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Gli enti non lucrativi

Il mio lavoro descrive la realtà del non-profit partendo con un taglio socio-statistico per poi entrare nel vivo del problema analizzando tutte le fonti agevolative del settore da un punto di vista giuridico, con particolare attenzione per il D.lgs. 460/1997 (normativa di agevolazione generale per il non-profit ed istitutiva delle ONLUS). Descrivendo il contesto normativo di un settore che, se adeguatamente supportato, promette di cambiare volto al welfare state, ho rilevato pregi e lacune di ciascuna normativa, analizzando i più importanti problemi interpretativi.

E’ proprio necessario che lo Stato si occupi di offrire servizi?

Non sarebbe più produttivo nelle vesti di controllore-finanziatore?

L’organizzazione dei servizi non sarebbe più mirata se organizzata dalle associazioni cui appartengono i fruitori degli stessi?

A queste ed altre domande ho dato risposta in uno scritto ricco di idee, riflessioni, critiche, riferimenti bibliografici e giurisprudenza.

Il terzo settore, da sempre limitato da scelte politiche in senso statalista o liberista riuscirà ad imporsi come modello trasversale e dominante nel quale necessariamente le moderne democrazie dovranno convergere.

Secondo DONATI “Il privato sociale è il sinonimo e l’anticipazione della riorganizzazione complessiva della società civile post-moderna”.


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1.1. ENTI NON PROFIT: NATURA E TIPOLOGIE. Il termine non profit deriva dall’americano “not for profit” che può essere tradotto in italiano con l’espressione senza scopo di lucro. Mentre negli Stati Uniti il non profit rappresenta una specifica e determinata categoria giuridica, ossia quella delle tax exempt organization 1 , in Italia il termine indica concettualmente l'insieme di enti, fondazioni, enti di tipo cooperativo o associativo, enti di diritto ecclesiastico che non operano secondo una logica di profitto. La nostra Costituzione, infatti, prevede, tra i diritti dei cittadini, quello di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non siano vietati dalla legge penale (art.18 Cost.), nonché quello di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, ricavando in questo modo uno spazio autonomo, rispetto all’azione dello Stato, che permetta a tali enti di perseguire gli scopi che si sono prefissati. Generalmente, l’esigenza di strutturarsi in un’organizzazione associativa scaturisce dal fatto che una pluralità di soggetti intende perseguire finalità che potrebbero prefiggersi anche i singoli, ma molto meno efficacemente o con iniziative di più ridotta portata ed ampiezza (si pensi all'istruzione, alla ricerca, alla sanità). Gli enti non profit presenti nella realtà Italiana si possono classificare in funzione della categoria civilistica alla quale appartengono o, più efficacemente, in funzione dello scopo che perseguono. Secondo il primo criterio enunciato possiamo distinguere: le fondazioni, i comitati, le società cooperative, le Ipab (istituzioni pubbliche di

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Andrea Zacchetti Contatta »

Composta da 246 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4571 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 15 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.