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Il significato contemporaneo del crocifisso

In una realtà che da molti viene descritta come priva di valori in cui credere, incentrare il mio elaborato finale sul significato attualmente conferito ad uno dei simboli che ha mutato più accezioni nel corso della storia del nostro Paese, mi ha permesso di evidenziare i fattori che hanno reso possibile infiniti dibattiti sul valore soggettivo moderno attribuito al crocifisso.
Dopo una breve introduzione incentrata sul significato storico ed evangelico della crocifissione di Gesù, ho ritenuto opportuno concentrare il resto della prova finale, sull’assetto attuale dei rapporti fra Stato e Chiesa Cattolica, mettendo in risalto come esso sia il punto di arrivo di un “percorso a tappe” piuttosto lungo, iniziato nel periodo preunitario e giunto fino ai giorni nostri. Tale rapporto ha inciso non poco, nel corso della storia, sui cambiamenti e sulla maturazione culturale e civile dell’intera società italiana. Stando a quanto da me documentato, risulta evidente come lo Stato italiano abbia adottato, sin dalla sua prima carta costituzionale ottriata del 1848, un atteggiamento improntato al confessionismo. La tendenza a favorire la religione di Stato non mutò nemmeno con l’avvento del fascismo: un periodo storico buio, in cui furono accolte stringenti disposizioni, rimaste vigenti anche dopo la fine del secondo conflitto mondiale, che di fatto obbligarono le autorità competenti a garantire la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche, nelle piazze, negli ospedali e nei tribunali.
La Costituzione della Repubblica italiana non si occupò di tale fatto, limitandosi a recepire il contenuto dei Patti Lateranensi, con cui il regime fascista nel 1929 riuscì a risolvere la “Questione Romana”.
Con l’attuazione del nuovo Concordato del 1984, scomparve il riferimento al Cattolicesimo quale religione di Stato. Ne seguì una stagione di intese, in cui si iniziò ad affrontare il primo episodio della “vecchia questione dei crocifissi” e della loro collocazione nei tribunali italiani.
I profondi cambiamenti intervenuti nella società a livello storico-culturale di questo periodo, possono essere considerati i fattori che più hanno condotto all’importante pronuncia del Consiglio di Stato dell’aprile 1988, in cui viene sancito che la Costituzione non prevede alcuna disposizione in merito al crocifisso, il quale deve considerarsi simbolo culturale universale e patrimonio storico del popolo italiano. Da allora la questione è stata più volte sollevata e ricorrenti episodi di cronaca hanno mostrato come essa continui a dividere e a sollecitare interventi che spesso travalicano le competenze giuridiche, ma sono frutto dell’irrefrenabile volontà di esprimere le opinioni personali, le considerazioni ed il rapporto che ogni singolo individuo ha instaurato con la religione ed i suoi simboli.
Da qui, l’analisi di alcuni casi, vicini ai giorni nostri, di cittadini italiani non credenti o non professanti il culto cattolico, il cui intento è stato finalizzato a promuovere lo spodestamento dei crocifissi all’interno dei luoghi in cui viene impartita la cultura, la giustizia o luoghi in cui si esercita il diritto di voto. Tali tentativi hanno alimentato molteplici reazioni da parte dell’opinione pubblica, scissa tra chi si dichiara: credente, fedele non credente, laico, ateo, istituzionalista, ecc…
Nell’esaminare i variegati episodi legati all’esposizione del crocifisso, mi è capitato più volte di pormi domande che ho volutamente riportato, poiché in fondo ognuno di noi ha un suo modo di vedere e vivere la religione e, quando il proprio pensiero viene rapportato con opinioni altrui, talvolta differenti, penso che questo processo si verifichi normalmente.
Vicende simili sono state riscontrate anche in altri Paesi dell’attuale Europa e sono state risolte con pronunce giurisprudenziali che tentano di favorire una maggiore neutralità degli spazi pubblici, così come prevede il principio supremo della laicità.
Significativo, in questo contesto, è quanto accaduto in Italia nel 2000: una sentenza della Corte di Cassazione ha annullato la condanna di un cittadino che aveva rifiutato di assumere l’incarico di scrutatore a causa della presenza del crocifisso negli arredi scolastici, giustificando la contrarietà di svolgere simile incarico, rievocando il principio garantito dalla Costituzione italiana.
Nel mio lavoro ho cercato di riportare opinioni e posizioni diverse, tenendo presente che ognuna di esse contribuisce ad arricchire un dibattito ideologico ricco di implicazioni, poiché ogni persona ha il diritto di fondare e professare in modo libero il proprio credo, non dimenticando, tuttavia, che oggi più che in altri periodi storici, il compito di uno Stato democratico deve essere improntato a favorire la promozione della convivenza e non la repressione di culti propri di etnie differenti che popolano il nostro Paese...

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1 CAPITOLO 1: Il crocifisso. 1. 1. Il crocifisso simbolo del Cristianesimo. Figura nr. 1: Crocifisso ligneo della Via Crucis del Santuario di Lourdes. Il “crocifisso” può essere definito come la rappresentazione della crocifissione di Gesù. Tale segno, seppure già noto in epoca precristiana, è divenuto, nel corso dei secoli, il principale simbolo della passione e della redenzione, nonché un gesto di fede tipico della religione cristiana. Il termine “crocifisso”, a seconda della lingua e della cultura in cui viene enunciato ha diversi significati: in sanscrito krugga (bastone pastorale), in greco staurós (palo) e per gli

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Fabrizio Griffo Contatta »

Composta da 243 pagine.

 

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