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I reportages di Anna Politkovskaja sul secondo conflitto ceceno

Informazioni tesi

  Autore: Alice Giusti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Elena Dundovich
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 51

Nel 2009 la seconda guerra cecena si è ufficialmente conclusa. Dopo dieci anni dall’inizio delle “operazioni antiterrorismo”, come le definì l’attuale primo ministro russo Vladimir Putin, la piccola repubblica caucasica sta cercando di tornare alla normalità, anche se non è ancora possibile parlare di una completa stabilizzazione. Con Ramzan Kadyrov alla guida del paese, ogni velleità indipendentista è stata però momentaneamente accantonata, e la Cecenia rimane a tutti gli effetti parte integrante della Federazione Russa.
Il conflitto russo-ceceno ha però origini molto antiche, risalenti all’epoca zarista, in quanto il popolo ceceno, diverso per tradizione, lingua ed etnia dai russi non ha mai accettato di buon grado la sottomissione prima all’Impero e all’URSS poi. Tuttavia è solo dopo lo sgretolamento dell’Unione Sovietica che si è dato vita alle due guerre di indipendenza, la prima combattuta dal 1994 al 1996 e la seconda, come abbiamo detto, dal 1999 al 2009.
Questa tesi si prefigge l’obiettivo di analizzare la guerra cecena da un punto di vista particolare, ovvero attraverso i reportages della giornalista russa Anna Politkovskaja, uccisa il 9 ottobre 2006 molto probabilmente proprio per il suo lavoro d’inchiesta su gli eventi che stavano devastando quel “piccolo angolo d’inferno”, come lei soleva definire la Cecenia. La Politkovskaja per scrivere i suoi articoli si recava direttamente sul campo, raccogliendo testimonianze, dati e informazioni, denunciando le violazioni dei diritti umani e l’impunità dei militari. Tutto il suo operato era diretto a far conoscere le verità su questo conflitto dimenticato dal mondo e per criticare ferocemente la nuova “Russia democratica” di Putin, in realtà, secondo lei, non molto lontana dalla vecchia Unione Sovietica.
Il primo capitolo ha lo scopo di illustrare le varie fasi della contrapposizione russo-cecena: brevemente viene affrontata l’origine del conflitto, dalla conquista del territorio ceceno da parte dello zar Pietro il Grande alla nascita della Repubblica di Cecenia-Ingušetija. Maggior spazio viene dedicato agli eventi successivi allo sgretolamento dell’URSS che portò anche in Cecenia una ventata di nazionalismo e nuove velleità indipendentiste. Dudaev arrivò così a dichiarare l’indipendenza della Cecenia ma solo tre anni dopo, l’11 dicembre 1994, il presidente della Federazione Russa, Boris Elc’in, dichiarò guerra alla piccola repubblica. Viene poi analizzata la fase tra i due conflitti, dalla pace di Chasavjurt all’elezione a presidente della Cecenia dell’ex guerrigliero Aslan Maschadov e poi dall’ascesa di Putin alla guida della Federazione allo scoppio della seconda guerra cecena. Infine vengono trattati gli eventi del secondo conflitto ceceno, individuandone cause e conseguenze.
Il secondo capitolo invece è dedicato ad approfondire alcuni aspetti della seconda guerra cecena nel periodo tra il 1999 e il 2006, così come sono stati raccontati da Anna Politkovskaja. L’analisi si sofferma innanzitutto sulle “operazioni antiterrorismo” mettendo a confronto la versione governativa sull’obbiettivo di queste missioni con quella totalmente differente che emerge dalle testimonianze raccolte dalla Politkovskaja che racconta com’era la vita quotidiana in Cecenia durante la guerra, in cosa consistevano le spedizioni punitive e quali fossero le conseguenze di queste pratiche, che cosa fossero i campi di filtraggio, e quale sia stato il comportamento delle forze federali, l’impunità loro riconosciuta dal governo russo, i loro traffici illegali e quelli delle altre forze presenti sul suolo ceceno. Particolare attenzione è stata riservata ai principali attentati messi in atto dai terroristi ceceni nella Federazione Russa, ovvero l’assalto al teatro Dubrovka di Mosca del 23 ottobre e quello alla scuola di Beslan del 1° settembre 2004. In entrambi i casi, vengono illustrati gli eventi e la loro tragica conclusione, in buona parte causata, secondo la Politkovskaja, dall’intervento delle forze speciali russe; e vengono esaminate anche le ripercussioni che questi fatti ebbero sui sopravvissuti o sui parenti delle vittime.
Infine, il lavoro si conclude con un esame delle ragioni che hanno determinato il protrarsi così a lungo della guerra, e che possono essere ravvisate da un lato negli interessi politici e militari russi, dall’altro nelle divisioni all’interno dei diversi gruppi ceceni che volevano, più o meno sinceramente, l’indipendenza del proprio paese.

