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Analisi statistica multidimensionale della qualità delle acque in ingresso al potabilizzatore a servizio della città di Potenza

La Basilicata è interessata da una complessa e fitta rete idrografica, determinata dalla presenza della catena appenninica che attraversa il territorio occidentale della regione, ed incentrata su cinque fiumi principali con foce nel mar Jonio (Bradano, Basento, Cavone, Agri e Sinni) i cui bacini si estendono su circa il 70% del territorio regionale. La restante porzione è invece interessata dal bacino in Destra del fiume Ofanto, che sfocia nel mar Adriatico, e dai bacini del fiume Sele, Noce e Lao con foce nel mar Tirreno. Si tratta complessivamente di nove bacini idrografici, per un’estensione totale di 11.171,18 Km2. L’idrologia dei bacini lucani assicura una buona disponibilità di risorsa idrica. Le principali fonti di approvvigionamento (invasi artificiali, sorgenti, fiumi e torrenti), infatti, sono in grado di garantire una disponibilità di acqua annua di circa 1.000 milioni di metri cubi, da utilizzare in più settori: il potabile, l’irriguo, l’idroelettrico e in minima parte l’industriale. La risorsa idrica dei principali corsi d’acqua lucani è stata intercettata mediante la realizzazione di grandi opere di accumulo, quali dighe e traverse, che ne hanno reso più agevole l’utilizzo.Il presente lavoro di tesi ha per oggetto l’analisi della qualità delle acque superficiali della Basilicata destinate ad uso potabile, affrontando in particolare il problema inerente la qualità delle acque in ingresso al potabilizzatore della città di Potenza.Ai fini di un’analisi dettagliata della qualità delle acque potabili che servono la città di Potenza e buona parte dei comuni della provincia è stato preso in considerazione uno specifico invaso lucano: l’invaso del Camastra.La diga del Camastra si apre nella vallata tra Trivigno, Anzi, Laurenzana e Albano di Lucania, in località Ponte Fontanelle, ed è uno sbarramento artificiale del torrente Camastra, affluente del fiume Basento. Quest’invaso artificiale, che sottende un bacino imbrifero di 350 Km2, ha una profondità di 54 metri ed è posto ad una quota di fondo alveo paria a 495.00 m s.l.m., ha una capacità utile di progetto di circa 32 milioni di m3 di acqua, ma a causa della tipologia del bacino, in cui è molto forte il fenomeno dell’interrimento, la sua capacità utile si è ridotta a 22 milioni di m3. Le acque provenienti dall’invaso sono addotte al potabilizzatore di Masseria Romaniello (che deve il suo nome alla località in cui è situato a 930 m s.l.m.) dove subiscono un processo di potabilizzazione che, modificandone le caratteristiche chimico-fisiche, le rende idonee al consumo umano. La portata d’acqua potabilizzata presso il potabilizzatore unitamente a quella proveniente dalla sorgente di Fossa Cupa, analizzata e trattata direttamente dall’Acquedotto Lucano, serve ad alimentare la rete idrica della città di Potenza e di altri 20 Comuni della provincia. L’acqua in arrivo all’impianto di Masseria Romaniello viene invasata in una vasca di accumulo a cielo aperto, avente una capacità pari a 40000 m³, che funge da bacino di sedimentazione in cui si depositano per gravità i solidi sospesi. L’impianto ha una capacità di trattamento pari a 1000 l/s ed è fornito di un sistema informatico e di una stazione di filtrazione su carbone attivo granulare realizzata nel 2001 che permette il controllo dei sottoprodotti della disinfezione ai fini del D.Lgs 31/01 e il miglioramento delle caratteristiche organolettiche dell’acqua. Sistematicamente l’Acquedotto Lucano effettua presso il potabilizzatore controlli sulla qualità sia dell’acqua grezza in entrata che dell’acqua trattata in uscita, monitorandone i parametri sia chimico-fisici che batteriologici. Il processo di potabilizzazione dal punto di vista funzionale è rappresentato dal seguente ciclo tecnologico: Pre-disinfezione Chiariflocculazione, Filtrazione, Disinfezione finale e Trattamento fanghi. A conclusione del suddetto ciclo di trattamento, la portata d’acqua trattata staziona nei serbatoi di accumulo dell’acqua potabile in attesa di essere immessa nella rete dell’acquedotto; mentre la parte solida, consistente nei fanghi di potabilizzazione e costituita dai residui solidi provenienti dalle varie fasi di trattamento, dopo una fase di ispessimento e disidratazione è destinata allo smaltimento in discarica. Per valutare la qualità delle acque dell’invaso del Camastra si è concentrata l’attenzione su un campione di dati relativi ai valori dei parametri chimico-fisici e microbiologici monitorati dal 2002 al 2009. L’acqua grezza addotta all’impianto viene classificata, secondo la normativa (Dlgs. 152/2006) come appartenente alla categoria A2, per cui necessita soltanto di un trattamento chimico-fisico tradizionale per rimuovere i solidi sospesi e i colloidi e di una disinfezione con ipoclorito di sodio per mantenere un effetto battericida nelle reti di distribuzione.

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1 INTRODUZIONE Questa tesi nasce come tentativo di esplorare e, per quanto possibile, approfondire, un tema oggi più che mai attuale e al centro di continue discussioni: la qualità delle acque superficiali per uso potabile. L’acqua è da sempre uno dei beni più importanti esistenti sulla terra, fondamentale per la vita dell’uomo, nonché una preziosa risorsa da gestire responsabilmente, soprattutto da quando si è acquistata consapevolezza che essa non è inesauribile, ma, al contrario, che la sua disponibilità è limitata. Fortunatamente la nostra regione non risente in misura preoccupante della scarsità d’acqua, anzi le risorse idriche in Basilicata rappresentano una delle ricchezze naturali più abbondanti. La Basilicata è interessata da una complessa e fitta rete idrografica, determinata dalla presenza della catena appenninica che attraversa il territorio occidentale della regione, costituita da cinque fiumi principali (Agri, Basento, Bradano, Cavone e Sinni) con foce nel mar Jonio e i cui bacini si estendono per circa il 70% del territorio regionale. La restante porzione è invece interessata dal bacino in Destra del fiume Ofanto, che sfocia nel mar Adriatico, e dai bacini del fiume Lao, Noce e Sele con foce nel mar Tirreno. Si tratta complessivamente di nove bacini idrografici, per un’estensione totale di 11.171,18 Km 2 . L’idrologia dei bacini lucani assicura una buona disponibilità di risorsa idrica. Le principali fonti di approvvigionamento (invasi artificiali, sorgenti, fiumi e torrenti), infatti, sono in grado di garantire una disponibilità di acqua annua pari a circa 1.000 milioni di metri cubi, da utilizzare in più settori: il potabile, l’irriguo, l’idroelettrico e in minima parte l’industriale. La risorsa idrica dei principali corsi d’acqua lucani è stata intercettata mediante la realizzazione di grandi opere di accumulo, quali dighe e traverse, che ne hanno reso più agevole l’utilizzo. Nel presente elaborato viene preso in considerazione un particolare invaso lucano: l’invaso del Camastra, le cui acque soddisfano i fabbisogni idropotabili della città di Potenza e del suo hinterland, oltre ai fabbisogni idrici dell’area industriale Val Basento in territorio materano e, in periodi di siccità, fanno fronte alla richiesta ad uso irriguo delle colture presenti lungo le fasce golenali del fiume Basento.

Laurea liv.I

Facoltà: Ingegneria

Autore: Maria Zaccardo Contatta »

Composta da 381 pagine.

 

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