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Il Dirigente scolastico e la qualità dell'integrazione dell'alunno autistico

Informazioni tesi

  Autore: Selene Pallotta
  Tipo: Tesi di Master
Master in Master di II° Livello
Anno: 2010
Docente/Relatore: Lucio Cottini
Istituito da: Università degli Studi di Macerata
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 44

Il presente lavoro nasce da una riflessione sul significato del concetto di “qualità dell’integrazione” in relazione al ruolo specifico del Dirigente scolastico: ossia, quanto e cosa può fare un leader educativo di fronte alla Disabilità; cosa, inoltre, prevede la Legge attuale e quanto ha “concesso” fino a pochi anni fa. La personale scelta riflessiva, poi, è caduta qui su un caso di autismo, semplicemente perché durante la mia esperienza di insegnante di Sostegno nella Scuola secondaria di Grado, D. mi ha colpito sin dal primo momento in cui l’ho conosciuto: vedere questo ragazzo così fuori dal comune, immerso nel suo mondo fatto di stereotipie e di sentieri precostruiti, ha svegliato in me la curiosità di ricercare le cause di un disturbo così devastante come l’autismo, di conoscerne sempre più a fondo le sue caratteristiche e le possibilità di miglioramenti., anche in un eventuale e futuro ruolo di Dirigente.
La presente relazione si articola secondo tre capitoli/macroargomenti principali: la “qualità dell’integrazione a scuola”; l’“Autismo” e, infine, il caso concreto vissuto a scuola.
All’interno di ciascuno di essi vengono individuati i principali punti d’analisi per un complessivo di tre paragrafi per capitolo.
Le conclusioni sono servite a raccogliere le riflessioni finali sulla realtà che ho riscontrato durante la mia esperienza d’insegnamento con il caso preso in esame nel mio lavoro, una realtà che può sfuggire ad una visione dall’alto, ma che certamente non può eludere chi la vive giorno per giorno.

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3 Introduzione Sebbene sia ormai diffusa e consolidata l'accoglienza di bambini, di preadolescenti e di adolescenti disabili nel sistema scolastico ordinario, persiste, tuttavia, la necessità di ritornare ciclicamente sui significati del loro inserimento, per coltivare e tenere alta la sensibilità dei vari attori sociali e istituzionali sui temi del pieno diritto all'integrazione e della non discriminazione. Le pratiche per l’inclusione delle persone con disabilità non sono di pertinenza esclusiva della pedagogia e della didattica, ma implicano attenzione e impegno da parte di più soggetti con funzioni di sostegno e mirato intervento ai più diversi livelli, nell'ottica di un coinvolgimento condiviso e responsabile in politiche educative, scolastiche, sanitarie e sociali coerenti e coordinate fra loro. Nel mondo della scuola, il lavoro di promozione, di mediazione e di messa in atto di specifiche attività proprie del Dirigente scolastico, anche attraverso il coinvolgimento di tutta l’“Organizzazione Scuola”, garantiscono o meno la buona riuscita dell’inclusione dell’alunno con bisogni speciali. Prima di tutto, quindi, il Dirigente scolastico come risorsa. Bravi Dirigenti potrebbero riuscire a rimuovere pregiudizi e ostacoli talvolta anche insormontabili. Infatti, se dotati di buone competenze manageriali, quali leadership, (ossia sviluppo dei propri collaboratori e quindi dell’organizzazione); dinamismo cognitivo (ossia capacità di pensiero ideativo), dinamismo realizzativo (ossia capacità di iniziativa e di ottenimento dei risultati), dinamismo relazionale (ossia buona predisposizione nei confronti dell’altro, capacità di persuasione e flessibilità) saranno in grado di individuare le strategie migliori per avviare processi di integrazione/inclusione, attivare collaborazioni ed interventi da parte di tutti gli Insegnanti, istituire Reti esterne con gli Enti locali, con i servizi socio-sanitari e, soprattutto, con le Famiglie con cui costruire le necessarie sinergie per raggiungere il successo formativo degli alunni con bisogni speciali. È da porre in considerazione anche il fatto che tali risorse, diciamo, personali del Dirigente scolastico, a cui si deve aggiungere la necessaria consapevolezza di un ruolo di sicuro non facile, risulterebbero molto utili, in una prospettiva più specifica, per fare in modo che l’insegnante di sostegno non si ritrovi da solo nel proprio ruolo, come spesso purtroppo accade, ma che piuttosto si percepisca come sostenuto da un Consiglio di classe solido, da un personale di segreteria e da un corpo di collaboratori che assicurino un’efficienza tale da garantire efficacia negli interventi suggeriti dal docente stesso, nonché da una rete esterna consistente. Si sa, infatti, che il disabile, fisico, sensoriale o cognitivo che sia, necessita di maggiori attenzioni rispetto ad un alunno normodotato e che, proprio per questo, un insegnante specializzato nella sua sola disciplina possa essere insufficiente per lui. A volte, poi, in una scuola sono presenti casi così gravi (come l’autismo,

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Parole chiave

sostegno
integrazione
autismo
inclusione
dirigente scolastico
qualità dell'integrazione
alunno autistico
approccio educativo

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