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La crisi valutaria del 1992

Informazioni tesi

  Autore: Filippo Clerici
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze internazionali e diplomatiche
  Relatore: Giovanni Battista Pittaluga
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

Il Sistema Monetario Europeo, nato nel 1979 dai resti del Serpente Monetario, ha garantito, ai paesi aderenti, un buon funzionamento e buoni risultati fino al 1987. Con l'Atto Unico europeo, infatti, non viene rispettato il cosiddetto "trilemma della politica macroeconomica" (ovvero l'impossibilità di mantenere contemporaneamente tassi di cambio fissi, politiche macro indipendenti e libertà di movimento dei capitali). Benchè inizino già nel 1987, o siano radicati nel nella struttura dei paesi (come la tendenza dei paesi mediterranei ad avere tassi d'inflazione più elevati), i problemi saltano fuori drammaticamente nel 1992, con la crisi valutaria che colpirà soprattutto Lira e Sterlina. Il testo analizza i principali modelli di crisi valutaria, descrive i principali eventi della crisi, affronta le diverse spiegazioni economiche che sono state proposte per spiegare la crisi e analizza a nche una spiegazione che viene proposta da studiosi di relazioni internazionali. Un Capitolo a parte è dedicato alle peculiarità della situazione dell'italia, che versava in una fase di crisi non solo di competitività ma anche politica (Tangentopoli.)

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4 Introduzione Lo scopo del sistema monetario internazionale è facilitare le transazioni nella cosiddetta economia reale, mentre il sistema finanziario internazionale serve per fornire il capitale richiesto dalle attività economiche di tutto il mondo. Il funzionamento di questi sistemi, ovvero il loro successo o insuccesso, incide fortemente sul benessere dell’economia mondiale. Tuttavia sono proprio gli stretti legami che si sono instaurati tra i due sistemi, soprattutto a partire dagli anni Settanta, a rendere difficile il loro compito. Poiché gli investimenti esteri e i flussi di capitali internazionali vengono effettuati in moneta, una variazione del tasso di cambio altera il valore di un investimento. D’altro canto, i flussi internazionali di capitale possono portare una moneta ad apprezzarsi o a deprezzarsi. Un tasso di cambio erratico scoraggia commercio e investimento estero, così come questi possono causare tassi di cambio erratici. D’altra parte, mantenere una tasso di cambio fisso diventa via via più difficile con la crescente integrazione finanziaria globale e con la mobilità dei capitali: in ottemperanza al “trilemma della politica economica”, se il capitale si muove liberamente, un paese non può simultaneamente mantenere tassi di cambio fissi e una politica monetaria indipendente. Quando la mobilità dei capitali è alta e un paese fissa il suo tasso di cambio nei confronti di un’altra valuta, il suo tasso d’interesse domestico sarà legato a quello estero, cosa che limita fortemente la sua capacità di perseguire i propri obiettivi interni. Sistema monetario e finanziario sono quindi molto vulnerabili e possono provocare sconvolgimenti nell’economia mondiale. Per evitare tali sconvolgimenti, i paesi hanno cercato di creare, dopo il crollo di Bretton Woods, sistemi regionali che garantissero una certa stabilità 1 . Il paradosso è che questi regimi di cambio hanno spesso mostrato una certa mancanza di flessibilità e spesso sono crollati malamente, causando quegli stravolgimenti che avrebbero dovuto evitare. La crisi che ha colpito il Sistema Monetario Europeo nel 1992, così come la crisi messicana del 1994 e la crisi asiatica del 1997-1998, ne sono chiari esempi. 1 A livello mondiale, le divergenze di fondo tra Stati Uniti ed Europa su qualsiasi nuovo sistema, resero impossibile l’adozione di regole che guidassero i tassi di cambio e di ogni decisione che riguardasse il sistema monetario mondiale. Per questa ragione, Robert Gilpin ha definito la situazione post- Bretton Woods come un “non- sistema”.

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