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Il mandala: prospettive orientali e occidentali

Il mandala è un diagramma simbolico che, grazie ad una struttura formale altamente significativa, traduce in maniera sistematica l’origine e lo sviluppo dell’universo, in termini sia spaziali che temporali. A causa della sua natura polimorfa, il mandala si presta ad essere indagato nei più svariati campi del sapere, dalla storia dell’arte alla religione, dalla filosofia all’astronomia.
Avremmo potuto scegliere di occuparci del mandala da un punto di vista specifico, artistico piuttosto che religioso o filosofico, ma abbiamo preferito trattarlo in quanto organismo compiuto e onnicomprensivo, comprendente ciascuna di queste prospettive, pur non esaurendosi in nessuna di esse. Partendo da questo presupposto fondamentale, abbiamo organizzato l’argomento in sei capitoli, di cui i primi tre specificamente riferiti a un contesto culturale hindu, mentre i seguenti accolgono suggestioni atte a dimostrare il senso duplice e definitivo dell’universalità del mandala: in rapporto al contenuto concettuale e alla struttura formale.
Nel primo capitolo, quindi, il mandala viene ricondotto alla sua origine religiosa e filosofica, attraverso una breve rassegna dei caratteri peculiari del Tantrismo e della filosofia Såµkhya e in particolar modo delle dinamiche alla base della concezione hindu della creazione dell’universo.
Il secondo capitolo è dedicato all’analisi di un tipo particolare di mandala hindu, il Våstu-Purußa-Mandala particolarmente adatto, nelle sue forme e funzioni, ad evidenziare il progetto unitario di descrizione dell’universo e dell’uomo alla base del mandala.
Nel terzo capitolo è descritto il rituale attraverso cui è tracciata la pianta del Våstu-Purußa-Mandala. Attraverso una serie codificata di gesti, grazie ai quali il tempo e lo spazio profani sono aboliti, l’uomo trascende la sua stessa condizione umana ed entra in contatto con la sfera del sacro e del numinoso. Al medesimo risultato si perviene attraverso la pratica dello Yoga, nella quale il mandala ricopre il ruolo di sostegno iconografico alla meditazione. Il suo uso contemplativo nelle pratiche yogiche ci induce ad una riflessione sulla capacità del mandala di ristrutturare la percezione visiva e l’approccio noetico al reale da parte dell’uomo.
Nel quarto capitolo prendiamo in considerazione alcune forme artistiche che, sia formalmente che concettualmente, possono essere ritenute dei mandala. Si tratta del complesso megalitico di Stonehenge, dei rosoni della cattedrale di Chartres e della Pietra del Sole Azteca, di opere d’arte, cioè, culturalmente, geograficamente e cronologicamente distanti. L’analisi e la descrizione delle loro forme e funzioni ci conduce all’affermazione, autorevolmente sostenuta da C.G. Jung nelle sue opere, che il mandala è un archetipo fondamentale dell’umanità.
Il quinto capitolo è, perciò, dedicato all’analisi junghiana del mandala e dei suoi elementi costitutivi. La realizzazione pratica, da parte dei pazienti di Jung, di mandala, oltre ad ipotizzare una loro fondamentale funzione terapeutica, è di particolare interesse in quanto costituisce l’unico esempio a noi noto di mandala, moderni, occidentali, spontaneamente ideati.
Nel sesto capitolo, infine, in base a quanto detto sulla possibilità di un’apertura noetica insita nel mandala, istituiamo un paragone tra lo Yoga e il metodo dell’epoché fenomenologica di Husserl. Edmund Husserl (1859-1938) si dedicò dapprima agli studi matematici e si volse alla filosofia solo quando si convinse che anche questa poteva essere trattata con rigore scientifico. Husserl sente l’esigenza di una filosofia che abbia valore di scienza universale, rigorosa in senso radicale, di una metafisica che si presenti come scienza, libera da ogni presupposto, di una teoreticità pura che conduca alla conoscenza delle essenze, a una presa di possesso di tutta l’esperienza e non solo dell’esperienza sensibile. L’elaborazione di un metodo noetico rigoroso e l’anelito a una conoscenza che è pura visione, rendono Husserl, a parer nostro, filosoficamente molto prossimo ai precetti dello Yoga di Patañjali. Non è nelle nostre intenzioni trattare diffusamente della Fenomenologia Trascendentale, ciò che ci interessa è il valore dell’epoché husserliana in quanto orizzonte teorico aperto alle infinite prospettive cognitive dell’io, così come il mandala costituisce la possibilità da parte dell’io di pervenire al centro da cui si dipartono i diversi punti focali che costituiscono l’esistente.

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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MILANO FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA CORSO DI LAUREA IN LETTERE MODERNE IL MANDALA: PROSPETTIVE ORIENTALI E OCCIDENTALI TESI DI LAUREA DI: Maria ANGELILLO matr. n° 558394 RELATORE: chiar.mo Prof. Giuliano BOCCALI CORRELATORE: chiar.mo Prof. Mauro CARBONE Anno accademico: 1999/2000

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Maria Angelillo Contatta »

Composta da 151 pagine.

 

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