moderno anche se fu l’autore stesso a mettere in dubbio la diffusione di questo modello in altri stati. Egli distingueva gli stati di tipo insulare, più pacifici grazie alla loro naturale maggiore capacità difensiva, da quelli continentali maggiormente soggetti a guerre (distinzione che giustificava le continue guerre europee).

Ma tornando all'Italia è interessante capire quali furono le motivazioni che spinsero alcuni intellettuali a proporre il modello federale? La risposta va ricercata proprio nelle estreme differenze create dalle continue divisioni territoriali cui la penisola fu soggetta lungo i secoli. Le proposte di un assetto federale miravano ad unire le diverse componenti territoriali, che difficilmente sarebbero riuscite a convivere sotto un unico governo, tramite un sistema fondato sulla divisione dei poteri in cui al governo centrale doveva essere attribuita una sfera di competenze ben distinte da quelle che restavano agli stati membri.

Quelli che sono i fondamenti stessi dei sistemi politici federali spiegano dunque il fascino che questa proposta continua ad avere nel nostro paese, e ci fa comprendere come sia diffusa l’idea che lo stato federale, essendo garantista rispetto alle differenze, possa costituire una possibile risposta alle numerose contraddizioni della “nazione” e dello stato italiani.

È noto però che all’assetto federale in Italia venga spesso contrapposto un altro metodo di gestione dei poteri mutuando quella che in Inghilterra fu definita devolution. I due sistemi politici non vanno però confusi, perché sono invece completamente diversi: nel primo caso le competenze degli stati membri vengono definite in ambito costituzionale e per questo non sono revocabili, mentre nel secondo il governo centrale decentra alcuni dei suoi originari poteri alle regioni o ad altre entità locali ma in maniera non definitiva, perché non sancita dalla costituzione, e i poteri devoluti possono quindi essere revocati dal governo centrale in qualsiasi momento.

In questo ambito non sarà presa in analisi la recente riforma costituzionale del titolo V o i dibattiti odierni sul tema, ma piuttosto si cercherà di capire perché le proposte federaliste non si siano concretizzate. In particolare verrà preso in esame il concorso di idee del 1796 che diede modo a molti sostenitori del modello federale di poter argomentare le proprie idee; verranno poi analizzati alcune proposte specifiche come le idee confederali di stampo cattolico; si passerà quindi a valutare l’impatto in Italia del modello federale per eccellenza, quello degli Stati Uniti; ed in ultimo verranno esposte le tesi dei due maggiori esponenti del “federalismo italiano”, Giuseppe Ferrari e Carlo Cattaneo.

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