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1 INTRODUZIONE Nel 2009 la seconda guerra cecena si è ufficialmente conclusa. Dopo dieci anni dall’inizio delle “operazioni antiterrorismo”, come le definì l’attuale primo ministro russo Vladimir Putin, la piccola repubblica caucasica sta cercando di tornare alla normalità, anche se non è ancora possibile parlare di una completa stabilizzazione. Con Ramzan Kadyrov alla guida del paese, ogni velleità indipendentista è stata però momentaneamente accantonata, e la Cecenia rimane a tutti gli effetti parte integrante della Federazione Russa. Il conflitto russo-ceceno ha però origini molto antiche, risalenti all’epoca zarista, in quanto il popolo ceceno, diverso per tradizione, lingua ed etnia dai russi non ha mai accettato di buon grado la sottomissione prima all’Impero e all’URSS poi. Tuttavia è solo dopo lo sgretolamento dell’Unione Sovietica che si è dato vita alle due guerre di indipendenza, la prima combattuta dal 1994 al 1996 e la seconda, come abbiamo detto, dal 1999 al 2009. Questa tesi si prefigge l’obiettivo di analizzare la guerra cecena da un punto di vista particolare, ovvero attraverso i reportages della giornalista russa Anna Politkovskaja, uccisa il 9 ottobre 2006 molto probabilmente proprio per il suo lavoro d’inchiesta su gli eventi che stavano devastando quel “piccolo angolo d’inferno”, come lei soleva definire la Cecenia. La Politkovskaja per scrivere i suoi articoli si recava direttamente sul campo, raccogliendo testimonianze, dati e informazioni, denunciando le violazioni dei diritti umani e l’impunità dei militari. Tutto il suo operato era diretto a far conoscere le verità su questo conflitto dimenticato dal mondo e per criticare ferocemente la nuova “Russia democratica” di Putin, in realtà, secondo lei, non molto lontana dalla vecchia Unione Sovietica. Il primo capitolo ha lo scopo di illustrare le varie fasi della contrapposizione russo- cecena: brevemente viene affrontata l’origine del conflitto, dalla conquista del territorio ceceno da parte dello zar Pietro il Grande alle deportazioni staliniane in Kazachstan del 1944, alla nascita della Repubblica di Cecenia-Ingušetija. Maggior spazio viene dedicato agli eventi successivi all’introduzione della Perestrojka e al conseguente sgretolamento dell’URSS che portò anche in Cecenia una ventata di nazionalismo e nuove velleità indipendentiste. Dudaev arrivò così a dichiarare l’indipendenza della Cecenia ma solo tre anni dopo, l’11 dicembre 1994, il presidente della Federazione Russa, Boris Elc’in, dichiarò guerra alla piccola repubblica. Viene poi analizzata la fase tra i due conflitti, dalla pace di Chasavjurt all’elezione a presidente della Cecenia dell’ex guerrigliero Aslan Maschadov e poi dall’ascesa di Putin alla guida della Federazione allo scoppio della seconda guerra cecena. Infine vengono trattati gli eventi del secondo conflitto ceceno, individuandone cause e conseguenze.

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giornalismo
russia
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